Perchè non sono più un “bravo ragazzo”

Questo articolo è un messaggio dentro una bottiglia, letteralmente. Non solo fa riferimento a cose e persone realmente esistenti, ma possiede la pretesa di inviare un messaggio all’umanità tutta – o quasi. Bhe, in fondo non parliamo di relazioni internazionali, di politica di welfare o, alla peggio, di schemi utilizzabili a calcio: ci limiteremo a trattare un argomento puramente antropologico, cioè le donne che si comportano da stronze con gli uomini.

Nessun essere con un minimo di cervello dovrebbe avere dubbi sul fatto che non abbia valenza sessista, quello che sto scrivendo: casomai l’avesse, posso soltanto rispondere che queste sono le (ultime) parole di un ormai ex “bravo ragazzo”. Sapete, essere un bravo ragazzo all’inizio è ok: soprattutto se vivi in un piccolo paese di provincia, ti senti a tuo agio, sospinto dall’innata bontà che determina ogni tua azione e che sembra darti un sostegno per vivere in autonomia ognuna delle 24 ore della giornata. Sapete, “con la coscienza pulita“, come dicono alcuni: troverai sempre la cara signora della porta a fianco, che ti sorride e che non vede l’ora di farti conoscere sua figlia – passati i 18 o magari i 19 anni, s’intende. Troverai quasi sempre un’altra brava ragazza con cui condividere momenti, passioni e magari addirittura un letto; avrai sempre l’amica di tua madre che sorride in modo ammiccante, affascinata dall’idea che quel piccoletto che una volta giocava con lei sia diventato, suo malgrado, un uomo. Da bravo ragazzo avrai un sacco di amici, che diranno di conoscerti a menadito e che saranno pronti a lenire ogni tua piccola delusione, sia lavorativa che del cosiddetto “amore”. Eppure il tempo passa, e qualcosa inizia prima a scricchiolare, poi a sfaldarsi e disintegrarsi e diluirsi del tutto – un po’ come lo zucchero di canna che ho versato stamattina nel mio cappuccino mattiniero.

Sapete, essere un bravo ragazzo alla fine ripaga poco: stai sempre in bilico su un’incomprensione di fondo, senti che qualcosa nel mondo non gira nel modo corretto ma, in fondo in fondo, ti convinci di essere tu, dalla parte della ragione,. Il bravoragazzo è tendenzialmente, se non moralista, quantomeno schiavo di un’etica irreprensibile e cristallizzata: ti appelli a dei valori sani, che ritieni corretti, inattaccabili. La bravoragazzitudine passa anche per dei valori morali statici, immutabili, che guai a chi li tocca. Ti scandalizzi con i tuoi genitori a sentire al TG che il caro vecchio mondo di una volta non esiste più, vivi delle belle serate con gli amici di sempre, senti che qualcosa non quadra giorno dopo giorno (sei sempre da solo: gli altri sono quasi tutti fidanzati tra di loro) e questi ultimi, lentamente, malcelando il disagio nell’affrontare quell’argomento, si abituano all’idea delle tue discret lamentele. E lo fanno invitandoti ad uscire, a cambiare giri, che sei tu a farti tutti questi problemi, e signora mia non esistono più le brave persone di una volta – Ovviamente, come se non bastassero le varie complicazioni sociali dell’essere come si è, la pretesa di volersi cambiare è dettata dall’esigenza di vivere meglio, non di sopravvivere ogni volta ad un dolore incomprensibile per gli altri, solo perchè l’ennesima aspirante amante da cui eri attratto ti ha inesorabilmente deluso.

Gli amici, di norma, guarderanno con sospetto o addirittura con orrore alla possibilità di cambiare così radicalmente, e non voler essere più un bravoragazzo: e che mi diventi un delinquente o addirittura un viveur? Sapete, come dicono gli Skruigners, “siete la mia gabbia“. In fondo per loro è rassicurante, per non dire divertente, vedervi dibattere la vostra sofferenza amorosa, magari tenendo la manina alla compagna, o rimanendo comunque con il fondoschiena al caldo e sputando sentenze sul come essere e come non essere (questo è il problema).

Per i braviragazzi è quasi sempre un dramma relazionarsi con l’altro sesso: senza contare i casi di perfetta indifferenza (che capitano un po’ a tutti, presunti maschialfa inclusi) il più delle volte ti troveranno gradevole, ti sorrideranno, addirittura potrebbero uscire con te qualche volta, ma sarai (quasi sempre, ed inesorabilmente) poco eccitante per loro.

Sapete, è un incubo uscire con una persona che ti piace o corteggiarla (anche solo via smartphone, all’inizio) con la paura che possa dirti, un bel giorno, “guarda che hai frainteso” oppure “per me sei più un amico“. Smettetela coi film e con le visioni di amore casto, puro e puritano che ci ha inculcato 40 anni di televisione commerciale: anche ai bravi ragazzi piace scopare. Sentite come suona aggressivo? Già questo dice abbastanza, su come siamo messi.

Ed è quello che ci devasta ogni volta: questo inesorabile scansare con pensieri, parole, opere ed omissioni la possibilità di vederci come mamma ci ha fatti e fare, dopo le consuete tribolazioni ovviamente, fare finalmente del sano sesso. Non la vogliamo regalata, amiche: vogliamo meritarcela, ma semplicemente non vorremmo essere evitati a prescindere o nemmeno notati – e poi no, poi non ci ferireste affatto se ce la date una sera e poi basta (so che molte donne ragionano, si fa per dire, così). Ci ferite molto, molto di più rimbalzandoci da qui ad infinito. E sono fiducioso che almeno un po’ donne sorrideranno, qui, e capiranno cosa intendo – che è quanto di più lontano dalla misoginia possa esistere, altrimenti non ne parlerei nemmeno.

