I porno nella dark net sono una leggenda urbana?

Da sempre la dark net – la rete oscura, ovvero la parte non visibile ai motori di ricerca di internet – ha riscosso un certo interesse; in questo ambito ha fatto scalpore, come alcuni ricorderanno, il sequestro del sito Silk Road 2 e di quello simile Chemical Love, il sito nel quale veniva spacciata droga online (grazie ad un’operazione congiunta delle forze dell’ordine europee e dell’FBI). In questo contesto, troviamo in fondo le medesime perversioni che potremmo riscontrare nel mondo reale, giusto coltivate (nel lato oscuro della rete) all’interno di uno spazio in cui vige l’anonimato quasi assoluto, ed in cui le forme più estreme di feticismo sono naturalmente accettate. Tralasciando per un attimo le vendita di armi e droghe che fanno parte di questo mondo, quali sono le tipologie di porno comunemente più diffuse nella dark net oggi? Per capirlo abbiamo cercato di mettere insieme un po’ di informazioni dal web, per cercare di capire meglio cosa cerchino gli utenti e magari perchè lo facciano: la prima risposta sarà immediata, la seconda sarà decisamente più complicata da comprendere.

Certo, in questa sede non si tratta dei classici porno amatoriali che potete trovare anche grazie a Google, e che (si spera) non saranno mai considerati illegali; quelli che sono inviati e memorizzati nella dark net sono sicuramente qualcosa in più. Secondo un articolo di Motherboard Vice, tanto per comunciare, Cruel Onion Wiki è un sito dedicato interamente alle uccisioni di animali, pratica intesa in modo puramente sadico e con filmati autentici di donne che eseguono questa macabra pratica (in modo apparentemente reale) su conigli ed altri animaletti. Si tratta di un sottogenere di porno noto nel settore come crush porn, che possiede caratteristiche evidentemente violente e che sembra riscuotere un certo successo.

La lista di siti web con porno illegale (prevalentemente pedopornografici e potenziali snuff, ovvero filmati in cui si rappresentano morti e torture reali contro esseri umani di ogni sesso e nazionalità) si perdono nei meandri di Google, anche se l’argomento sembra essere stato più che altro riciclato da blogger e giornalisti web a caccia di popolarità; The Uncensored Hidden Wiki, Parazite, Not Evil, Torch sono solo alcuni dei nomi di siti web accessibili esclusivamente mediante TOR, un browser che fornisce l’anonimato (almeno parziale) a chi naviga e che permette di vedere i siti con estensione .onion, che sono invisibili sulle connessioni in chiaro e che conterrebbero pornografia esplicita difficile da trovare nei siti porno classici. Questo perchè quei siti web sono illegali in molteplici stati, e lasciarli in chiaro su siti web classici porterebbe a guai con la legge ai proprietari ed agli attori dei filmati stessi, a volte (molte attrici ed attori del genere crush porn vengono periodicamente arrestate negli Stati Uniti, ad esempio). Non c’è dubbio che il settore sia molto florido e che venga seguito con una certa attenzione da una buona fetta di pubblico; ma gli indirizzi .onion cambiano, è impossibile o quasi risalire alle origini dei siti .onion e non sempre si riesce a comprendere se quegli snuff con torture, molestie e morti reali siano davvero tali oppure servano soltanto ad eccitare le fantasie perverse del lato oscuro di alcuni di noi. Nel frattempo, si avverte una certa tensione nell’aria; per cui magari sarebbe il caso di tornare ai porno classici, forse, quelli con Trentalance o magari Jenna Jameson, e provare a rilassarsi un po’ lasciando perdere i meandri di un qualcosa che, anche se visitato da semplici curiosi, potrebbe metterci seriamente nei guai con le autorità.

 

 

Giochi online gratis: quelli più amati dagli utenti

Con la diffusione capillare degli smartphones e l’utilizzo costante e continuativo dei pc portatili, sempre più utenti si stanno dedicando all’attività ricreativa del gaming online. Sulla rete infatti, si possono trovare moltissimi videogiochi, alcuni ispirati a vecchi titoli arcade che si trovavano nei bar anni or sono, altri invece a giochi di carte o da tavolo più tradizionali. Invece di intasare la propria memoria con applicazioni pesanti infatti, sono in molti ad optare per titoli online divertenti, gratuiti e che non occupano in alcun modo spazio.

I giochi online gratis più amati

Non + facile rintracciare con facilità quali siano i titoli pi˘ apprezzati dai videogiocatori – tanto saltuari quanto quelli più esperti – tuttavia, analizzando i trend di un sito come www.giochistars.it, uno dei più forniti nonchè dei più frequentati, possiamo stilare una lista di nomi tra i più noti.

