“Frosinone culone”: che cosa disse Marcozzi in telecronaca

Allontana Pugnitopo. L’undici in fuorigioco!!

Fuorigioco pericolo, fuorigiocoooooo.

Fuorigiocoooooo!!! Un ingapace.

Perché mo novanda menut qua c’attocc

Carabignieri, polizia, arrestate il guardialinie. RAI intervistate il guardialinie.

Ma che ha fatto l’arbitro? Cornuti! Tiro, tiro, gol, noooooo

Palo a portiere battuto, secondo una iella scarogna di tutti i colori.
Il portiere culone, portiere fortunato
Frosinone culone, Frosinone culone !
Mannaggia la Mado**a

Superlega: analizziamola senza pregiudizi

La notizia della creazione della cosiddetta Superlega Europea del calcio sta facendo il giro del mondo da ieri. Orde di tuttologi, evidentemente annoiati dai “soliti” discorsi su Covid e vaccini che hanno monopolizzato i media per oltre un anno, si sono (ri)convertiti al Dio del Calcio dando vita ad una ridda di ipotesi, analisi e giudizi sulla nascente “NBA del calcio europeo“. Ma siamo sicuri che “tutti” stiano dicendo “tutto”? Proveremo a farvi alcune considerazioni che a 24 ore dell’esplosione del “caso” ci è parso di non aver letto né sentito.

Cos’è la Superlega.

Iniziamo a spiegare di cosa stiamo parlando. Ebbene, dopo una partenogenesi durata anni, per lo più in sordina ma mai del tutto nascosta né all’opinione pubblica né all’interno dei palazzi di FIFA e UEFA, i big del calcio europeo (con alcune vistose assenze), ieri hanno comunicato che “nel più breve tempo possibile” (ipse dixit) nascerà la Superlega di calcio, una sorta di campionato europeo di calcio per club che andrà a disputarsi nel mezzo della settimana – in sovrapposizione, quindi, a Champions League, Europa League e alla nascente creatura, ancora amorfa, chiamata Conference League che esordirà a luglio – in cui i club partecipanti saranno 20 divisi in due gruppi da 10 con fase finale ad eliminazione diretta conclusiva. Al di là della governance del torneo – esterno al controllo degli organi mondiali ed europeo del calcio – che sarà proprietaria di marchio e format, la cosa che balza all’occhio è la composizione del rooster che prenderà parte alla manifestazione: 20 squadre, 15 delle quali saranno membri fondatori ed iscritti ad perpetuum al torneo e altre 5 squadre invitate dalle 15 di cui sopra in virtù di meriti sportivi, blasone, sponsor e vari&eventuali motivi di interesse economico-politico.

Le squadre fondatrici, nonchè iscritte di diritto, sono tra quelle che possono vantare il maggiore prestigio e il maggior numero di trofei vinti in Europa:

  • 6 squadre inglesi: Manchester City, Manchester United, Chelsea, Arsenal, Liverpool, Tottenham
  • 3 squadre italiane: Juventus, Inter, Milan
  • 3 squadre spagnole: Real Madrid, Atletico Madrid, Barcellona

Saltano subito all’occhio l’assenza di squadre tedesche (Bayern Monaco e Borussia Dortmund su tutte), francesi (il ricchissimo PSG) nonchè squadre provenienti dai campionati Portoghese e Olandese che, seppur non ricchi come quelli summenzionati, di Champions League/Coppa Campioni ne hanno vinte diverse con più squadre. Ma siamo sicuri che queste nazioni verranno davvero lasciate senza la loro fetta di torta, torta che, storicamente, hanno contribuito a preparare? Dubitiamo perchè non conviene a nessuno, a partire dagli esclusi.

E’ evidente come un siffatto torneo abbia nell’elitarietà e nella mera monetizzazione del “fenomeno calcio” la sua natura fondante, così come è lampante che i meccanismi che lo animano siano in esatta antitesi rispetto al proposito FIFA e UEFA di allargamento della rappresentanza nelle coppe internazionali a squadre provenienti da più campionati possibile (la Conference League, ad esempio, nasce con questo preciso scopo, così come l’allargamento a 36 squadre della Champions League, deliberato proprio ieri, a partire dall’edizione 2024, è un ulteriore segnale di apertura alle realtà calcistiche minori).

Ma, in fondo, il malloppo che hanno messo sul piatto gli sponsor che premono per la creazione della Superlega (la banca JP Morgan con un finanziamento di ben 3,4 miliardi di dollari da restituire in 23 anni, su tutti) è troppo invitante per potervi rinunciare e se questo implica che Andrea Agnelli, padrino sia della Superlega che (per battesimo) dell’ultima figlia del presidente UEFA Ceferin, debba chiudere il telefono su cui lo stesso Ceferin è solito telefonarlo, beh, che l’inimicizia abbia il via.

La realtà è che tutte le 12 squadre che stanno dando vita alla Superlega sono indebitate fino al collo, tant’è che compaiono nella classifica delle 15 squadre più indebitate d’Europa e hanno urgente bisogno di dare ossigeno alle casse, altrimenti, nel breve periodo, o dovranno vendere tutti i campioni ed auto-condannarsi ad un lungo anonimato di medio-bassa classifica o, nella peggiore delle ipotesi, potrebbero anche rischiare di fallire e ripartire dalle serie minori.

Le reazioni: tesi e antitesi.

Ovviamente le reazioni all’annuncio dei dodici team (“la sporca dozzina” li ha ribattezzati il presidente Ceferin, parafrasando il film di guerra del ’67) sono state veementi, imperiose e scandalizzate.