Questo portarvi a negare l’evidenza anche quando davvero vi piaciamo, perchè sapete, innamorarsi di un bravo ragazzo o esserne comunque attratte è un’onta evidentemente troppo pesante da sostenere. È un carico impegnativo anche per le donne più affascinanti ed intelligenti, o (attenzione alla frecciatina) presunte tali. Questo perchè, alla fine, non siete in grado di vivere pacificamente il sesso anche con noi, con la stessa disinvoltura con cui vi fareste (o vi fate) impalmare da perfetti figli di buona donna, dai mitici cinquantenni sul web, dai figli di puttana dall’aria stradaiola, dai discotecari dalla barba curata, dagli hipster con pretese di artisti o magari da irreprensibili padri di famiglia.

Per i braviragazzi, non c’è nulla di tutto questo: ed io bravoragazzo sono stufo della sovrastruttura che mi ha reso tale, per la quale non mi sento di colpevolizzare la mia famiglia (che certo ha avuto un ruolo determinante nel farla germogliare) per cui sì, rinnego tutto, non vi sopporto più, davvero.

Non sopporto questa idea per cui con gli altri uscite, bevete, vi divertite e scopate a vostro piacimento (ed è giusto così, intendiamoci), lasciando noi perennemente in vetrina, al limite ad assistere al tutto (e non è per niente giusto).

Se davvero vi attizza che sembriamo anche noi un po’ figli di puttana, eccovi servite: bravi ragazzi 1 – figlidiputtana 1. Inizia la remuntada: l’educazione che ci hanno dato (che ci ha resi quello che siamo al 95%, secondo me) sarà nobile quanto volete, ma ci condanna al ruolo degli eterni Don Chisciotte, in lotta contro mulini a vento per cui siamo francamente stanchi di combattere. C’è anche chi trova una bravaragazza, ovviamente, beato lui: ma secondo voi, alla fine, sono una percentuale superiore al 2% dei casi? Secondo me, no. Non voglio dire che non essere più un bravoragazzo possa dare garanzia di successo – del resto, è impossibile trovare una ricetta sociale che funzioni sempre, in queste cose. Dico solo che esserlo è castrante per l’essere umano, a meno che uno non abbia un ideale da inseguire così forte che… non è il mio caso, non più almeno.

L’idealismo è una nobile causa, e non ho intenzione di buttarla sul qualunquismo: ma la verità è che ho preso troppe fregature (come il 98% della popolazione mondiale, credo – ed in alcuni casi vale anche a parti invertite e per qualsiasi relazione “simulata”), negli ultimi 15-20 anni, per poter pensare di continuare a perorare la causa del bravoragazzismo. Semplicemente, non mi conviene più esserlo: non mi consente di sopravvivere, un po’ come i primi organismi acquatici che sono evoluti in qualcosa di diverso, per poter arrivare nella sacrosanta terraferma, e smetterla di barcamenarci, fumare come turchi, ubriacarci da soli o ascoltare depressive black metal per nullificare la questione.

Diamo un taglio al bravoragazzismo, sì: lo facciamo per sopravvivere, perchè siamo stufi di dannarci l’anima dietro al solito modello standardizzato (conoscenza-simpatia-empatia-attrazione-rivelazione-drammachenonpassapiù), che possiede certo delle eccezioni, ma sono talmente sporadiche che uno, ad un certo punto, si chiede se ne valga davvero la pena.

No, signore e signori, non ne vale la pena: se le regole sociali, attualmente, sono queste, c’è poco da fare. Don Chisciotte della Mancia lasciamolo alla letteratura, please. Il mondo puoi pensare di cambiarlo da solo, ok, ma per vivere la tua esistenza pienamente hai bisogno di cambiare atteggiamento, prima o poi. Come dice un mio amico, l’atteggiamento influisce sulla tua capacità di accoppiarti (senza farti accoppare) per almeno il 50%.

Ecco perchè questo articolo si chiama “Perchè non sono più un bravo ragazzo“: provateci voi, ad esserlo, e soprattutto senza impazzire o andare in crisi profonda come sono andato io, a settembre di quest’anno. Giravo da solo per settimane, dopo il lavoro, in una città in cui mi ero appena trasferito, spesso con le lacrime agli occhi, per colpa di una donna che mi ha solamente illuso ed inzuppato di belle, vuote e zuccherose parole. A chiedermi ostinatamente perchè, cosa avessi che non andava, perchè non mi trovasse attraente dopo essere stata lei, a proporsi a me.

Provateci voi, a seguire i dettagli della bravoragazzitudine, senza impostare qualsiasi relazione amorosa o sessuale sentendovi protagonisti di Servi della gleba di Elio e le storie tese, con quella musichetta in testa che quantomeno ti fa sorridere. Provateci voi, ad insistere ed incaponirvi come un Crociato di essere dalla parte della ragione, provateci voi a passare notti insonni a chiedervi perchè le donne continuino a trattarvi come un eunuco, perchè insistano nel sentirsi così al riparo che “tanto X è un così bravo ragazzo“. Cosa diavolo ci renda così inappetibili sessualmente, è un mistero: non è che per caso rientra nello stereotipo del bravoragazzo che fa sesso solo per fare figli, vero? No perchè, intendiamoci, i preservativi li compriamo anche noi, amiche – anche se il più delle volte rimangono in un cassetto a fare la muffa per anni, anche per colpa vostra.

Noi valiamo molto, molto di più della vostra idea stereotipata di vederci solo come amici-conoscenti, del fatto che anche noi ci massacriamo su Pornhub per mantenere vivido, sporco al punto giusto e vivo il desiderio sessuale (che altrimenti tenderebbe a calare inesorabile, con gli anni). Noi valiamo molto più del fatto anche che vi vantiate di avere più amici uomini che donne, altro classico paravento di una, ennesima, friendzone imminente. Non sia mai gli venisse in mente di infilarlo da qualche parte, magari a voi stesse: sarebbe sconveniente, non si fa.

