Google Discover: ecco come funziona

Google Discover è, per certi versi, un oggetto del mistero: citato molto spesso su articoli e forum, è anche un qualcosa che Google non ha mai troppo ben esplicitato. Spesso compare repentinamente all’interno delle statistiche della Search Console dei nostri siti, senza che ciò sia controllabile nè prevedibile in alcun modo. Il suo uso e la sua diffusione risponde ad una logica di “risposta” da parte di Google che, al contrario della ricerca classica, non considera i soliti “fattori di ranking” SEO bensì lavora sulle ricerche effettuate da parte degli utenti in modo indiretto.

Google Discover esiste dal 2018, anno in cui è stato annunciato nel blog ufficiale di Google: secondo Google si presenta agli utenti in una serie di box tematici in cui possono comparire non solo articoli di blog, ma anche video presi da Youtube.

SEO per Google Discover

Premesso che Google stessa dice che:

Data la sua natura casuale, il traffico proveniente da Discover è meno prevedibile o affidabile rispetto a quello di Ricerca e deve essere considerato complementare rispetto al traffico di quest’ultima.

possiamo certamente pensare alla SEO per Google Discover, ma dobbiamo farlo con un criterio diverso da quello che ci potremmo aspettare. La guida ufficiale infatti rimarca che:

puoi creare e ottimizzare i contenuti per soddisfare esigenze di ricerca specifiche per il traffico dei motori di ricerca, ma non c’è un modo per creare espressamente contenuti che attivino la corrispondenza con Discover.

Chiarito questo, c’è da dire che esistono delle norme perchè un contenuto di un sito sia “approvato” dentro Discover: il primo requisito è che la pagina soddisfi le regole per webmaster che tutti conosciamo (quelle di Google, che impongono di rispettare la sintassi HTML, non abusare delle parole chiave e dei backlink e così via). Il secondo è che non riguardi tematiche prettamente per adulti, quindi porno e simili, anche se (nota importante che ha scatenato la mia idea di scrivere questo articolo) sono ammessi articoli che riguardino “termini medici o scientifici relativi all’educazione umana o sessuale“.

Mi è capitato probabilmente proprio questo, qualche giorno fa, e lo vorrei proporre come “caso studio” in ambito SEO:  all’interno della Search Console di un sito che seguo lato editoriale da qualche tempo, è comparso Discover, probabilmente relativo alla parola “sessuofobia” che evidentemente in tantissimi hanno cercato.

Sulle prime, effettivamente, non avevo ben capito: perchè mai la recensione di un film di Polanski andava a finire su discover? Poi successivamente ho capito (forse): Repulsion è un film tratta il tema di una donna sessuofobica, ed è possibile che le visite siano state determinate, seppur brevemente, proprio da questo topic.

Per poter entrare in google discover, è opportuno evitare il click bait, come specificato nelle linee guida esplicitamente, ed è fondamentale focalizzare i contenuti sugli interessi dei visitatori. Troppo spesso le campagne SEO, purtroppo, sono incentrate su ciò che pretende di ottenere l’utente, che spesso si fossilizza su vetuste idee di keyword stuffing. Che potranno anche ancora funzionare, per carità, ma alla lunga pagano davvero? Ne vale la pena? Che tipo di ROI potranno mai garantire?

Discover di Google non si applica a tutti i siti (di questo sono abbastanza sicuro), ed interessa soprattutto (secondo me) le testate editoriali sul web. Non sembra esistere un modo per ottenerne i benefici in termini di traffico, anche se sicuramente trattare le tematiche che piacciono, che sono in trend, che vengono cercare è la chiave per provare almeno ad avere qualche opportunità in merito.

Salvatore Capolupo

Ingegnere e consulente informatico, vivo e lavoro a Roma.

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