L’UEFA ha minacciato di escludere i “ribelli” già dalle competizioni europee in corso, consegnando, in tal caso, la Champions League al PSG, unica semifinalista a non far parte della Superlega (per ora…) con buona pace dei turchi che per il secondo anno di fila vedranno saltare la finale della massima competizione europea programmata allo stadio di Istanbul (e non crediamo che Erdogan accolga la decisione di buon grado), mentre la finale di Europa League verrebbe disputata tra Roma e Villareal, essendo le altre due semifinaliste, Arsenal e Manchester United, componenti della “sporca dozzina”. Andrà veramente a finire così? Anche in questo caso, dubitiamo!

FIFA e UEFA, congiuntamente, hanno poi minacciato di negare il permesso di giocare in nazionale ai giocatori che militano nei club “rivoltosi”. Detta così può sembrare una pesante minaccia ma, analizzando i fatti alla radice, l’anatema risulta essere una barzelletta riuscita male: posto che ci siano gli estremi legali per imporre un simile taglio (e non crediamo che ce ne siano dato che i giocatori sono dipendenti dei club e non spetta a loro prendere le decisioni della dirigenza né contestarle qualora non violino le norme contrattuali), a chi gioverebbe una tale ipotesi? Ve lo diciamo noi: a tutti tranne che a FIFA e UEFA.

Che tornei per nazionali saranno se Ronaldo non potrà giocare per il Portogallo, se Messi non potrà giocare con la nazionale Argentina, Lukaku con il Belgio, De Jong con l’Olanda, Donnarumma con l’Italia e via discorrendo? Che prestigio avrebbero queste competizioni senza i campioni più acclamati? Chi li vedrebbe in TV o allo stadio con la stessa enfasi? Quali sponsor investirebbero le stesse cifre senza i migliori calciatori in campo? Siamo seri: a perderne sarebbero solo le stesse federazioni internazionali, FIFA e UEFA su tutte, sia dal punto di vista del prestigio che da quello economico. I giocatori e le squadre avrebbero solo dei vantaggi: i primi – i calciatori – dopo 27 minuti circa di più o meno sentito sconforto per non poter giocare in nazionale, faranno buon viso a cattivo gioco con l’ipotesi di trascorrere un mese di ferie in più anzichè andare a prendere calci e subire pressioni mediatiche in nazionale; i secondi – i club “scissionisti” – potranno avere i loro campioni più freschi e riposati alla ripresa delle partite di Superlega a settembre. Quella che nei propositi di FIFA e UEFA è una minaccia, in realtà è un grosso favore che si andrebbe a fare a calciatori e squadre. Quindi: FIFA e UEFA perseguiranno questa via? Dubitiamo!

Cosa faranno allora, in concreto, FIFA e UEFA con l’appoggio delle federazioni nazionali? Beh, di certo adiranno le vie legali, su questo non dubitiamo affatto, ma i rappresentanti delle massime federazioni calcistiche e i loro staff legali sanno benissimo che non hanno a che fare con la Longobarda di Oronzo Canà ma con società (aziende multimiliardarie prime che società sportive) aventi al vertice 12 tra le 100 persone più ricche del pianeta che, se decidono di fare un passo in un campo minato, sanno benissimo che il punto in cui stanno poggiando il piede è stato già sondato e bonificato dai migliori sminatori e artificieri sulla piazza. Avranno quindi esito i loro ricorsi legali? Forse sì, la possibilità c’è ma, se dovessimo fare un pronostico, per l’ennesima volta, dubitiamo!

Secondo noi l’unica cosa da fare, per quanto umanamente possa dare fastidio a molte delle parti in causa, è trattare. Inutile nasconderci dietro un dito: se è vero che squadre come PSG, Bayern Monaco e Borussia Dortmund al momento si siano dichiarate contrarie alla Superlega, non ci stupirebbe un loro repentino dietrofront qualora ci fosse la certezza che la Superlega prenderà davvero vita. Chi vogliamo prendere in giro? Una Champions League senza le 12 squadre sotto l’occhio del ciclone ne uscirebbe pesantemente ridimensionata sotto tutti i punti di vista e i migliori giocatori preferiranno andare a giocare per loro poichè, avendo capitali freschi e sponsorizzazioni più allettanti, potranno garantirgli ingaggi e condizioni contrattuali migliori. Alla fine il calcio non è più (solo) un gioco – ingenuo chi lo pensa! – ma un’attvità economica molto remunerativa e, almeno a livello professionistico, continuerà ad inseguire più i soldi che i risultati.

Dicevamo poco sopra: bisogna trattare. Sì, ma in che termini?

I termini, per quanto meschini (diciamocelo chiaramente) sono chiari, limpidi e cristallini: per trattare bisogna rivedere i paletti del financial fair play e allargare le maglie del debito delle società. Per trattare bisogna dare più soldi alle squadre più ricche e blasonate e creare tornei in cui le sfide tra di loro siano la stragrande maggioranza e quelle con le “squadrette” limitate a poche comparsate: troppo alto il rischio di gravi infortuni per disputare partite contro squadre di seconda, terza e quarta fascia, troppo alto il rischio che una squadra multimiliardaria esca da una competizione europea per aver sbagliato per mille motivi due partite contro il Wisla Cracovia (non ce ne vogliano gli amici polacchi) o lo Skonto Riga (non ce ne vogliano gli amici lettoni). Il messaggio che “i 12” stanno lanciando alle Federazioni è quello di tornare a chiudere i cordoni sul numero dei partecipanti alle competizioni europee o, semmai, limitare l’allargamento alle sole Europa League e Conference League, diminuendo al contrario il numero di partecipanti alla Champions e garantendo modalità di accesso “privilegiato” alla stessa a chi ha un blasone e investimenti consistenti e pluriennali da difendere.

Questi termini, sportivamente, fanno schifo, senza giochi di parole, ma forse è proprio quello che, al di là degli slogan, vogliono i tifosi (di cui parleremo tra poco).

Il punto di vista della politica.