  • Asso pigliatutto: il nome è tutto un programma, si tratta di uno dei giochi di carte più semplici e simpatici in assoluto. Con un regolamento molto semplice, una giocabilità che non richiede particolare impegno e una grafica accattivante, ben ottimizzata anche per i telefoni, questo gioco online gratuito risulta essere uno dei più amati in assoluto, da grandi e piccini.
  • Il tressette: altro titolo che salta all’occhio per il numero di giocatori appassionati e per il riferimento palese a un altro dei giochi di carte più amati. Il pubblico medio di questo divertente gioco di carte online conosce già le regole per divertirsi, e grazie ai semplici comandi e l’interfaccia gradevole permette di passare ore di svago senza affaticarsi, divertendosi.
  • La scopa: parlando di titoli ispirati a giochi di carte non poteva mancare un riferimento al più classico dei giochi: la scopa. Anche in questo caso, alla semplicità delle regole si unisce una grafica divertente, chiara, accattivante e di semplice fruizione. Senza dubbio uno dei giochi più amati.
  • Lo scopone: per i veri appassionati – che a quanto pare non sono pochi – lo scopone rappresenta però un banco di prova ben più interessante. Si tratta di un videogioco ben più impegnativo della classica scopa, la versione online presenta una schermata colorata, divertente e rilassante, per permettere ai videogiocatori di concentrarsi al massimo e vincere il più possibile.
  • La dama: questo titolo propone una divertente rivisitazione di un altro grande classico dei giochi da tavolo, la dama. Uno dei giochi più semplici e divertenti tra quelli gratuiti presenti sulla rete, per tale motivo conta un numero di giocatori molto divertenti che amano passare le ore a provare nuove strategie sulla scacchiera.

Dopo questa carrellata dei giochi online gratis più interessanti e amati dai videogiocatori della rete, non possiamo non menzionare la possibilità di giocare, oltre che per il semplice intrattenimento personale, anche per il gusto di scalare classifiche, cumulare punteggi sui vari titoli, divertendosi a sfidare, a distanza, amici e sconosciuti. Sono infatti moltissimi gli utenti che, avendo imparato per bene il funzionamento dei singoli titoli, si dilettano a vincere il più possibile per poter salire in classifica, unendo quindi al divertimento del gioco singolo il brivido di una tranquilla e sana competizione.

Come provarci su Linkedin senza fare la figura dei coglioni

OK, questo articolo è contrario al buonsenso, viola le regole del vivere civile, le regole di Linkedin e financo qualsiasi convenzione UE; del resto, favorisce il commento negativo e farà ridere la maggioranza dei lettori (forse): eppure qualcuno finirà per cercare una cosa del genere, più o meno periodicamente, secondo me. Viviamo un mondo strano, del resto, affidando buona parte dei contatti umani ai social network e, si sa, gli occhi so’ fatti pe guardà: è abbastanza innaturale reprimere un istinto, secondo me, per cui perchè non giocare un po’ e provare ad immaginare come provarci con la tipa o il tipo che ci piace su Linkedin? Per i ringraziamenti ed il bonifico premio finale, trovate l’IBAN a fine post (accettiamo anche pagamenti in bitcoin).

Premessa: Linkedin non serve a questo

Che Linkedin sia stato pensato per scopi lavorativi è fuori da ogni dubbio: grazie ad esso possiamo costruire la nostra fidatissima rete di contatti, e con un po’ di pazienza nella profilazione (cioè nel criterio con cui aggiungiamo ed accettiamo contatti, ma anche in termini di post pubblicati a tema lavorativo) riusciremo a trovare nuove opportunità di lavoro. Qualcuno starà già pensando inesorabilmente “che palle“, nel frattempo: del resto il lavoro non è tutto, nella vita. Fermo restando che l’uso che descriverò di Linkedin in questa fase è decisamente non convenzionale, e bisogna saperlo fare, proverò oggi a darvi qualche consiglio utile per non fare la figura degli idioti casomai (ma solo in caso, eh) voleste provarci con quel project manager decisamente sexy, o con la collega che sembra una modella di Victoria’s Secret.

Evitate di dare ostinatamente del “lei

A parte che questo atteggiamento è l’anticamera del “voi”, un retaggio culturale di ispirazione fascista che pero’, ancora oggi, fa tanto figo e formale, la prima regola è quella di non dare per forza del lei: se la persona ha la vostra età, di fatto, o pressappoco ha qualche anno in più o di meno, chiederLe (magari con la maiuscola) se volesse uscire a prendere un caffè, qualche volta, è un’idea decisamente da scartare.

Molto meglio adeguarsi al tono informale tipico dei social network, ricordando sempre una regola che adesso scriverò a chiare lettere, a scanso di equivoci.

Linkedin non è un sito di incontri

Sì amici e amiche, questa regola deve rimanere scolpita nella vostra mente: Linkedin non è Tinder, non è Facebook (anche se per qualche strano motivo tutti posteranno gattini e frasi filosofiche abbonate a pose da fregna o da fregno) e deve essere usato per scopi lavorativi. Sfruttarlo per darsi all’acchiappo selvaggio non è una buona idea, in generale: per cui misuratevi e soprattutto, se proprio volete farlo, non date l’idea di essere lì solo per quello.

Rispettate le regole

Se avete più di trent’anni e vi manca una compagnia fissa, o magari state da poco in una nuova città, è anche normale voler conoscere qualche potenziale partner con cui fare anche solo amicizia: questa è un’esigenza prettamente umana, alla fine, che nessuna regola di nessun social potrà mai impedirvi. Tutto sta, a questo punto, nel saper scegliere il vostro obiettivo senza pestare i piedi a nessuno, cioè senza fare una solenne figura da coglioni del titolo.