Continuate pure ad andare dietro ai fighetti che dite di disprezzare e che poi, sotto sotto, vi attizzano: insistente pure nel vedere noi braviragazzi come dei buoni amici o, come si direbbe dalle mie parti, dei bboni-minchiùni. Date retta, fate pure, a quelli con il surplus di figaggine, la barbetta incolta ed il pene innegabilmente più interessante che a noi, evidentemente, manca non solo fisicamente, ma direi per sovrastruttura; e soprattutto fatevi penetrare ad oltranza (mi raccomando, sempre negando l’evidenza in pubblico), come tante bellissime gatte morte, dai freakettoni pseudo-artisti che infestano le provincie – salvo poi lamentarvi che questiuominisonotuttiuguali.

Noi non ci saremo più, nel frattempo: saremo passati altrove, mutati geneticamente come uno scarafaggio kafkiano. In una dimensione per cui non sarete più in grado di discriminarci come tanti, immutabili, noiosissimi coglioni – se non altro. La capacità di cambiare le carte in tavola, ad oggi, sarà la nostra unica salvezza dall’oblio.

Con le donne sono lento: il giorno in cui mi sono rassegnato a quest’idea

Non so voi, ma io con le donne sono lento: il mio destino, oggi, a 39 anni suonati, sembra essere questo. Quand’ero adolescente imberbe (perchè oggi ho la barba che, mi dicono dalla regia, dovrebbe piacere mediamente a tutte) e alle prime esperienza il mio cuore è stato spezzato innumerevoli volte: colpa di una certa mancanza di tatto, a volte (tipica dell’età: del tipo “Ciao sei simpatica, limoniamo?“), ma anche della necessaria audacia – tipo baciarla quando più l’avrebbe gradito, e senza prendere un cazzotto in bocca per averlo fatto. C’è questo, ma c’è pure dell’altro, e dell’altro ancora.

Nella mia vita vanto solo due, lunghe e serissime storie “serie”: quelle in cui arrivi a praticare il kamasutra tutto e non ti basta ma, al tempo stesso, conosci pure i genitori e fai l’educato garbatino ogni volta che ci vai a pranzo. Storie in cui si inizia con l’esaltazione e poi, inesorabile, il grigiore del tempo finisce per sfiorire tutto, fa subentrare un calo di desiderio da entrambi.

Hai voglia che ti parlino di “trovare la persona giusta“: quella è una consolazione da gonzi, l’ho sempre vista così. Ma non è di questo che vi vorrei parlare, oggi.

Dicevo, io sono lento con le donne: sono molto cauto, ancora oggi piuttosto timido, cordiale, tendo comunque ad essere affabile e – se non altro – difficilmente una donna non si apre con me dopo avermi conosciuto un minimo. A meno che non sia sempre ubriaca o fumata, o a meno che non sia una scaricatrice di porto convinta che il libro del signore degli anelli sia ispirato al film, e non viceversa.

Questa, l’affabilità (unita ad un vago feticismo nel parlare con le donne e confidarmi con loro) dovrebbe essere una qualità straordinaria – visto che il 90% delle donne che conosco, mi sembra, posta robe su Facebook in cui lamenta che gli uomini sono tutti porci e non esistono più veri uomini in grado di ascoltarle – ma, alla prova dei fatti, è un atteggiamento che tende solo a farmi zoppicare, a deprimermi, a farmi chiudere in una friendzone atroce nella quale non riesco ad osare più nulla.

Sì, perchè i miei approcci funzionano, riesco nella media dei casi a farmi addirittura voler bene dall’altra, ma basta: non si va oltre quello, mai. E non capisco davvero perchè. E chi risponde “perchè due non fa tre” ed ha superato i 18 anni, merita un cazzotto in bocca (vedi sopra).

Qui inizia la parte seria del post.

Come puoi amare qualcuno
Se pensi di non essere nessuno
Quando ti detesti, e
Pensi che è quello che ti meriti
Perché è così difficile voler bene
Si tratta di questo o è la solitudine?

Come puoi pretendere rispetto
Quando non hai rispetto?
Quando abusi il tuo corpo,
fregatene del tuo pensiero e
Sei la tua peggior vittima
Non ci sarà amore, solo solitudine

Non sono un grande fan dell’autolesionismo e delle canzoni d’amore, ma quella dei Suicidal fa eccezione: e non parlo solo delle canzoni d’amore (per me questa lo è, per quanto parli dei fallimenti in amore e non della sua glorificazione), ma anche del farsi deliberatamente del male. Ti fai del male quando pensi di essere tu, il problema, visto che le donne cambiano e ruotano ma il risultato da troppi anni è sempre lo stesso.

Se una donna che mi piace mi snobba, fa spallucce o passa dal flirt amorevole al distacco totale, ad esempio, non solo mi ferisce – ma distrugge almeno in parte la mia autostima: da anni cerco di controllare questa cosa, senza quasi mai riuscirci.

Sono consapevole che quel pezzo contenga una verità assoluta: non potrai mai amare nessuno, se prima non ti ami da solo. A me viene spontaneo rispondere “sì ma che c’entra“, ma siccome lo penso con lo scatto d’ira dello zitellone incallito magari sì, cazzo, è proprio così. Amarsi da soli, e senza per forza pensare alla masturbazione.  Il danno, del resto, è retroattivo ed ha uno storico di tutto rispetto: ogni volta che conosco una nuova donna, in fondo, non solo mi preoccupo anche un minimo (sempre) perchè penso che andrà male come tutte le altre di default, ma poi ogni volta questo accumulo di rabbia e frustrazione, divento una botte piena di chiodi pronta a saltare in aria. E questo mi rende ombroso, meno solare del solito, meno scopabile, più legnoso – che almeno possa passarmi indifferente questa quantità incredibile di due di picche che ho subito, specie da quando è finita la mia ultima storia seria.