Prima di parlare (lungamente) del punto di vista conscio e inconscio dei tifosi, spendiamo due parole (non di più perchè generalmente non ne meritano molte) sulle reazioni dei politici.

Tutti i principali leader europei, da Johnson a Macron, da Draghi a Michel, come vestali piangenti e affrante, hanno biasimato l’iniziativa, accampando il loro sdegno a motivazioni dettate dal “diritto di sognare” dei tifosi di qualsiasi squadra e perchè “il calcio non può essere solo di un’elitè“. Due considerazioni: la prima ci spinge a dire che i politici di cui sopra dovrebbero avere le stesse parole di fuoco con le aziende farmaceutiche che stanno lucrando con i vaccini a scapito della salute della popolazione globale con meccanismi economici e di subdolo ricatto del tutto simili a quelli messi in campo dalla “sporca dozzina”, quindi, forse, sarebbe il caso che come si occupano così fervidamente dei “sogni dei tifosi” si occupino anche della “salute del mondo”.

Seconda considerazione: mettiamo per puro caso che la sede sociale di questa nascente Superlega venga messa in Italia con le relative esorbitanti tasse che questa società sarà tenuta a pagare alle casse dello stato, siamo sicuri che Draghi (ma la stessa cosa varrebbe per il premier di qualsiasi nazione che “ospiterà” la società) in quel caso avrà ancora da ridire? Dubitiamo!

Il punto di vista dei tifosi.

Andiamo ad analizzare il punto di vista della componente più importante (e ignorante) tra quelle interessate alla vicenda: i tifosi.

Dalle reazioni ascoltate dalle interviste TV e lette sui social, i tifosi si dividono in due categorie: da una parte ci sono quelli “della volpe che non arriva all’uva“, dall’altra ci sono quelli che non ci hanno capito nulla ma parlano (o scrivono) comunque perchè fa figo.

Alla prima categoria, com’è facilmente intuibile, appartengono i tifosi di squadre che, almeno nelle intenzioni dei tifosi, dovrebbero o potrebbero ambire a far parte del gruppo ristretto (restando in Italia, Roma e Napoli su tutte) i quali, infastiditi dall’assenza della loro squadra dal club della “sporca dozzina”, ne parlano in termini disgustati per malcelare la delusione. In fondo li capiamo, siamo umani.

L’altro gruppo è quello più vasto che trae le conclusioni in base all’opinione delle “Barbara d’Urso di turno” senza fare una disamina attenta dei fatti e senza intenzione alcuna di farla. Questo gruppo di “opinionisti”, da 24 ore ha fatto suo il concetto per cui in una superlega non ci potrà essere mai il fascino degli incontri tra Davide e Golia in cui, magari, a spuntarla sarà proprio il Davide di turno.

Già: Davide contro Golia…

A questi “esegeti biblici” andrebbe posta una domanda semplice semplice e lo facciamo noi: quando agli ottavi di finale della Champions League di quest’anno si sono disputate contemporaneamente le partite Lipsia – Liverpool (Davide contro Golia, terminata 2 a 0 per il Golia inglese) e Barcellona – PSG (Golia contro Golia, terminata 4 a 1 per i francesi) voi avete assistito al match tra  Davide e Golia o a quello tra i due Golia? Credo che, a meno di particolari lecite simpatie personali di alcuni per il Lipsia o il Liverpool, la stragrande maggioranza di voi abbia assistito alla partita tra Barcellona e PSG.

E ne conoscete pure il motivo: l’esito del primo match era dato quasi per scontato – troppo forte il Liverpool per i pur bravi tedeschi – in pochi credono realmente che in competizioni così combattute e importanti Davide possa sconfiggere Golia. A volte ciò è avvenuto, avviene e avverrà ancora, ma la speranza che ciò si realizzi e la soddisfazione di esserne testimoni diretti va a scontrarsi con la certezza di perdersi una partita spettacolare come sicuramente dovrà essere Barcellona – PSG. Ecco quindi che il pubblico televisivo si è riversato a maggioranza sullo scontro tra spagnoli e francesi con buona pace per Davide e Golia.

Ebbene, nonostante le due partite abbiano avuto un pubblico televisivo completamente sbilanciato verso il match che ha avuto luogo al Camp Nou, i diritti televisivi incassati dalle 4 squadre è stato identico nonostante le campagne acquisti di Barcellona, PSG, e Liverpool siano generalmente più faraoniche di quelle del Lipsia che ha una bacheca completamente vuota di trofei sia in campo nazionale che internazionale. Ovvio, lungi da noi negare i meriti sportivi dei tedeschi cui vanno tutti i complimenti del caso ma, sottolineiamolo ancora, le rimostranze della “sporca dozzina” non sono tanto sportive quanto economiche o, per lo meno, combinate: “se abbiamo speso tot soldi in tot anni, perchè chi fa l’exploit di un paio di anni deve guadagnare la nostra stessa cifra?” è questa la domanda che si sono posti i presidenti delle “12”, domanda che fa sportivamente schifo ma che economicamente fa riflettere. E questa domanda deve fare riflettere anche i tifosi che preferiscono (giustamente) le partite dove in campo scendono due squadre di pari livello (meglio ancora se elevato) piuttosto che quelle in cui c’è una vincente quasi sicura che gioca contro la vittima sacrificale di turno.

Alcuni intervistati hanno portato l’esempio della vittoria del Leicester in Premier League nel 2016. Chi vi scrive in quell’anno si trovava proprio in Inghilterra per motivi di lavoro, e ha fatto il tifo sfegatato per la squadra all’epoca allenata da Claudio Ranieri. Ma, sia chiaro, fino a quando, sul finale di campionato, la possibilità di vittoria del Leicester non si è fatta concreta, il sottoscritto ha continuato a guardare i derby di Manchester, o partite del calibro e blasone di Chelsea – Arsenal o Liverpool – Tottenham e solo nelle ultimissime giornate ha dato un’occhiata all’impresa del Leicester. Come me hanno fatto tutti i miei colleghi e, credo, la stragrande maggioranza degli inglesi.