Rispettate le regole esattamente come avverrebbe nella vita di ogni giorno: ok, la collega è carina, avete voglia di scambiarci due parole e vedere come va a finire, perfetto. Ma sappiate anzitutto valutare bene i tempi, un po’ come avviene nella fotografia: se usate tempi di scatto troppo rapidi o troppo lenti, verrà fuori una foto demmerda – e come diretta conseguenza non riuscirete a far fruttare bene la questione, anche se magari troverete dall’altra parte una persona disponibile al dialogo e all’apertura (senza doppi sensi, beninteso).

Evitate di andare da gente già impegnata

Non lo scrivono tutti apertamente, ma se postano una foto con moglie e figli, oppure se parlano sempre della famiglia e se sembrano essere più “adulti” di voi poveri, ostinati e sfigatelli single 30-40 enni, è il caso di lasciare perdere: di solito chi è già impegnato non lo da’ per forza a vedere a prima vista, per cui evitare di creare solo fastidio ed imbarazzo. Se non sapete come approcciare, vi voglio bene ed ho scritto anche una guida per approcciare in modo originale e misurato: proprio come piace alla maggioranza delle persone, credo, che non siano fuori di testa.

 

Valutate bene tempi e modi

Oltre a saper decidere che magari il lunedì mattina non è un buon momento per nessuno, per provarci, e che magari è molto meglio farlo il venerdì dopo le 16 – che forse (forse!) siamo tutti più rilassati, io direi che sia importante anche usare modi corretti: col tempo impararete, parlando, trovando empatia e stando a contatto (anche virtuale, all’inizio) con più persone possibile e anche solo per scopi puramente lavorativi, anche facendo battute misurate e non dimenticando mai il mantra di essere se stessi, sempre, vi renderete conto che i modi sono tutto. Modi misurati, mai esagerati, sono alla base di qualsiasi relazione anche occasionale, per quanto i film e gli stereotipi raccontino ostinatamente il contrario: in fondo a tutti piace avere le attenzioni di gente interessante, fermo restando quanto detto sopra.

Non dite ai creatori di Linkedin che ho scritto questo post.

Il mio IBAN è 666. Grazie

Se sono single non è per scarsa autostima, fidatevi

Premessa fondamentale: Se sono single non ho bisogno di giustificarmi, e non scrivo per questo motivo. Se sono single, semmai, mi sento molto solo e non riesco nemmeno più a far trapelare la mia solutudine, anche perchè – salvo casi rarissimi, illuminati e non completamente assorbiti da se stessi – la maggiorparte delle persone fa spallucce, se gli dico che mi sento solo. Per cui non vedo perchè debba essere esplicitamente un sincero bravo ragazzo: semplicemente, cerco di capire – e questo perchè capire aiuta a viverla meglio.

Se sono single non è perchè non ho ancora trovato la “persona giusta“: non fosse altro che ognuno di noi è giusto a malapena per se stesso, figuriamoci per un’altra o un altro. State molto attenti a non cedere al vespaio di cazzate di chi vi racconta di aver trovato la persona giusta, o che dobbiate trovarne una voi: si può essere giusti o sbagliati per persone diverse, in momenti diversi, anche in aperta contraddizione. L’amore è strano, il sesso puro lo è forse ancora di più: ma resta la considerazione che la coerenza in queste cose è come un buon taglio di capelli in una partita a calcetto – cioè, in parole molto povere, non è quello di cui hai bisogno.

Se sono single è perchè ho provato decine di volte a conoscere gente nuova, anche completamente diverso da me, e finendo letteralmente divorato dall’insana curiosità di scoprire davvero come fossero, quelle persone. Persone che oggi c’erano, domani non più, e che solo in alcuni casi hanno avuto un briciolo di rispetto per me.

Se sono single finisce sempre che passi i fine settimana a leggere o guardare un film, intervallando queste attività a fissare il vuoto chiedendomi perchè: cosa mi manca, cosa non ho, cantava Freak Antoni coi suoi Skiantos. Ed ancora non ho saputo darmi una risposta.

Se sono single non è solo sfortuna, amici, perchè 20 anni di “sfortuna” sono un po’ troppo per chiamarla tale, anche per uno come me: non brutto, non bellissimo, con tanti difetti (la rabbia facile, su tutti) e un po’ di simpatici pregi (empatia, cordialità, gentilezza col prossimo, cultura, molteplicità di interessi: se ti interesso, scrivimi, baby).

Se sono single è perchè, ad oggi, non riesco più a parlare con voi donne.

E soprattutto, non fatemi incazzare (vedi sopra, miei difetti: incazzatura facile): se sono single non è per scarsa autostima, in definitiva: è perchè sono esausto di ricevere costanti due di picche da tizie che, nei modi più fantasiosi, non si sa bene cosa si aspettino da me.