Nel 2002. E nel frattempo la mia ennesima, disastrosa profezia si è autoavverata (vedi qui) per l’ennesima, insopportabile volta.

So many theories, so many prophecies
What we do need is a change of ideas
When we are scared
We can hide in our reveries
But what we need is a change of ideas
Change of ideas, change of ideas
What we need now is a change of ideas (Bad Religion, A Change of Ideas)

Pensate che sia sulla strada della misoginia? Sarete anche autorizzati, ma per me non è così – almeno, non con la maturità raggiunta dopo i 35 anni, i “18 anni” veri, in un certo senso. Vi voglio bene lo stesso (non vi amo che sennò chissà cosa pensate): i vostri sorrisi sono splendidi, i vostri caratteri a volte sembrano davvero ideali per me, la vostra dolcezza è unica, a volte vi penso, a rotazione secondo i casi della vita, poco prima di addormentarvi strangolato dal pensiero che probabilmente non potrò mai avervi con me. Neanche stavolta. I vostri corpi nudi rimangono oggetto di fantasie sbiadite, ancora e per sempre, e per alcune di voi non riesco nemmeno a guardare le foto su Instagram senza soffrire almeno un po’ (a volte lo disinstallo del tutto dal telefono, lo ammetto), la vostra mente … bhe, quella resta un mistero insondabile, per me, per quanto provi a capire e a correggere quello che mi avvicina e poi ogni volta vi fa scappare via. Capìtemi: è l’unica cosa che chiedo – almeno all’inizio.

Sono talmente lento a corteggiare che farmi capire ed accettare mi richiede una pazienza titanica, ogni maledetta volta: ma voi nel frattempo state già flirtando con qualcun altro, io francamente non vi seguo in questo, non riesco, non mi conviene, nella mia economia personale è una perdita triplicata rispetto a quanto sarebbe corteggiarvi coi miei tempi. Per cui sì, voglio uscirne: ma imparate a capire la mia necessaria, incomprensibile, fuori dal tempo ed inesorabile lentezza nell’amare.

Microtelecamere: guida alla scelta tra vari tipi

Sul web è possibile trovare vari tipi di microtelecamere: dispositivi di registrazione video e audio di dimensioni ridotte, che si possono installare all’interno di una stanza, di un esterno di un edificio oppure che si possono indossare e tenere addosso, utilizzandoli grazie ad una batteria.

Introduzione

In questo articolo vedremo i vari modelli di microcamere che potete trovare sul mercato, pro e contro e loro caratteristiche più importanti. In questo modo potrete capire un po’ meglio le differenze ed essere guidati nell’acquisto. Vi ricordiamo che l’uso di questi dispositivi potrebbe portarvi a commettere dei reati, e che non è consentito dalla legge, in generale, utilizzare per scopi illeciti come spiare gli altri a loro insaputa.

Utilizzate sempre questa tecnologia con responsabilità e consapevolezza.

Microtelecamere di videosorveglianza con sensore (per interni)

Entrano in azione grazie ad un sensore di suono: sono molto piccole e si attivano in automatico, registrando su scheda SD. Sono ideali per registrare negli interni.

Uno dei modelli più diffusi di questo tipo costa meno di 50 euro, e lo trovate su Amazon.

Microtelecamere di videosorveglianza con sensore (per esterni) – Telecamere per automobili

Entrano in azione soltanto quando una persona si trova nelle vicinanze di una zona video-sorvegliata: sono molto piccole e si attivano in automatico grazie ad un sensore interno. Sono ideali, in genere, per registrare sia di notte che di giorno, ad esempio si possono porre dentro la propria auto in sosta nel parcheggio.

Uno dei modelli più diffusi di questo tipo costa meno di 100 euro, ed è reperibile su Amazon.

Microtelecamere negli occhiali

Questo è uno dei modelli più tecnologici, senza dubbio. Dalla ricarica completa questi modelli forniscono un’autonomia di circa un’ora di riprese. Contiene occhiali con microcamera, manuale d’uso, cavo USB (scheda di memoria SD NON inclusa, da prendere a parte – vedi qui).

Microtelecamere Wi-Fi

Evoluzione degli altri modelli, si collega e può essere controllata via internet. Questo tipo di videocamera può essere utilizzata sia per esterni che per interni; ammesso che sia presente copertura wireless, permette di essere controllata e visionata da remoto. Include sensori di movimento, supporta micro SD fino a 128GB.

Questo modello della Fredi è uno dei più venduti, di questo tipo.

Microtelecamere a penna

Si possono indossare e tenere in tasca, dall’aspetto sono delle penne normalissime ma in realtà si tratta di microtelecamere in HD. Permettono di registrare grazie allo scatto del pulsante per aprire la penna, e registrano tutto ad esempio da taschino della giacca.

Un esempio tra i più venduti costa meno di 100 euro ed è questo.

Prima di partire: 8 consigli per la tua trasferta breve

Stai per partire brevemente per lavoro, per un evento (un concerto o uno spettacolo teatrale) e devi fare mente locale su tutto quello che ti serve? Niente panico: le cose che devi ricordare ho provato a riassumerle in questo articolo, nella speranza che possano esserti utili.

Cosa ti serve e cosa devi controllare prima di partire? Ne parliamo qui di seguito, senza giri di parole ed in modo pratico.