Con questo esempio vogliamo dire che la vittoria di Davide su Golia è la più bella e quella cui tutti desidereremmo assistere… ma tutto ciò a posteriori! Tutti avremmo voluto vedere tutte le partite del Leicester del 2016 e tifare per lei in ogni minuto del campionato ma questo “sentimento” è nato dopo la vittoria della squadra di Ranieri perchè prima tutti guardavamo le sfide tra i Golia storicamente riconosciuti della Premier League!

Insomma, diciamola tutta: la vittoria di Davide contro Golia è un bell’argomento di cui parlare al bar ma i match belli da vedere e per cui la gente è disposta a pagare sono quelli tra i colossali Golia ed è questo che la “sporca dozzina” sta comunicando al mondo e al “governo” del calcio. I tifosi, anche se oggi lo negano e commentano con sdegno la nascita di questa nuova competizione, appena sarà possibile correranno ad accaparrarsi gli abbonamenti per la Superlega proprio perchè questa garantisce loro di poter assistere alle partite che aprioristicamente vorrebbero tutti guardare. I tifosi non lo sanno ma i magnati del calcio sì: le regole dello show-business le fa il pubblico, i tifosi, appunto!

I precedenti.

La Superlega europea di calcio non è l’unico esempio di campionato sportivo elitario poichè, in realtà, il mondo ne è pieno: i principali campionati professionistici americani (Basket, Football Americano, Baseball, Hockey su Ghiaccio) sono tutti a franchigie dove non sono previste nè promozioni nè retrocessioni, solo il numero di spettatori e gli introiti delle singole squadre potranno certificare (nel lungo periodo) l’eventuale sostituzione di una squadra in virtù di un’altra.

In Europa l’Eurolega di Basket è del tutto simile alla nascente Superlega di calcio: 18 franchigie cestistiche (tra cui l’Olimpia Milano) si contendono un titolo che si gioca nella settimana quando le altre squadre non appartenenti all’Eurolega si contendono le competizioni europee “ufficiali” tra cui la Champions League. Anche l’Eurolega di Basket nacque tra mille polemiche ma ormai si gioca da venti anni con buona pace di tutti e, al contempo, le squadre partecipanti alla stessa, nei fine settimana, partecipano ai campionati nazionali.

Anche il rugby ha la sua competizione per franchigie chiamata Guinnes Pro 14 in cui squadre italiane, gallesi, irlandesi, scozzesi e sudafricane si contendono il titolo anche se, in questo caso, le stesse non partecipano ad altri campionati nazionali ma prendono parte alle competizioni europee (tranne le squadre sudafricane, ovviamente). In fondo, anche il torneo rugbistico del “6 Nazioni” con la sua controparte giocata tra le nazionali del Pacifico, ha un carattere di elitarietà simile a quello proposto dalla Superlega.

Come andrà a finire.

A stare a sentire le parti in causa ci saranno numerosi strascici legali, che porteranno a ripicche e limitazioni di svariata natura. C’è da crederci? Dubitiamo!

Alla fine, siamo quasi certi che si percorreranno le strade del dialogo e della mediazione con la bilancia che, alla fine, penderà sempre e comunque dalla parte della “sporca dozzina” perchè, piaccia o no, oltre ad essere quelli che hanno più da guadagnare sono anche quelli che hanno più da dare.

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10 cose che non sapevi su Akrobeto, il ghanese che storpia i nomi delle squadre di calcio

Ha una pagina Wikipedia

Non è chiaro per quale ragione, ma la pagina della Wikipedia inglese di Akrobeto è a rischio cancellazione: in questi casi le decisioni vengono prese esclusivamente a maggioranza, e senza che siano coinvolte vere e proprie competenze in merito.

Da bravi archivisti nerd, abbiamo salvato a parte la sua pagina qui, in modo che possa rimanere online.

Il suo vero nome è Akwasi Boadi

Akwasi Boadi (vero nome del comico ganese noto come Akrobeto) nasce il 18 November 1962, ed è un comico, attore e presentatore, che ha partecipato a numerosi show televisivi, film e serie TV. Il nome d’arte farebbe riferimento alle dimensioni del suo naso, elemento sul quale gioca molto della sua comicità innata, mentre la sua popolarità si deve prevalentemente ad un canale Youtube con oltre 75 mila iscritti.

È l’unico sopravvissuto di 11 fratelli

Stando alle uniche informazioni reperibili in rete sull’argomento, Boadi nasce nel 1962 e finisce le scuole nel 1979, nello stato del Ghana. Non prosegue gli studi, ma sviluppa un senso per la comicità che lo rende immediatamente popolare nella sua comunità. A quanto pare, inoltre, sarebbe un undicesimo fratello ed unico superstite (non è dato sapere a cosa sia sopravvissuto, almeno ad oggi).

È famoso per le dimensioni del naso

I suoi show satirico-comici sono stati pubblicati su Youtube, e la sua popolarità nasce soprattutto per la capacità di storpiare nomi di club inglesi (e poco dopo anche della nostra serie A). La sua (voluta) cattiva pronuncia di César Azpilicueta (capitano del Chelsea all’epoca) lo rende particolarmente virale nei social network spagnoli, e poco dopo uno show comico greco propone un’imitazione del suo personaggio.

Con un immancabile papillon nero oppure rosso, infatti, Akrobeto si diverte a storpiare i nomi dei club calcistici a qualsiasi livello, sfoggiando un modo di esprimersi incerto quanto spassoso, oltre ad una risata che, di fatto, lo renderà famoso anche dalle nostre parti.