Perchè non sono più un “bravo ragazzo”

Questo articolo è un messaggio dentro una bottiglia, letteralmente. Non solo fa riferimento a cose e persone realmente esistenti, ma possiede la pretesa di inviare un messaggio all’umanità tutta – o quasi. Bhe, in fondo non parliamo di relazioni internazionali, di politica di welfare o, alla peggio, di schemi utilizzabili a calcio: ci limiteremo a trattare un argomento puramente antropologico, cioè le donne che si comportano da stronze con gli uomini.

Nessun essere con un minimo di cervello dovrebbe avere dubbi sul fatto che non abbia valenza sessista, quello che sto scrivendo: casomai l’avesse, posso soltanto rispondere che queste sono le (ultime) parole di un ormai ex “bravo ragazzo”. Sapete, essere un bravo ragazzo all’inizio è ok: soprattutto se vivi in un piccolo paese di provincia, ti senti a tuo agio, sospinto dall’innata bontà che determina ogni tua azione e che sembra darti un sostegno per vivere in autonomia ognuna delle 24 ore della giornata. Sapete, “con la coscienza pulita“, come dicono alcuni: troverai sempre la cara signora della porta a fianco, che ti sorride e che non vede l’ora di farti conoscere sua figlia – passati i 18 o magari i 19 anni, s’intende. Troverai quasi sempre un’altra brava ragazza con cui condividere momenti, passioni e magari addirittura un letto; avrai sempre l’amica di tua madre che sorride in modo ammiccante, affascinata dall’idea che quel piccoletto che una volta giocava con lei sia diventato, suo malgrado, un uomo. Da bravo ragazzo avrai un sacco di amici, che diranno di conoscerti a menadito e che saranno pronti a lenire ogni tua piccola delusione, sia lavorativa che del cosiddetto “amore”. Eppure il tempo passa, e qualcosa inizia prima a scricchiolare, poi a sfaldarsi e disintegrarsi e diluirsi del tutto – un po’ come lo zucchero di canna che ho versato stamattina nel mio cappuccino mattiniero.

Sapete, essere un bravo ragazzo alla fine ripaga poco: stai sempre in bilico su un’incomprensione di fondo, senti che qualcosa nel mondo non gira nel modo corretto ma, in fondo in fondo, ti convinci di essere tu, dalla parte della ragione,. Il bravoragazzo è tendenzialmente, se non moralista, quantomeno schiavo di un’etica irreprensibile e cristallizzata: ti appelli a dei valori sani, che ritieni corretti, inattaccabili. La bravoragazzitudine passa anche per dei valori morali statici, immutabili, che guai a chi li tocca. Ti scandalizzi con i tuoi genitori a sentire al TG che il caro vecchio mondo di una volta non esiste più, vivi delle belle serate con gli amici di sempre, senti che qualcosa non quadra giorno dopo giorno (sei sempre da solo: gli altri sono quasi tutti fidanzati tra di loro) e questi ultimi, lentamente, malcelando il disagio nell’affrontare quell’argomento, si abituano all’idea delle tue discret lamentele. E lo fanno invitandoti ad uscire, a cambiare giri, che sei tu a farti tutti questi problemi, e signora mia non esistono più le brave persone di una volta – Ovviamente, come se non bastassero le varie complicazioni sociali dell’essere come si è, la pretesa di volersi cambiare è dettata dall’esigenza di vivere meglio, non di sopravvivere ogni volta ad un dolore incomprensibile per gli altri, solo perchè l’ennesima aspirante amante da cui eri attratto ti ha inesorabilmente deluso.

Gli amici, di norma, guarderanno con sospetto o addirittura con orrore alla possibilità di cambiare così radicalmente, e non voler essere più un bravoragazzo: e che mi diventi un delinquente o addirittura un viveur? Sapete, come dicono gli Skruigners, “siete la mia gabbia“. In fondo per loro è rassicurante, per non dire divertente, vedervi dibattere la vostra sofferenza amorosa, magari tenendo la manina alla compagna, o rimanendo comunque con il fondoschiena al caldo e sputando sentenze sul come essere e come non essere (questo è il problema).

Per i braviragazzi è quasi sempre un dramma relazionarsi con l’altro sesso: senza contare i casi di perfetta indifferenza (che capitano un po’ a tutti, presunti maschialfa inclusi) il più delle volte ti troveranno gradevole, ti sorrideranno, addirittura potrebbero uscire con te qualche volta, ma sarai (quasi sempre, ed inesorabilmente) poco eccitante per loro.

Sapete, è un incubo uscire con una persona che ti piace o corteggiarla (anche solo via smartphone, all’inizio) con la paura che possa dirti, un bel giorno, “guarda che hai frainteso” oppure “per me sei più un amico“. Smettetela coi film e con le visioni di amore casto, puro e puritano che ci ha inculcato 40 anni di televisione commerciale: anche ai bravi ragazzi piace scopare. Sentite come suona aggressivo? Già questo dice abbastanza, su come siamo messi.