  1. I biglietti – Stampa i tuoi biglietti, sia quelli del treno o dell’aereo che quelli della prenotazione del tuo hotel; poi considera che è sempre opportuno e pratico avere una copia di tutto anche nel tuo smartphone, in digitale.
  2. Manda le mail arretrate, se necessario – Manda le mail prima a chi devi per informarlo della tua trasferta, a meno che tu non sia uno dei folli che risponde alle mail da dovunque si trovi; io personalmente non riesco, per cui il suggerimento lo lascio lo stesso. Non ricordarti di farlo all’ultimo secondo, ovviamente se lavori molto con le mail – altrimenti passa al punto successivo senza preoccuparti troppo.
  3. Proteggi i tuoi dati – Se vuoi o devi portarti in giro il tuo PC o telefono, considera sempre una probabilità anche minima di smarrirli; ovviamente speriamo non succeda, ma porta sempre in giro smartphone e PC criptati (ad esempio FileVault per il Mac) in modo che se dovessi perderli non saranno accessibili al primo che li trova. Per lo stesso motivo, non dimenticare di farti un backup dei dati che porti in giro, e tienilo in un luogo sicuro (in ufficio, a casa, dove vuoi: basta che sia un hard disk sconnesso dalla rete).
  4. Itinerario – Fai mente locale su dove devi andare e come muoverti, meglio se prepari tutto prima e tieni una copia cartacea a portata di mano.
  5. Keep calm – Viaggiare è sempre bello, se si fa per piacere o per curiosità (e anche per dovere, a volte), per cui mantieni la calma, non stressarti a cercare di fare troppe cose contemporaneamente e non farti abbattere dalla frenesia.
  6. Lo spazzolino da denti – È un classico dimenticarsene, ma non ti scordare nemmeno dentifricio, deodorante, pettine o spazzola, eventuali contraccettivi (se vuoi lanciarti all’avventura) ed eventuali medicine che ti servono (es. pillole per la pressione o antistaminici). Fai attenzione che se viaggi in aereo potrebbero esserci limitazioni sulle cose che puoi trasportare (ad esempio gas spray e liquidi non sono tollerati o sono ammessi sono se di dimensioni piccole: informati bene).
  7. I documenti – Non dimenticare passaporto o patente o carta di identità, per il tuo viaggio; ti potranno servire e potrebbero richiederli sia le varie autorità aeroportuali che in stazione o altrove durante il tuo viaggio.
  8. Parti per tempo – Considera la lunghezza del percorso per arrivare in stazione o in aeroporto, ed eventuali imprevisti dell’ultimo secondo che potrebbero capitarti, come ad esempio il traffico. Se ti fai guidare da Waze, ad esempio, ti darà un suggerimento pratico su che orario partire e te lo ricorderà per tempo.

Come funziona davvero Happn, l’app per incontrare persone che hai incrociato per strada

Happn è un’app per conoscere e contattare gente che hai incrociato per strada, ovviamente se hai lasciato l’app in esecuzione e se hai fatto un po’ di giri a piedi o in macchina. Usarla in centro può essere un modo davvero carino per incontrare gente nuova e fare nuove amicizie, ma ovviamente ci vuole anche qui un po’ di fortuna. L’ho installata ed usata per qualche giorno, e qui vi presento i risultati ottenuti.

Che cos’è Happn?

Nella sua semplicità estrema di utilizzo, Happn si basa su un’idea semplice: per incontrare qualcuno devi uscire di casa, prima. Questa idea, apparentemente ovvia, non è per nulla scontata nelle altre app, che invece sembrano spesso concepite per solitari e solitarie rinchiusi in casa, al sicuro delle proprie connessioni internet, e con la porta di casa ben chiusa. Dimenticati di inviare poke a chi capita, aprite i vostri orizzonti e preparatevi a utilizzare una delle migliori app di incontri mai realizzate – e soprattutto su misura per gente normale, per intenderci: quella che ci proverebbe anche su Twitter, delle volte.

Avviso: Happn dovrebbe essere usata da persone adulte e consapevoli, dato che permette di incontrare dal vivo sconosciuti.

Fatte le doverose premesse, procediamo.

Nella foto, l’utente medio di Tinder.

Come installare Happn

Di fatto Happn – per Windows Phone, Android e iOS – richiede come primo passo, dopo averla scaricata, la connessione al proprio account Facebook, in modo che uno possa rendersi facilmente reperibile: poi bisogna lasciare l’app in secondo piano, aperta nel telefono, ed andare a fare un giro.

Primo approccio con Happn: prima e dopo il calcetto

Ho scoperto ed installato l’app ieri prima della consueta partita di calcetto aziendale: un campo di calcio non è per forza l’ideale con cui incontrare persone, ma ho voluto lo stesso fare un primo test prima di andare. Del resto non sarebbe male avere la scusa per conoscere qualche appassionata dello sport che pratico da quasi 10 anni, ovviamente con modalità fantozziane e pure un po’ sovrappeso. Al campetto c’erano un gruppo misto di uomini e donne, e per un po’ mi sono guardato intorno per poi giocare la mia solita partitella (per la cronaca: nessuna papera degna di questo nome, giocato di contenimento e senza strafare, un paio di gol sfiorati ed un salvato in extremis. La Gazza mi avrebbe dato tranquillamente 6,5, credo, ndr). Al rientro da casa doccia e partita dei Mondiali, ovviamente: mentre guardavo la Francia avere la meglio sul Belgio, arrivano le prime notifiche: purtroppo non sono riuscito a salvare le schermate che mi sono comparse davanti agli occhi, ma ho visto tre profili.

  • Uno era di una ragazza di circa vent’anni, che forse ha giocato nel campetto adiacente al mio (cuorata al volo);
  • la seconda era una signora poco più grande di me, che non ho considerato;
  • l’ultima era una donna piuttosto piacente che mi ha incuriosito, ed alla quale ho inviato un generico “ciao”.

In pratica l’app – un po’ come Tinder, del resto – ti permette di cuorare (per mostrare esplicito interesse), inviare un ciao (che è un po’ l’equivalente del poke di Facebook, e che andava di moda più che altro qualche anno fa) o passare al profilo successivo senza dire nè fare nulla. Mentre attendo risposta da parte della ventenne fenomeno a pallone, mi concentro su altre attività – tra cui finire l’editing e la revisione di altri post per altri blog con cui collaboro – e la sera si chiude.