Ha girato almeno 15 film e due serie TV

Anche su questo aspetto non sembrano esistere informazioni ufficialmente confermate: secondo IMDB i film a cui Akrobeto ha partecipato sono soltanto due (Away bus e The 2 Pilots), ma secondo la pagina Wikipedia (con tutti i dubbi del caso, come abbiamo visto, sulla sua credibilità) ce ne sarebbero almeno un’altra quindicina all’attivo. Altre fonti parlano di centinaia di film con Akrobeto protagonista, di cui pero’ non sembra facile trovare riscontro effettivo in rete.

Ha un profilo Instagram

Non tutti sanno, poi, che Akrobeto ha un profilo Instagram ufficiale con oltre 71 mila follower. Molti dei suoi video più famosi sono ovviamente il personaggio del conduttore sportivo che storpia i nomi delle squadre. Lo trovate qui: https://www.instagram.com/akrobeto_official.

Ha fatto un video in cui finge di ricevere un premio come miglior giornalista inglese

Mostrando una grande dose di auto-ironia, Akrobeto ha realizzato un video in cui mostra (in inglese) di aver ricevuto un premio prestigioso: miglior giornalista in lingua inglese, cosa che ovviamente cozza con le pronunce volutamente sbagliate che lo hanno reso celebre.

La sua risata è irresistibile

La risata sguaiata di Akrobeto è diventata, da sola, un meme riprodotto un po’ ovunque in rete.

Non è davvero un giornalista

Per quanto su Google sia spesso cercato come “giornalista africano“, in realtà è solo un comico che interpreta il personaggio del giornalista. Molti video più recenti sono caricati e rimessi su Youtube anche da blogger italiani, e per molti mesi si credeva che fosse davvero un giornalista a proporsi nella TV ganese in quelle veste. Cosa falsa perchè, lo ripetiamo, Akrobeto è un comico con un curriculum, peraltro, di tutto rispetto.

Fa finta di non saper pronunciare i nomi delle squadre

Uno dei video che lo hanno reso famoso in Italia prova a leggere i risultati di una giornata di Premier League:  Everton diventa evtoon, West Bromwich Albon diventa del tutto impronunciabile e con voce stridula, e poi c’è la serie A (da lui pronunciata seria A), naturalmente. Benevento diventa Benenevento, Fiorentina diventa Florentiiiina, Juventus diventa Giuventus e così via.

Dalla Serie A alla Terza Categoria: tutto sul calcio italiano

Quando si parla di calcio italiano sui media, il più delle volte ci si riferisce agli eventi della Serie A o, al massimo, a ciò che accade in serie B. Ma la piramide calcistica italiana ha molti altri livelli che coinvolgono la stragrande maggioranza di calciatori, tecnici, tifosi e squadre, spesso gestite tra mille difficoltà con bilanci risicatissimi e infrastrutture improponibili.

Diamo quindi uno sguardo a com’è strutturato il mondo del calcio italiano dall’apice alla base.

Foto di SeppH da Pixabay

Serie A

La categoria regina del nostro calcio è la Serie A. Nota in tutto il mondo poichè, nel corso degli anni, vi hanno giocato gran parte dei più grandi campioni che hanno fatto grande questo sport, ha subito molteplici mutazioni nel corso degli anni.

Seguendo le disposizioni emanate nella Carta di Viareggio del 1926 che riformulava l’ordinamento calcistico italiano, la Serie A nasce come campionato a girone unico a 18 squadre nella stagione 1929-30 (della complessa e variegata struttura che i campionati italiani hanno avuto prima di questa data ne parleremo magari in un altro articolo), unificando quindi i gironi che la componevano prima di quella data, da allora ha visto oscillare più volte il numero delle partecipanti da un minimo di 16 (per un totale di 30 campionati) ad un massimo di 21 (nel campionato 1947-48). La composizione attuale, adottata a partire dalla stagione 2003-04 è di 20 squadre.

Com’è noto, chi arriva prima alla fine del campionato vince il titolo, chiamato anche “scudetto” per via dello stemma a forma di piccolo scudo tricolore che la squadra vincitrice può affiggere sulla maglia nella stagione successiva.

Le squadre piazzate nelle ultime posizioni sono destinate a retrocedere in Serie B. Anche questo numero è variato spesso negli anni. Attualmente ne retrocedono 3 ma in alcuni anni ne sono retrocesse solo 2, altre volte 4.

Serie B

Secondo livello della piramide calcistica italiana, la Serie B è un campionato professionistico nato, come la massima serie, nella stagione 1929-30. Anche la struttura della Serie B ha cambiato più volte sia la composizione che il numero di partecipanti. In due occasioni (1933-34, 1934-35) le squadre di Serie B vennero divise in due gironi e due volte (1946-47, 1947-48) in tre. Ad esclusione delle quattro stagioni di cui sopra, la Serie B si è sempre giocata a girone unico con andata e ritorno, toccando un minimo di 16 partecipanti ed un massimo di 24. Attualmente in Serie B militano 20 squadre.

Il numero delle squadre che ottengono la promozione in Serie A generalmente è pari a quelle che da essa retrocedono ma, in particolari circostanze, dovute al riassestamente del numero di compagini ammesse alla Serie A o alla stessa Serie B, a volte il numero di promosse è variato, da un minimo di due ad un massimo di quattro squadre.

Dal campionato 2004-05 le promozioni dirette in Serie A sono due mentre un ultimo posto per la massima serie è destinato alla vincente dei play-off che giocheranno le squadre classificate tra la terza e l’ottava posizione.

Anche le retrocessioni sono state in numero variabile e, attualmente retrocedono in Lega Pro tre squadre direttamente e una quarta dall’esito dello spareggio tra sedicesima e diciassettesima classificate.