Ed è quello che ci devasta ogni volta: questo inesorabile scansare con pensieri, parole, opere ed omissioni la possibilità di vederci come mamma ci ha fatti e fare, dopo le consuete tribolazioni ovviamente, fare finalmente del sano sesso. Non la vogliamo regalata, amiche: vogliamo meritarcela, ma semplicemente non vorremmo essere evitati a prescindere o nemmeno notati – e poi no, poi non ci ferireste affatto se ce la date una sera e poi basta (so che molte donne ragionano, si fa per dire, così). Ci ferite molto, molto di più rimbalzandoci da qui ad infinito. E sono fiducioso che almeno un po’ donne sorrideranno, qui, e capiranno cosa intendo – che è quanto di più lontano dalla misoginia possa esistere, altrimenti non ne parlerei nemmeno.

Questo portarvi a negare l’evidenza anche quando davvero vi piaciamo, perchè sapete, innamorarsi di un bravo ragazzo o esserne comunque attratte è un’onta evidentemente troppo pesante da sostenere. È un carico impegnativo anche per le donne più affascinanti ed intelligenti, o (attenzione alla frecciatina) presunte tali. Questo perchè, alla fine, non siete in grado di vivere pacificamente il sesso anche con noi, con la stessa disinvoltura con cui vi fareste (o vi fate) impalmare da perfetti figli di buona donna, dai mitici cinquantenni sul web, dai figli di puttana dall’aria stradaiola, dai discotecari dalla barba curata, dagli hipster con pretese di artisti o magari da irreprensibili padri di famiglia.

Per i braviragazzi, non c’è nulla di tutto questo: ed io bravoragazzo sono stufo della sovrastruttura che mi ha reso tale, per la quale non mi sento di colpevolizzare la mia famiglia (che certo ha avuto un ruolo determinante nel farla germogliare) per cui sì, rinnego tutto, non vi sopporto più, davvero.

Non sopporto questa idea per cui con gli altri uscite, bevete, vi divertite e scopate a vostro piacimento (ed è giusto così, intendiamoci), lasciando noi perennemente in vetrina, al limite ad assistere al tutto (e non è per niente giusto).

Se davvero vi attizza che sembriamo anche noi un po’ figli di puttana, eccovi servite: bravi ragazzi 1 – figlidiputtana 1. Inizia la remuntada: l’educazione che ci hanno dato (che ci ha resi quello che siamo al 95%, secondo me) sarà nobile quanto volete, ma ci condanna al ruolo degli eterni Don Chisciotte, in lotta contro mulini a vento per cui siamo francamente stanchi di combattere. C’è anche chi trova una bravaragazza, ovviamente, beato lui: ma secondo voi, alla fine, sono una percentuale superiore al 2% dei casi? Secondo me, no. Non voglio dire che non essere più un bravoragazzo possa dare garanzia di successo – del resto, è impossibile trovare una ricetta sociale che funzioni sempre, in queste cose. Dico solo che esserlo è castrante per l’essere umano, a meno che uno non abbia un ideale da inseguire così forte che… non è il mio caso, non più almeno.

L’idealismo è una nobile causa, e non ho intenzione di buttarla sul qualunquismo: ma la verità è che ho preso troppe fregature (come il 98% della popolazione mondiale, credo – ed in alcuni casi vale anche a parti invertite e per qualsiasi relazione “simulata”), negli ultimi 15-20 anni, per poter pensare di continuare a perorare la causa del bravoragazzismo. Semplicemente, non mi conviene più esserlo: non mi consente di sopravvivere, un po’ come i primi organismi acquatici che sono evoluti in qualcosa di diverso, per poter arrivare nella sacrosanta terraferma, e smetterla di barcamenarci, fumare come turchi, ubriacarci da soli o ascoltare depressive black metal per nullificare la questione.

Diamo un taglio al bravoragazzismo, sì: lo facciamo per sopravvivere, perchè siamo stufi di dannarci l’anima dietro al solito modello standardizzato (conoscenza-simpatia-empatia-attrazione-rivelazione-drammachenonpassapiù), che possiede certo delle eccezioni, ma sono talmente sporadiche che uno, ad un certo punto, si chiede se ne valga davvero la pena.

No, signore e signori, non ne vale la pena: se le regole sociali, attualmente, sono queste, c’è poco da fare. Don Chisciotte della Mancia lasciamolo alla letteratura, please. Il mondo puoi pensare di cambiarlo da solo, ok, ma per vivere la tua esistenza pienamente hai bisogno di cambiare atteggiamento, prima o poi. Come dice un mio amico, l’atteggiamento influisce sulla tua capacità di accoppiarti (senza farti accoppare) per almeno il 50%.

Ecco perchè questo articolo si chiama “Perchè non sono più un bravo ragazzo“: provateci voi, ad esserlo, e soprattutto senza impazzire o andare in crisi profonda come sono andato io, a settembre di quest’anno. Giravo da solo per settimane, dopo il lavoro, in una città in cui mi ero appena trasferito, spesso con le lacrime agli occhi, per colpa di una donna che mi ha solamente illuso ed inzuppato di belle, vuote e zuccherose parole. A chiedermi ostinatamente perchè, cosa avessi che non andava, perchè non mi trovasse attraente dopo essere stata lei, a proporsi a me.

