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Mi sono sballato completamente ad un concerto: ecco cosa si prova

Sono un paramedico, stai tranquillo.

La sensazione che ho all’istante, è quella di aver dormito: mi sento riposato, ma sono in dormiveglia. Sento di essere all’aria aperta, a terra è bagnato: cazzo, devo essere svenuto. Ricordo poco di come sia successo: ho mangiato un panino all’ingresso, bevuto un paio di birre, fumato qualche sigaretta e fatto un paio di tiri di erba decisamente potente. Almeno, questo è quello che ricordo. Poi, il panico che saliva nel cervello, e crollo a terra senza ricordare più nulla.

Scoprirò, qualche minuto dopo, di aver perso i sensi per almeno un minuto o due (e grazie ai fratelli metal che mi hanno tenuto in piedi senza farmi fracassare il cranio): il tutto per un mix di birra e un cannone di canapa, che mi ha fatto perdere conoscenza per qualche minuto in mezzo ad una folla che, al mio risveglio, faceva cerchio attorno a me. Che sensazione orribile, essere osservati senza che tu possa fare nulla. Almeno, questo è quello che ho dedotto – i medici hanno parlato di una sorta di indigestione, dovuta anche al freddo (almeno… così dicono).

Sul momento mi fanno rialzare: mi chiedono come mi chiamo, rispondo in modo corretto, il paramedico pero’ scuote la testa ed io non capisco. Amici preoccupati attorno a me: li vedo e li sento, sto male per loro, gli sto rovinando il concerto che aspettavamo da mesi. Mi sento in colpa. Aspetta, ce la faccio a camminare, ma senza l’aiuto dei paramedici non ci riuscirei mai sul serio: barcollo di nuovo, mi siedo, mi fanno stendere, mi rilasso un po’, mi portano via in barella. Il cielo azzurro sopra di me, i passi degli infermieri che passeggiano sul terriccio e poi sul fango e sull’asfalto, mi stanno trasportando in pronto soccorso nelle tende vicino al palco: mi sento stordito, fuori dal tempo, la sensazione è che siano passati pochi minuti (cosa che in effetti è stata). Dopo circa 30 minuti, mi riprendo lentamente e mi dicono di riposare. Questa cazzo di cannabis, oh.

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La mia ora di sballo è durata così: senza i miei amici e la loro prontezza, senza la competenza dei medici, non so come sarebbe finita. Nulla di memorabile, anzi ho imparato la lezione e credo che starò lontano da quella roba per un bel po’. Anzi, vi lascio uno spunto: ai concerti non sballatevi. Ci sono tantissime altre cose da fare: socializzare, comprare vecchi dischi, scovare la gente più strana e creativa che esista al mondo, bere senza esagerare con sconosciuti, provarci con qualche donzella gothic o dark. Ma occhio alla maria, che nonostante la nomea di droga leggera col cazzo che lo è stata, per me. Credo che in quei momenti confusi abbia pensato ad un caro amico d’infanzia, morto di overdose. So benissimo che non è la stessa cosa della coca o dell’eroina, e non voglio fare generalizzazioni da repressi: pero’ occhio, che ‘sta roba a me è successa in modo del tutto imprevedibile. Soprattutto se non siete fumatori abituali, occhio. La ganja fa figo, ma a me ha prodotto questo effetto: che vi devo dire.

Anche perchè non ero un fumatore abituale di maria, credetemi – e forse il punto è proprio questo.

Se ci ripenso oggi, non mi va di raccontarlo in giro, non mi sento orgoglioso di aver fatto chissà cosa, mi sento più metallaro di prima ma provo una sensazione di sostanziale paura, se ci ripenso: proprio perchè in quei minuti interminabili si è spento davvero tutto. La mia famiglia (che non ha mai saputo dell’episodio), i miei amici, la gente preoccupata intorno a me ed una ragazza molto bella – almeno, questo è quello che il mio campo visivo ridotto permetteva di percepire al momento – che mi guardava con preoccupazione, mentre mi portavano via in barella (e che non ho più rivisto). Viva la marijuana, ma fino alla curva – da oggi.

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Non riuscivo a muovermi, ero debolissimo, pensavo di farcela, sul serio, ma il corpo non rispondeva ai comandi del cervello: col cervello sveglio, consapevole della grande umanità dei medici e para-medici attorno a me che mi hanno dato un supporto gigantesco, anche solo di affetto, di calore umano e di sentimenti che è difficile trovare oggi. Grazie di cuore: con voi vicino è stato tutto più facile, anche per la vostra gentilezza, umanità, competenza e garbo (non era facile parlare con un fumatore saltuario di mariujana, senza farlo sentire un tossico). Grazie davvero. Ed io, credetemi, ci starò molto, molto più attento a NON fumare quello che capita dato da gente che capita. Sono abbastanza convinto che sia stato il thc o Tetrahydrocannabinol a devastarmi e farmi perdere le forze, ma non ne sono sicurissimo: nel dubbio, dato che non mi era mai successo prima, basta fumare “altro”, che ne dite?

(inviato da anonimo, articolo che fa riferimento – almeno per quello che ci dicono – ad un concerto del 2018 in Italia, non meglio specificato)

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