Serie C – Lega Pro

La Serie C-Lega Pro è l’ultimo livello professionistico del calcio italiano. L’evoluzione della Serie C-Lega Pro è stata lunghissima e incessante e l’attuale format di tre gironi da 20 squadre è stato adottato nella stagione 2014-15 con la denominazione di Lega Pro, divenuta poi Serie C-Lega Pro dalla stagione 2017-18.

Solo la squadra prima classificata di ogni girone ha diritto alla promozione in Serie B mentre la quarta e ultima promossa scaturisce da una lunghissima fase di play-off che si svolge nei mesi estivi e vedrà le squadre dei vari gironi incrociarsi in un unico tabellone con scontri ad eliminazione diretta.

Per ogni girone retrocederanno tre squadre, l’ultima classificata direttamente mentre quelle piazzatesi tra il 16° e il 19° posto giocheranno un turno di play-out (16ª contro 19ª, 17ª contro 18ª) che sancirà le altre due retrocesse in Serie D.

Serie D

La Serie D è la categoria più elevata del calcio dilettantistico. In realtà, più che di un vero e proprio dilettantismo il calcio della Serie D è praticato da giocatori semi-professionisti che, a volte, arrivano a guadagnare stipendi ai livelli dei giocatori di categorie ben superiori: si pensi che lo stipendio minimo sindacale per un giocatore di Serie A è, in base alla fascia d’età cui questi appartiene, dai 19 ai 25 mila euro annui, mentre, dati tabellari dei “rimborsi” (per i dilettanti si parla di “rimborso” e non di “stipendio”) per i calciatori afferenti alla Nega Nazionale Dilettanti, si evince come questi possano arrivare a guadagnare fino a 30 mila euro l’anno.

La Serie D è divisa in 9 gironi interregionali da 18 o 20 squadre provenienti da regioni contigue (le squadre sarde giocheranno nel Girone G con squadre campane e laziali mentre quelle siciliane nel Girone I con le squadre calabresi).

La vincente di ogni girone è automaticamente promossa in Serie C, mentre le classificate dal 2° al 5° posto di ogni girone, più le finaliste ed una semifinalista di Coppa Italia di Serie D disputeranno dei play-off da cui scaturirà una classifica di merito da utilizzare in caso di (praticamente inevitabili) ripescaggi per sopperire alla mancata iscrizione di una o più squadre in Serie C.

Da ogni girone retrocederanno quattro squadre, due direttamente e altre due a seguito di play-out.

Eccellenza

L’Eccellenza è il massimo campionato regionale. Mentre, infatti, i gironi di Serie D sono composti da squadre provenienti da più regioni contigue, in Eccellenza, ad esclusione delle squadre valdostane che trovano ospitalità nei gironi piemontesi, le squadre apparterranno solo ad una regione e sarà la divisione locale della Lega Nazionale Dilettanti a gestirne lo svolgimento in base alle linee guida nazionali.

Ad esclusione di Lombardia ed Emilia Romagna in cui si disputano tre gironi di Eccellenza, in tutte le altre regioni ve ne saranno solo uno o due per un totale di 28 gironi.

La composizione dei gironi di Eccellenza variano dalle 14 alle 18 squadre.

Il campionato di Eccellenza garantisce la promozione in Serie D alla vincente di ognuno dei 28 gironi più altri sette posti che scaturiranno da play-off nazionali e un ulteriore posto che spetterà alla vincitrice della Coppa Italia Dilettanti (che si disputa tra le squadre iscritte ai campionati di Eccellenza e di Promozione).

Le retrocessioni invece avverranno in maniera diversa da regione a regione e verranno influenzate dal numero di squadre promosse in Serie D: più squadre verranno promosse da un girone meno dallo stesso ne retrocederanno.

Promozione

I campionati di Promozione si disputano a livello regionale in più gironi composti da squadre provenienti da province contigue.

Ad esclusione di Molise e Basilicata che hanno un solo girone di Promozione, le altre ne hanno dai due ai sei (la sola Lombardia). Le squadre Valdostane partecipano nei gironi di Promozione Piemontesi.

Anche in questo caso, per quanto riguarda promozioni e retrocessioni, fatta salva la promozione delle prime classificate e la retrocessione dell’ultima, il resto dipenderà da quanto accadrà nelle categorie superiori.

Questo è il primo campionato in cui, da regolamento, l’arbitro scende in campo accompagnato dai guardalinee mentre nelle categorie inferiori, a parte diverse disposizioni regionali, le gare sono dirette dal solo arbitro principale.

Prima Categoria

Se fino ad ora abbiamo analizzato campionati in cui, grosso modo, tutti i calciatori ricevono una seppur piccola forma di indennizzo economico (anche se, ricordiamolo, dalla Serie D in poi non è obbligatorio), ora entriamo nel campo del dilettantismo puro, dove i giocatori “rimborsati” sono generalmente una minoranza.

La Prima Categoria è la culla del calcio dilettantistico puro. Ogni regione ha vari gironi di prima categoria (per un totale di ben 105 gironi complessivi) dove generalemente tutte le squadre appartengono alla stessa provincia o, a volte, a più province limitrofe.

Per le promozioni e le retrocessioni vale quanto già detto per il campionato di Promozione.

Seconda Categoria

Penultimo livello della piramide del calcio italiano è la Seconda Categoria che conta in tutta Italia ben 185 gironi, generalmente a livello provinciale ma molte province hanno più di un girone. Rarissimi i casi in cui in un girone sono inserite squadre provenienti da province diverse e, quando ciò avviene, è sempre quando una o più squadre, per motivi logistici, trovano più comodo essere inserite in un girone diverso da quello della propria provincia di appartenenza. Mentre fino alla Prima Categoria generalmente i gironi sono di 16 squadre, in Seconda Categoria il loro numero oscilla dalle 11 alle 16.

Per le promozioni e le retrocessioni vale quanto già detto per il campionato di Promozione e Prima Categoria.