Provateci voi, a seguire i dettagli della bravoragazzitudine, senza impostare qualsiasi relazione amorosa o sessuale sentendovi protagonisti di Servi della gleba di Elio e le storie tese, con quella musichetta in testa che quantomeno ti fa sorridere. Provateci voi, ad insistere ed incaponirvi come un Crociato di essere dalla parte della ragione, provateci voi a passare notti insonni a chiedervi perchè le donne continuino a trattarvi come un eunuco, perchè insistano nel sentirsi così al riparo che “tanto X è un così bravo ragazzo“. Cosa diavolo ci renda così inappetibili sessualmente, è un mistero: non è che per caso rientra nello stereotipo del bravoragazzo che fa sesso solo per fare figli, vero? No perchè, intendiamoci, i preservativi li compriamo anche noi, amiche – anche se il più delle volte rimangono in un cassetto a fare la muffa per anni, anche per colpa vostra.

Noi valiamo molto, molto di più della vostra idea stereotipata di vederci solo come amici-conoscenti, del fatto che anche noi ci massacriamo su Pornhub per mantenere vivido, sporco al punto giusto e vivo il desiderio sessuale (che altrimenti tenderebbe a calare inesorabile, con gli anni). Noi valiamo molto più del fatto anche che vi vantiate di avere più amici uomini che donne, altro classico paravento di una, ennesima, friendzone imminente. Non sia mai gli venisse in mente di infilarlo da qualche parte, magari a voi stesse: sarebbe sconveniente, non si fa.

Continuate pure ad andare dietro ai fighetti che dite di disprezzare e che poi, sotto sotto, vi attizzano: insistente pure nel vedere noi braviragazzi come dei buoni amici o, come si direbbe dalle mie parti, dei bboni-minchiùni. Date retta, fate pure, a quelli con il surplus di figaggine, la barbetta incolta ed il pene innegabilmente più interessante che a noi, evidentemente, manca non solo fisicamente, ma direi per sovrastruttura; e soprattutto fatevi penetrare ad oltranza (mi raccomando, sempre negando l’evidenza in pubblico), come tante bellissime gatte morte, dai freakettoni pseudo-artisti che infestano le provincie – salvo poi lamentarvi che questiuominisonotuttiuguali.

Noi non ci saremo più, nel frattempo: saremo passati altrove, mutati geneticamente come uno scarafaggio kafkiano. In una dimensione per cui non sarete più in grado di discriminarci come tanti, immutabili, noiosissimi coglioni – se non altro. La capacità di cambiare le carte in tavola, ad oggi, sarà la nostra unica salvezza dall’oblio.

Con le donne sono lento: il giorno in cui mi sono rassegnato a quest’idea

Non so voi, ma io con le donne sono lento: il mio destino, oggi, a 39 anni suonati, sembra essere questo. Quand’ero adolescente imberbe (perchè oggi ho la barba che, mi dicono dalla regia, dovrebbe piacere mediamente a tutte) e alle prime esperienza il mio cuore è stato spezzato innumerevoli volte: colpa di una certa mancanza di tatto, a volte (tipica dell’età: del tipo “Ciao sei simpatica, limoniamo?“), ma anche della necessaria audacia – tipo baciarla quando più l’avrebbe gradito, e senza prendere un cazzotto in bocca per averlo fatto. C’è questo, ma c’è pure dell’altro, e dell’altro ancora.

Nella mia vita vanto solo due, lunghe e serissime storie “serie”: quelle in cui arrivi a praticare il kamasutra tutto e non ti basta ma, al tempo stesso, conosci pure i genitori e fai l’educato garbatino ogni volta che ci vai a pranzo. Storie in cui si inizia con l’esaltazione e poi, inesorabile, il grigiore del tempo finisce per sfiorire tutto, fa subentrare un calo di desiderio da entrambi.

Hai voglia che ti parlino di “trovare la persona giusta“: quella è una consolazione da gonzi, l’ho sempre vista così. Ma non è di questo che vi vorrei parlare, oggi.

Dicevo, io sono lento con le donne: sono molto cauto, ancora oggi piuttosto timido, cordiale, tendo comunque ad essere affabile e – se non altro – difficilmente una donna non si apre con me dopo avermi conosciuto un minimo. A meno che non sia sempre ubriaca o fumata, o a meno che non sia una scaricatrice di porto convinta che il libro del signore degli anelli sia ispirato al film, e non viceversa.

Questa, l’affabilità (unita ad un vago feticismo nel parlare con le donne e confidarmi con loro) dovrebbe essere una qualità straordinaria – visto che il 90% delle donne che conosco, mi sembra, posta robe su Facebook in cui lamenta che gli uomini sono tutti porci e non esistono più veri uomini in grado di ascoltarle – ma, alla prova dei fatti, è un atteggiamento che tende solo a farmi zoppicare, a deprimermi, a farmi chiudere in una friendzone atroce nella quale non riesco ad osare più nulla.

Sì, perchè i miei approcci funzionano, riesco nella media dei casi a farmi addirittura voler bene dall’altra, ma basta: non si va oltre quello, mai. E non capisco davvero perchè. E chi risponde “perchè due non fa tre” ed ha superato i 18 anni, merita un cazzotto in bocca (vedi sopra).