Secondo test: al bar a prendere un caffè

Giorno 2: alle 10:33 di oggi sono uscito di casa e sono andato al bar dove passo quasi ogni giorno per un caffè rituale. Faccio un giro anche dallo sportello del bancomat, purtroppo nella zona dove vivo non c’è granchè da fare, ma sono passato vicino casa della ragazza che salutava sempre (è la tipica persona che verrà intervistata ai TG nel caso in cui dovessi commettere un delitto, in sostanza) e di cui non conosco ancora il nome, poi rientro a casa per aggiornare l’articolo. Questa volta esce fuori una donna di 31 anni, ingegnere (da come scrive, almeno), con tanto di set fotografico di tutto rispetto e foto di rito con il gatto; passiamo alla prossima. Non mi pare di averla incrociata, stavolta, anche perchè l’unica donna che ha suscitato la mia attenzione è sfrecciata di fronte a me per prendere l’autobus, proprio mentre entravo nel bar. Sarà per la prossima, suppongo.

Ho anche modificato le impostazioni dell’app per ricevere più notifiche. staremo a vedere. La connessione ad internet da queste parti fa abbastanza schifo, per inciso.

L’ingegnere trentunenne che avrei incrociato per strada (secondo Happn, s’intende: onestamente non ricordo di lei)

Terzo giorno: test in viaggio

Mi sono spostato per sbrigare un po’ di commissioni in provincia, da bravo provinciale quale ancora mi considero. In questo periodo ho un po’ dimenticato di Happn, salvo poi riaccenderla e vedere se qualche altra persona si sia imbattuta nella mia strada. Ne ho trovato solo un’altra, poco interessante a mio avviso, e per cui sono passato oltre. In linea di massima i match sono stati abbastanza scarsini, probabilmente perchè solo chi da’ il consenso per ricevere notifiche poi effettivamente le vede. Ancora nessuna notizia da parte dell’anonima calciatrice di cui sopra.

Quarto giorno: il Contatto!

Finalmente! Oggi ho ricevuto un feedback da una delle donne che avevo contatto, purtroppo non dalla calciatrice dei miei sogni. La persona in questione non ho avuto difficoltà a contattarla via chat interna, e le ho spiegato chiaramente che ero lì a scopo documentativo e non per reali brame. Per fortuna non l’ha presa male, almeno da come mi ha scritto, ed ho un’amica in più tra i contatti Facebook; prima o poi, le ho detto, capiterà che ci vedremo per un caffè – magari freddo, dato il caldo torrido della piccola, provinciale città in cui vivo. Non ci siamo più sentiti, ma va bene così.

Quinto giorno: nulla di fatto

Dopo un paio di volte che ho aperto l’app, mi sono accorto che tende a riproporre sempre i soliti profili, ed il sospetto che alcuni di essi siano fake è abbastanza forte. Ad ogni modo la delusione non è poca: ero partito con tutte le migliori intenzioni, ma usare Happn in un piccolo centro italiano (R.) non sembra una grandissima idea. Anche perchè, a conti fatti, uno farebbe prima a provarci con Twitter oppure a testare il caro vecchio approccio di Schrödinger, fallibile ed infallibile al tempo stesso: andare dalla tipa che ti piace, e provare a dirle qualcosa di sensato, simpatico, non invasivo e possibilmente originale.

Altro che app: una bella figura di merda dal vivo, a volte, riesce ad appagare i sensi molto di più

In definitiva: pregi e difetti di Happn

Principali pregi 🙂 di Happn:

  • facile da installare;
  • facile da configurare;
  • molto semplice da usare;
  • ti permette di incontrare sul serio persone interessanti e/o carine;
  • non invasiva (si possono avere più opzioni sbloccando la versione a pagamento dell’app stessa).

Inevitabili difetti 🙁 di Happn;

  • a volte non trova proprio nessuno;
  • ripropone spesso i soliti profili;
  • non tutti rispondono – solo una persona su 12, nel mio test.
  • non si capisce benissimo se sia necessario lasciare l’app aperta, in esecuzione o se funzioni anche come app chiusa (tendenzialmente dovrebbero essere vere la prima e la seconda che ho scritto)
  • funziona ovviamente meglio nei centri più affollati, e per chi abita in provincia (tipo il vostro amatissimo sottoscritto) rischia di essere una delusione;
  • a volte escono fuori persone che non hai mai incrociato sul serio, ma che ad esempio abitano vicino a te o che (ad esempio) sei passato vicino casa delle stesse.

La schermata del Mac del vostro amatissimo, fotografata in modo parecchio hipster.

Per una volta, quindi, lasciate perdere le ricerche basate su interessi: la vostra anima gemella potrebbe, letteralmente, essere sulla vostra strada.

 

Migliori app per incontri e dating

Stanco del solito giro di amicizie e dei soliti incontri che non portano mai a nulla? Se hai voglia di sperimentare internet può essere uno strumento fantastico per mettersi in contatto con gente nuova, o con quel ragazzo che incontri sempre al bar sotto casa… In questo articolo, pertanto, vedremo le migliori app per incontri disponibili per Android, iPhone e Windows Phone per quello che riguarda il dating, cioè gli appuntamenti online e le opportunità di incontri che ti offrono.

Bumble

App di incontri geolocalizzati, la cui caratteristica principale è che è la donna a condurre il gioco e a prendere l’iniziativa. Molto facile da configurare e da usare, tra le più semplici in circolazione.

Happn

Ogni volta che incroci un tuo contatto Facebook nella vita reale, l’app ti notifica la sua presenza e ti facilita il compito di metterti in contatto con chi vuoi. Secondo noi un’ app proprio simpatica, con un’idea più originale del solito alla base. La chat si abilita soltanto con un Like da parte di entrambi.

Ecco i link per i principali telefoni.

Tinder

Tinder è una delle app più famose per incontrare rapidamente gente nuova: metti un cuore alle persone che ti piacciono di più, se ricambiano potrete iniziare a parlare.