Terza Categoria

Questo è l’ultimo livello della nostra piramide, con 232 gironi in cui tutte le squadre appartengono alla stessa provincia e oltre 2.000 squadre partecipanti. Qui gli arbitri spesso sono ragazzini ancora minorenni alle prese con le prime prove al fischietto mentre tra i giocatori si possono trovare anche attempati signori con un po’ di pancetta e piedi poco educati (non che i piedi educati in questa categoria siano all’ordine del giorno). Ma forse questa è la categoria in cui si gioca il vero calcio, quello più genuino e divertente (per i giocatori), dove la tattica è un’utopia e la tecnica un sogno, il premio partita è una birra al bar e per la promozione il presidente paga una pizza a giocatori e staff (in questo caso per “staff”, il più delle volte dobbiamo intendere un allenatore, un dirigente accompagnatore e un fac-totum). E se si arriva ultimi: chissenefrega, tanto non si retrocede, appuntamento all’anno prossimo sperando che sarà migliore!

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Calcio: le 10 Goleade più clamorose della storia!

La cosiddetta Goleada è un termine più che altro giornalistico e si manifesta sui campi da gioco quando una squadra o entrambe segnano almeno 4 gol. Quando questa grandinata di gol – che non avviene sovente tra squadre di pari categoria -, si realizza è un avvenimento che fa parlare i tifosi che tessono le lodi dei vincitori e scherniscono i perdenti. Alcune goleade sono una vera e propria onta sulla storia di un club o di una nazionale e della loro intera tifoseria e alcune di esse sono state così clamorose da essere entrate ormai nella memoria storica collettiva non solo calcistica.

In questo pezzo vogliamo proporvi alcune delle partite finite in goleada che più sono rimste sulla bocca degli appassionati del calcio, non tanto per il numero di gol ma per il clamore da esse suscitate, non sarà quindi una classifica delle partite con il risultato più ampio ma tratterermo solo le goleade più significative per la storia del calcio. Per ovvi motivi, ci riferiremo solo a campionati professionistici o, comunque, a match giocati in campionati prestigiosi o in competizioni di carattere internazionale di particolare rilevanza, poichè andare a cercare risultati assurdi in copetizioni dilettantitiche o di seconda fascia sarebbe un esercizio quasi impossibile e probabilmente inutile e poco interessante. Proprio in virtù del fatto che vogliamo concentrare l’attenzione sui campionati professionistici, eviteremo di includere i match antecedenti al 1950 quando anche i campionati più rinomati erano, di fatto, dilettantistici.

Alla fine della carrellata (la goleada più clamorosa la troverete ovviamente al n°10, quindi in fondo all’articolo) vi regaleremo alcune “chicche” sconfinando anche in altre competizioni sportive e nel mondo dilettantistico.

Australia – Samoa Americane: 31-0

Seppur questa partita sia stata giocata tra una nazionale – quella Australiana – composta solo da giocatori professionisti e che ormai da quattro edizioni è una presenza fissa alle fasi finali dei Mondiali, contro una nazionale di dilettanti sconosciuti – quella samoana – provenienti da un arcipelago del Pacifico in cui anche le pietre giocano a rugby (con ottimi risultati internazionali per la verità) e il calcio è visto più che altro come un ripiego per i ragazzi mingherlini, non possiamo esimerci dal menzionarla perchè da essa è scaturito il più rotondo risultato mai palesatosi su un campo di calcio in competizioni ufficiali per nazionali. Il Match si disputò l’11 aprile 2001 a Couff Harbour, in Australia, e terminò con l’incredibile risultato di 31 a 0 per i padroni di casa. Sempre in quella partita, l’australiano Archie Thompson stabilì il record per il maggior numero di reti messe a segno in una partita ufficiale (13). Ad oggi Thompson rimane detentore del solo record per quanto riguarda le competizioni FIFA poichè, nel 2007, il record per quanto riguarda qualunque competizione ufficiale gli è stato soffiato dal cipriota Panagiotis Pontikos che in patria realizzò ben 16 reti in una partita di terza divisione.

https://www.youtube.com/watch?v=0HSQsYL6RO4

Ungheria – El Salvador: 10-1

Quella maturata il 15 giugno del 1982 ai danni della nazionale salvadoregna rappresenta la peggiore sconfitta registratasi nella storia di un Mondiale (o la più larga vittoria, dipende dal punto di vista). Gli ungheresi non ebbero pietà dei centroamericani, sommergendoli con 10 gol, concedendone uno soltanto ai bianco azzurri (e quella rete è ancora oggi l’unica realizzata in una competizione mondiale dai salvadoregni). Ma le sventure della nazionale bianco azzurra non terminarono in Spagna poichè, al rientro in patria – che all’epoca era nel pieno della guerra civile che terminerà solo dieci anni dopo -, rischiarono di essere fucilati per il disonore arrecato alla patria. Eppure, tra le fila della “Selecta” (questo è il nomignolo della squadra di El Salvador) giocava un talento purissimo del calcio di nome Luis Alberto Gonzalez, detto El Magico, il quale subito dopo i Mondiali non si mosse dalla Spagna poichè venne acquistato dal Cadice, squadra di prima divisione. Di lui il grande Maradona ebbe a dire: “Provavamo a imitarlo ma era impossibile, era unico, uno dei migliori della storia”. Se lo ha detto Maradona gli crediamo, anche se di lui si ricordano più le avventure galanti con donne bellissime che i risultati sul campo da gioco. Per quanto riguarda l’Ungheria, a tutt’oggi è l’unica squadra ad essere riuscita a segnare 10 gol in una fase finale dei Mondiali. Seppur nel match siano state realizzate ben 11 reti complessive, il record di gol realizzati in una partita delle fasi finali dei Mondiali spetta a Svizzera-Austria nei quarti di finale del torneo del ’54, terminata 7-5 per gli elvetici.

