Burrata di Puglia: come riconoscere se è fresca e come conservarla

L’esaltazione delle papille gustative ad ogni boccone della tenera e cremosa stracciatella è sicuramente il segno indelebile che accompagna la degustazione di una burrata. Ma perché ciò avvenga è necessario che vengano rispettati requisiti di lavorazione e di qualità severi e rigorosi, che distinguono la burrata di Puglia da prodotti caseari di dubbia provenienza. Vediamo allora come riconoscere se una burrata è fresca e come conservarla senza farle perdere le sue proprietà.

Colore, consistenza e sapore: le caratteristiche di una burrata di puglia fresca

Partiamo dalla forma, che deve essere quella di un sacchetto, con l’involucro esterno che deve essere liscio e misurare circa un 1 cm di spessore. Per la chiusura viene utilizzato uno spago alimentare (filo di rafia verde). Il colore è bianco lucente.

All’interno, la succosa stracciatella (composta da filamenti di mozzarella e panna) è morbida e saporita, sempre di colore bianco. La consistenza è soffice e cremosa. Si consiglia l’assaggio congiunto di stracciatella e sacca esterna per massimizzare il piacere gustativo.

Se il colore tende al giallino e il sapore è leggermente acidulo, la burrata non è fresca.

Come conservare la burrata

La burrata pugliese è un prodotto freschissimo, realizzato con materie prime di alta qualità ma soggette a rapido deterioramento.

Per questo motivo se ne consiglia il consumo nel più breve tempo possibile. La burrata non deve subire sbalzi termici, per cui è opportuno, se non servita subito dopo l’acquisto, conservarla in frigorifero ad una temperatura compresa tra i 4°C ed i 6°C. A queste condizioni, la burrata mantiene le sue proprietà.

Se conservata in frigorifero, prima di consumarla, al fine di poter assaporarne il gusto pieno, bisogna che torni a temperatura ambiente in maniera naturale, lasciandola nel suo contenitore e senza utilizzare alcun tipo di fonte di calore.

Fondi pensione, come cambia la scelta e la propensione al rischio con l’età

La scelta di fondi pensione è oggi ampia ed eterogenea. Questo perché a sentire l’esigenza di pensare per tempo alla previdenza complementare non sono solamente i lavoratori prossimi alla pensione di vecchiaia ma anche i giovani che, con fatica, si inseriscono nel mondo del lavoro consapevole dei rischi per la pensione futura. In base all’età del lavoratore possono cambiare i metodi di ricerca dei fondi pensione ma anche ad esempio la propensione al rischio di investimento, che è un criterio importante per la selezione del fondo pensione.

Fondi pensione: rischiano più i giovani o i lavoratori prossimi all’uscita?

Da un lato si potrebbe essere portati a pensare che, per natura, chi è giovane abbia una maggiore propensione al rischio di investimento. E in parte questo è vero. Tuttavia si può fare anche un ragionamento opposto perché proprio il “timing” è una variabile determinante in questo senso. “Chi ha tempo non perda tempo”: ormai anche i giovani lavoratori sono in gran parte consapevoli del fatto che alla previdenza complementare bisogna pensare da subito. Agire per tempo offre infatti un semplice vantaggio molto intuitivo: si hanno più anni per accumulare il montante facendolo crescere anche senza rischiare molto. Chi è giovane può “permettersi” di versare anche importi ridotti (e con l’aumento dell’età pensionabile in questa sede per “giovane” intendiamo anche chi ha meno di 50 anni perché comunque oltre un decennio lo separa dal raggiungimento dei requisiti per la pensione).

Al contrario secondo l’approccio life cycle alla previdenza complementare più si è lontani dalla pensione e più è necessario accettare il rischio. L’idea di fondo è che conviene sfruttare una grande percentuale del rischio nella prima parte del periodo di vita dell’investimento (quando il capitale è più basso). In quest’ottica la parte azionaria del capitale viene rimodulata nel tempo. Ecco perché esistono molti fondi pensione cd multi comparto che prevedono più linee d’investimento (i comparti appunto) collegate a diversi profili di rischio e di rendimento. Il lavoratore ha la possibilità di scegliere il comparto a cui aderire in funzione del proprio profilo di rischio-rendimento.

Questa analisi ci serve a capire che non esiste una regola universale: ci sono giovani che rischiano di più e altri che invece restano cauti puntando sul lungo arco di tempo a disposizione, senza fretta. La scelta del fondo pensione è quindi molto personale.