Meetic

Meetic è un’app di appuntamenti in cui definisci il tuo profilo con una bella foto, i tuoi gusti e quello che più ti piace, e Meetic troverà in automatico i profili corrispondenti. Eccoti i link per i principali sistemi operativi.

Badoo

Con quest’app, una delle più vecchie in circolazione, puoi conoscere ed incontrare persone, farti nuovi amici e cercare l’anima gemella. Eccoti, ancora una volta, i link per i principali telefoni.

Once

Permette di incontrare persone che abbiano affinità con te, e con massimo una (“once” in inglese significa “una volta“) notifica al giorno.

Loovoo

Loovoo è un’altra app per incontrare persone con interessi simili a quelli che hai tu.

Grindr

Molto utilizzata per incontrare persone dello stesso sesso (uomini), e per questo molto diffusa nella comunità LGBT; l’interfaccia è in inglese ma è abbastanza semplice da usare.

Only Women

Molto utilizzata per incontrare persone dello stesso sesso (donne), e per questo molto diffusa nella comunità LGBT; l’interfaccia è in inglese ma è abbastanza semplice da usare.

10 modi per rimorchiare su Twitter in modo decente

Nick Marzano e Melissa Schipke si sono conosciuti online, e in un modo imprevedibile: si sono atipicamente incontrati su Uber, hanno iniziato a frequentarsi e – dopo qualche tempo-  hanno deciso di sposarsi. Forse mi sbaglierò, o magari mi faccio condizionare dal mio status  – chiamami come vuoi, madame: zitello di ferro, single da ‘na vita, sfigatello, friendzonato, abbonato a Pornhub HD – ma da molto tempo sono convinto di una cosa: mi sembra che molti esseri umani, oggi, sia uomini che donne, siano così interessati da voler uscire dalla gabbia del criceto per conoscere gente nuova da rifiutarsi di farlo mediante i canali classici di incontro, quelli (paradossalmente) pensati esattamente per quello.

Mi riferisco in primis a Tinder, ma il discorso si potrebbe estendere alle chat in generale, ai siti di incontri, ad AdultFinder, a EscortFacili (no, questo no), a Badoo e a tutti i siti e le app che siano pensate esplicitamente per fare incontrare le persone: se ci pensate bene è deprimente pensare a questa massa di sconosciuti (tra troll, fake e account reali) in cerca disperatamente di nuove conoscenze, di un buco o di un bastone a cui potersi attaccare, trovando finalmente quel “sì” che gli manca da troppo tempo ed instaurando una relazione che duri più di mezz’ora (diversamente è complicato da raccontare al pub). Per inciso, queste app brutalizzano e virtualizzano i rapporti reali, quello che succede nella vita reale: cerchi un appiglio qualsiasi per conoscere quel nuovo collega carino, o la nuova ragazza che sta venendo in palestra.

[…] ho sottovalutato le app di incontri e il fatto che rendono tutto più semplice, dato che siamo tutti lì per lo stesso motivo. La verità è che odio tutto, e sono stanca. (M. Yagoda)

Il problema di scegliere il contesto adeguato -e di non sentirsi carne da macello nel farlo, soprattutto – rimane. E non deve essere sottovalutato: mentre passiamo le nostre giornate a iscriverci con account fake a Tinder, ad innamorarci di chi capita – la ragazza che serve al pub, la telegiornalista di Mediaset, tuo cugino di secondo grado che quasi-quasi – tendiamo a sottovalutare i social quali strumento di incontro tra le persone, presi dal postare l’ultima news sulle scie chimiche e cuorare l’ennesima fregna più rifatta del letto di un motel ad ore.

Da qualche tempo mi sono convinto che Twitter possa essere una buona alternativa per rimorchiare, fermo restando che bisogna costruirsi la rete di contatti giusti (e che non è facile farlo). Eccovi quindi 10 rimedi infallibili rimorchiare su Twitter, che se non vi daranno consigli sensati quantomeno dovrebbero farvi sorridere un po’.

Elimina i profili fake dai contatti

I fake non sono per forza vostro nipote con la foto del profilo della Emily Rata-Qualcosa: i fake sono anche persone inutili che stanno lì a mettersi in mostra, e scaricare decine di persone al giorno. Non è facile effettuare questa operazione, ma è indispensabile perché – specialmente se state cercando donne – sono numerosi gli account finti, troll, di gente che non dice la verità sul proprio sesso o magari persone che semplicemente hanno voglia di divertirsi alle vostre spalle. Tutto quello che succede in molti casi nella vita reale, per cui non disperate: provate sempre a instaurare un dialogo con la persona. È l’unico modo per capire se l’altro/a ha le vostre intenzioni: se risponde per monosillabi, risponde alla moviola o vagheggia, non giustificatela – non ha intenzioni nè interesse per voi, e probabilmente è pure un po’ stronza.

Non scrivere troppo

Soprattutto all’inizio, non fatevi travolgere dalle vostre stesse parole o dall’emotività: non c’è nulla di peggio che ritrovarsi a dover leggere poemi epici – che a confronto l’Iliade l’odissea scansatevi – da parte di un perfetto sconosciuto. Mettersi nei panni dell’altro aiuta, sempre, anche se stando soli molto tempo non è semplicissimo farlo.

Seguivo da qualche giorno una ragazza, mi faceva ridere, così le ho scritto un tweet. Mi ha risposto in DM e mi ha chiesto se mi piaceva legare. Nel senso di bondage. Io non sapevo bene cosa fosse e così è iniziato un confronto ironico, sensuale, divertente.