Qui inizia la parte seria del post.

Come puoi amare qualcuno
Se pensi di non essere nessuno
Quando ti detesti, e
Pensi che è quello che ti meriti
Perché è così difficile voler bene
Si tratta di questo o è la solitudine?

Come puoi pretendere rispetto
Quando non hai rispetto?
Quando abusi il tuo corpo,
fregatene del tuo pensiero e
Sei la tua peggior vittima
Non ci sarà amore, solo solitudine

Non sono un grande fan dell’autolesionismo e delle canzoni d’amore, ma quella dei Suicidal fa eccezione: e non parlo solo delle canzoni d’amore (per me questa lo è, per quanto parli dei fallimenti in amore e non della sua glorificazione), ma anche del farsi deliberatamente del male. Ti fai del male quando pensi di essere tu, il problema, visto che le donne cambiano e ruotano ma il risultato da troppi anni è sempre lo stesso.

Se una donna che mi piace mi snobba, fa spallucce o passa dal flirt amorevole al distacco totale, ad esempio, non solo mi ferisce – ma distrugge almeno in parte la mia autostima: da anni cerco di controllare questa cosa, senza quasi mai riuscirci.

Sono consapevole che quel pezzo contenga una verità assoluta: non potrai mai amare nessuno, se prima non ti ami da solo. A me viene spontaneo rispondere “sì ma che c’entra“, ma siccome lo penso con lo scatto d’ira dello zitellone incallito magari sì, cazzo, è proprio così. Amarsi da soli, e senza per forza pensare alla masturbazione.  Il danno, del resto, è retroattivo ed ha uno storico di tutto rispetto: ogni volta che conosco una nuova donna, in fondo, non solo mi preoccupo anche un minimo (sempre) perchè penso che andrà male come tutte le altre di default, ma poi ogni volta questo accumulo di rabbia e frustrazione, divento una botte piena di chiodi pronta a saltare in aria. E questo mi rende ombroso, meno solare del solito, meno scopabile, più legnoso – che almeno possa passarmi indifferente questa quantità incredibile di due di picche che ho subito, specie da quando è finita la mia ultima storia seria.

Nel 2002. E nel frattempo la mia ennesima, disastrosa profezia si è autoavverata (vedi qui) per l’ennesima, insopportabile volta.

So many theories, so many prophecies
What we do need is a change of ideas
When we are scared
We can hide in our reveries
But what we need is a change of ideas
Change of ideas, change of ideas
What we need now is a change of ideas (Bad Religion, A Change of Ideas)

Pensate che sia sulla strada della misoginia? Sarete anche autorizzati, ma per me non è così – almeno, non con la maturità raggiunta dopo i 35 anni, i “18 anni” veri, in un certo senso. Vi voglio bene lo stesso (non vi amo che sennò chissà cosa pensate): i vostri sorrisi sono splendidi, i vostri caratteri a volte sembrano davvero ideali per me, la vostra dolcezza è unica, a volte vi penso, a rotazione secondo i casi della vita, poco prima di addormentarvi strangolato dal pensiero che probabilmente non potrò mai avervi con me. Neanche stavolta. I vostri corpi nudi rimangono oggetto di fantasie sbiadite, ancora e per sempre, e per alcune di voi non riesco nemmeno a guardare le foto su Instagram senza soffrire almeno un po’ (a volte lo disinstallo del tutto dal telefono, lo ammetto), la vostra mente … bhe, quella resta un mistero insondabile, per me, per quanto provi a capire e a correggere quello che mi avvicina e poi ogni volta vi fa scappare via. Capìtemi: è l’unica cosa che chiedo – almeno all’inizio.

Sono talmente lento a corteggiare che farmi capire ed accettare mi richiede una pazienza titanica, ogni maledetta volta: ma voi nel frattempo state già flirtando con qualcun altro, io francamente non vi seguo in questo, non riesco, non mi conviene, nella mia economia personale è una perdita triplicata rispetto a quanto sarebbe corteggiarvi coi miei tempi. Per cui sì, voglio uscirne: ma imparate a capire la mia necessaria, incomprensibile, fuori dal tempo ed inesorabile lentezza nell’amare.

Microtelecamere: guida alla scelta tra vari tipi

Sul web è possibile trovare vari tipi di microtelecamere: dispositivi di registrazione video e audio di dimensioni ridotte, che si possono installare all’interno di una stanza, di un esterno di un edificio oppure che si possono indossare e tenere addosso, utilizzandoli grazie ad una batteria.

Introduzione

In questo articolo vedremo i vari modelli di microcamere che potete trovare sul mercato, pro e contro e loro caratteristiche più importanti. In questo modo potrete capire un po’ meglio le differenze ed essere guidati nell’acquisto. Vi ricordiamo che l’uso di questi dispositivi potrebbe portarvi a commettere dei reati, e che non è consentito dalla legge, in generale, utilizzare per scopi illeciti come spiare gli altri a loro insaputa.

Utilizzate sempre questa tecnologia con responsabilità e consapevolezza.