Non dire troppo di te

Esordire nel discorso con “non sono fidanzato da 15 anni” o “non vado a letto con qualcuno da 362 mesi” non è il modo migliore per fare una buona impressione: non è discorso di colpire subito nel segno o stupidaggini del genere, è una semplice questione di opportunità. Se possibile, poi, togli dalla foto del profilo quella foto dell’attore preferito: metti una tua foto, se hai problemi di privacy o ti senti esposto posta un bel primo piano dei capelli, degli occhi o delle labbra – ma non mettere Rakitic come immagine del profilo. A meno che, ovviamente, tu non sia lui.

Non cercare su Google “come conquistare una donna” / “come conquistare un ragazzo

Se fate questa ricerca infatti troverete delle pagine Web a volte pure simpatiche, ma in molti casi deprimenti: il tutto perchè raccontano storielle astratte mediante esempi del tutto immaginari, e ti spiegano (così dicono, ma dovremmo vedere meglio) quale sia il modo migliore per porsi dei confronti dell’altra persona e riuscire a scopare. Molti di questi blogger non scopano da una vita, ma almeno si fanno pagare per darvi consigli personalizzati: ma qualsiasi buon consiglio possano darvi quello che vi darà un amico al pub sarà sempre migliore, se ne avete bisogno. E poi hai visto mai, al pub sotto casa ci lavorano sempre ragazze carine, di solito.

Non sei un morto di f**a / Non sei una morta di ca**o

Sei partite dal presupposto di essere dei poveri disperati ridotti ad utilizzare Internet per conoscere qualcuno, state partendo non male, ma malissimo: dovete invece entrare nell’ordine dell’idea che la vostra condizione è completamente normale, che potrà perdurare per molto tempo, e che non potrete farci direttamente un bel nulla se non continuare a provarci.

A me piace l’ironia, chi si prende poco sul serio. Qui mi diverto a mostrarmi, ho sempre avuto un buon rapporto con il mio corpo e mi piace essere guardata. Per tutto il resto c’è la vita fuori.

Prendi molti contatti, ma non a casaccio

Quando siete ancora all’inizio non limitate le vostre conoscenze: cercate di prendere più contatti, anche contemporaneamente. Twitter suggerisce sempre nuovi profili da seguire, in base ai vostri gusti o preferenze: di norma è facile rispondere a chiunque posti qualcosa di spiritoso, ad esempio. A me ad esempio è capitato di gestire fino a 7/8 nuovi contatti interessanti contemporaneamente, ognuna con le proprie peculiarità (un paio di fregne, molte altre ragazze normali ma a mio modo di vedere tutte, a loro modo, sensuali). Del resto sono una persona con molti interessi, e non ho problemi a parlare più o meno di qualsiasi cosa, e questo ovviamente non vale per tutti: molti potrebbero preferire un approccio più ragionato. La cosa essenziale è non provarci con quella che ha il profilo della Juventus e va in discoteca se voi siete dell’Inter e amate il rock industrial: potrebbe funzionare, ma sui social conta l’apparenza e Twitter non fa eccezione, in questo. Cercate persone che vi piacciono anche per quello che dicono, non solo per come appaiono. E poi: riuscire a provare soddisfazione anche solo dal fatto di averci parlato, non deprimersi di fronte ai due di picche e alle spallucce che ci snobbano.

Col tempo e la pazienza arriverà il resto.

Fai attenzione a ciò che scrivi in pubblico

Se è andata male con qualcuno/a non scrivete maledizioni generiche o appelli contro le “perzone falze”: gli anatemi sarebbe bene evitarli sempre, ma se proprio non potete fare a meno fate una bella cosa: scriveteli direttamente alla persona interessata, in privato. Non confondete mai, in ogni caso, il rapporto che cercate di instaurare con una persona con il fatto di dover mostrare pubblicamente qualsiasi sentimento verso essa. Questa è una netiquette per stare bene in rete senza sentirsi alienati anche se non avete intenzione di rimorchiare.

Approccio e attitudine personale

Sapete come siete? Perfetto, avete già fatto metà del lavoro: se siete persone pacate, cercate persone pacate. Se vi piace un genere musicale o di cinema, cercate persone a cui piacciano pure (su Twitter ci sono liste interessanti, per questo). Se amate le bionde cercatele pure, ma non chiudete gli occhi se una mora dovesse darvi confidenza. Interagite sempre con i post su Twitter: vi farete vedere per quello che scrivete, per come la pensate, e prima o poi troverete persone che non vedono l’ora di parlare in DM con voi.

Siamo tutti stanchi, ciccio/a

Come già detto nel punto precedente, non partite dal presupposto di essere stanchi di cercare – semplicemente perché non ha senso: potete essere stanchi di andare in palestra, non ti conosce nove persone, semplicemente perché è un processo naturale che fa parte dell’esistenza di noialtri.

Aspetta i tempi giusti

Non partire subito dal presupposto che dopo un tweet “cuorato” possiate fare automaticamente sesso sadomaso: le relazioni non sono lineari per definizione, e non c’è una regola poter prevedere come vanno o come andranno. Peggio ancora: non c’è spesso neanche un modo per giudicarle in modo obbiettivo mentre si stanno svolgendo, perché tendenzialmente ce ne parlerai a qualcuno o proverai a interrogarti su quella relazione non farei altro che realizzare una micidiale profezia che si auto-avvera. In pratica succede questo: uomini e donne tengono in gran conto il significato che essi stessi attribuiscono (auto-attribuiscono) alle cose, ed agiscono in base ad un sistema di credenze. I significati possono cambiare e aggiornarsi nel corso del tempo, fanno da benzina per le nostre azioni e in definitiva tendono a creare le condizioni per cui quella previsione finirà per avverarsi. È un meccanismo puramente psicologico che spiega l’esempio perché chi si sente sfigato continua ad essere ostinatamente sfigato, nonostante faccia apparentemente degli sforzi per uscire da questa situazione.

E prima di accedere di nuovo a Twitter, amico o amica: segui l’hashtag ipeggiorimodiperrimorchiare.

(citazioni tratte da Vice, Espresso Repubblica)