Microtelecamere di videosorveglianza con sensore (per interni)

Entrano in azione grazie ad un sensore di suono: sono molto piccole e si attivano in automatico, registrando su scheda SD. Sono ideali per registrare negli interni.

Uno dei modelli più diffusi di questo tipo costa meno di 50 euro, e lo trovate su Amazon.

Microtelecamere di videosorveglianza con sensore (per esterni) – Telecamere per automobili

Entrano in azione soltanto quando una persona si trova nelle vicinanze di una zona video-sorvegliata: sono molto piccole e si attivano in automatico grazie ad un sensore interno. Sono ideali, in genere, per registrare sia di notte che di giorno, ad esempio si possono porre dentro la propria auto in sosta nel parcheggio.

Uno dei modelli più diffusi di questo tipo costa meno di 100 euro, ed è reperibile su Amazon.

Microtelecamere negli occhiali

Questo è uno dei modelli più tecnologici, senza dubbio. Dalla ricarica completa questi modelli forniscono un’autonomia di circa un’ora di riprese. Contiene occhiali con microcamera, manuale d’uso, cavo USB (scheda di memoria SD NON inclusa, da prendere a parte – vedi qui).

Microtelecamere Wi-Fi

Evoluzione degli altri modelli, si collega e può essere controllata via internet. Questo tipo di videocamera può essere utilizzata sia per esterni che per interni; ammesso che sia presente copertura wireless, permette di essere controllata e visionata da remoto. Include sensori di movimento, supporta micro SD fino a 128GB.

Questo modello della Fredi è uno dei più venduti, di questo tipo.

Microtelecamere a penna

Si possono indossare e tenere in tasca, dall’aspetto sono delle penne normalissime ma in realtà si tratta di microtelecamere in HD. Permettono di registrare grazie allo scatto del pulsante per aprire la penna, e registrano tutto ad esempio da taschino della giacca.

Un esempio tra i più venduti costa meno di 100 euro ed è questo.

Prima di partire: 8 consigli per la tua trasferta breve

Stai per partire brevemente per lavoro, per un evento (un concerto o uno spettacolo teatrale) e devi fare mente locale su tutto quello che ti serve? Niente panico: le cose che devi ricordare ho provato a riassumerle in questo articolo, nella speranza che possano esserti utili.

Cosa ti serve e cosa devi controllare prima di partire? Ne parliamo qui di seguito, senza giri di parole ed in modo pratico.

  1. I biglietti – Stampa i tuoi biglietti, sia quelli del treno o dell’aereo che quelli della prenotazione del tuo hotel; poi considera che è sempre opportuno e pratico avere una copia di tutto anche nel tuo smartphone, in digitale.
  2. Manda le mail arretrate, se necessario – Manda le mail prima a chi devi per informarlo della tua trasferta, a meno che tu non sia uno dei folli che risponde alle mail da dovunque si trovi; io personalmente non riesco, per cui il suggerimento lo lascio lo stesso. Non ricordarti di farlo all’ultimo secondo, ovviamente se lavori molto con le mail – altrimenti passa al punto successivo senza preoccuparti troppo.
  3. Proteggi i tuoi dati – Se vuoi o devi portarti in giro il tuo PC o telefono, considera sempre una probabilità anche minima di smarrirli; ovviamente speriamo non succeda, ma porta sempre in giro smartphone e PC criptati (ad esempio FileVault per il Mac) in modo che se dovessi perderli non saranno accessibili al primo che li trova. Per lo stesso motivo, non dimenticare di farti un backup dei dati che porti in giro, e tienilo in un luogo sicuro (in ufficio, a casa, dove vuoi: basta che sia un hard disk sconnesso dalla rete).
  4. Itinerario – Fai mente locale su dove devi andare e come muoverti, meglio se prepari tutto prima e tieni una copia cartacea a portata di mano.
  5. Keep calm – Viaggiare è sempre bello, se si fa per piacere o per curiosità (e anche per dovere, a volte), per cui mantieni la calma, non stressarti a cercare di fare troppe cose contemporaneamente e non farti abbattere dalla frenesia.
  6. Lo spazzolino da denti – È un classico dimenticarsene, ma non ti scordare nemmeno dentifricio, deodorante, pettine o spazzola, eventuali contraccettivi (se vuoi lanciarti all’avventura) ed eventuali medicine che ti servono (es. pillole per la pressione o antistaminici). Fai attenzione che se viaggi in aereo potrebbero esserci limitazioni sulle cose che puoi trasportare (ad esempio gas spray e liquidi non sono tollerati o sono ammessi sono se di dimensioni piccole: informati bene).
  7. I documenti – Non dimenticare passaporto o patente o carta di identità, per il tuo viaggio; ti potranno servire e potrebbero richiederli sia le varie autorità aeroportuali che in stazione o altrove durante il tuo viaggio.
  8. Parti per tempo – Considera la lunghezza del percorso per arrivare in stazione o in aeroporto, ed eventuali imprevisti dell’ultimo secondo che potrebbero capitarti, come ad esempio il traffico. Se ti fai guidare da Waze, ad esempio, ti darà un suggerimento pratico su che orario partire e te lo ricorderà per tempo.