PSV Eindhoven – Feyenoord: 10-0

Il 10 a 0 con cui il PSV Eindhoven ha schiantato il Feyenord il 24 ottobre del 2010 è il risultato con maggiore scarto tra due squadre che hanno in bacheca una Coppa dei Campioni/Champions League (oltre al trofeo continentale più prestigioso il Feyenoord ha vinto due Coppe UEFA mentre il PSV una). La partita, seppur giocata con la formazione tipo da entrambe le squadre, venne condizionata dall’espulsione di Leerdam al 34°, da quel momento il Feyenoord uscì completamente dal campo tanto che nella ripresa incassò ben 8 dei 10 gol totali. Difficilmente la squadra di Rotterdam riuscirà a lavare l’onta subita contro gli acerrimi rivali di Eindhoven ma, a parziale consolazione, mesi dopo, nel match di ritorno, si imposero per 3 a 1.

Pescara – Juventus: 5-1

Forse questa partita non ha la rinomanza internazionale delle altre, ma nel nostro campionato rappresenta un caso quasi unico poichè mai una delle grandi “corazzate” storiche del calcio italiano aveva subito un passivo così pesante contro una squadra di bassa classifica, tra l’altro già retrocessa. Il Pescara, in quella stagione, aveva già fatto l’abitudine ai 5 gol: ma a prenderli più che a farli! Infatti aveva perso 5 a 4 contro il Milan, 5 a 3 contro l’Ancona e 5 a 2 contro l’Udinese. La Juve invece, sebbene si fosse resa protagonista di un campionato in sordina chiuso al quarto posto, il 19 maggio si era aggiudicata la terza Coppa UEFA della sua storia vincendo nella doppia finale il Borussia Dortmund. Del 5 a 1 abbruzzese resteranno agli annali la doppietta di quel Max Allegri che, venti anni dopo, diventerà l’allenatore pluricampione della Juventus due volte finalista (perdente) di Champions, il meraviglioso gol in rovesciata di Borgonovo e il gol di Antonio Martorella che in quella partita realizzò la sua prima e unica reta in serie A ma che, 19 anni dopo, scendendo di categoria in categoria fino a giocare in tutti i campionati professionistici e dilettantistici, si aggiudicò la palma di primo calciatore ad aver segnato in ogni categoria del calcio italiano.

Charlton Athletic – Huddesfield Town: 7-6

La partita che vogliamo ricordare ora, risalente al 21 dicembre 1957, non ha il prestigio di una competizione internazionale – stiamo parlando di un match di seconda divisione inglese – né, in termini di classifica ha significato molto per le due contendenti che resteranno entrambe nella medesima categoria (seppur al Charlton sfuggì la promozione per un solo punto). Ma abbiamo scelto di inserirla nella nostra classifica delle 10 più clamorose goleade della storia per il modo in cui è maturata. In un’epoca in cui non era ancora possibile effettuare sostituzioni nelle partite di calcio, il capitano del Charlton, Derek Ufton, subì un infortunio alla spalla che lo costrinse al ricovero in ospedale e a lasciare la squadra in 10 già dal 17° minuto. L’Huddersfield approfittò dell’inferiorità numerica dei padroni di casa e si portò sul 2 a 0. Al rientro in campo dopo l’intervallo il Charlton accorciò subito le distanze ma, subito dopo, gli ospiti realizzarono altre 3 reti. Al 62° il tabellino segnava impietosamente Charlton 1 Huddersfield 5. Ma la squadra di casa, con uno scatto d’orgoglio, dal 63° al’81° realizzò ben 5 reti, portandosi sul 6 a 5 nonostante l’uomo in meno. All’86° la doccia fredda si materializzò con il pareggio dell’Huddersfield. Ma i locali avevano ormai capito che quello era il loro giorno di gloria e qualla era la partita che lo avrebbe fatti restare nella storia, non si accontentarono del pareggio e attaccarono a spron battuto sotto il diluvio incessante che aveva trasformato il campo da gioco in un pantano. Come nel più classico dei film, all’ultimo minuto, Ryan segnò il gol del 7 a 6 e quella partita diventò leggenda.

Barcellona – Paris Saint Germain: 6-1

Tornando a tempi più recenti: come dimenticare il 6 a 1 che il Barcellona inflisse al Paris Saint Germain nel ritorno degli ottavi di finale di Champion League del 2017, dopo aver perso l’andata a Parigi per 4 a 0? Mai nessuno era riuscito a ribaltare un passivo di 4 gol subii all’andata ma il Barcellona di Messi non è mai stato “nessuno”. Partenza lampo per i blaugrana che segnano con Suarez alla prima azione poi, sul finire della prima frazione, arriva il raddoppio di Iniesta. Il tempo di un tè caldo e il Barcellona, in apertura di ripresa, realizza con Messi il gol del 3 a 0. Ora al Barça servirebbe un solo gol per pareggiare i conti e andare ai supplementari. Ma il PSG, fino a quel momento completamente annichilito dai catalani, si sveglia e prima prende un palo con Cavani e poi è lo stesso uruguaiano a realizzare il gol del 3 a 1. A questo punto sembra finita, la stanchezza inizia a farsi sentire e il Barcellona dovrebbe realizzare tre reti per passare il turno (se anche ne realizzasse 2 il totale di 5 a 5 qualificherebbe il PSG in virtù del gol segnato in trasferta). Ma nulla è impossibile per una squadra di marziani e gli ultimi 8 minuti della partita ne saranno la dimostrazione lampante.

Al 43°, infatti, Neymar realizza il gol del 4 a 1 e, due minuti più tardi, un rigore di Messi porta il risultato sul 5 a 1. Ora al Barça serve un solo gol nei 6 minuti di recupero restanti. Il destino ha stabilito che ad entrare nella storia debba essere il neo entrato (e fino ad allora quasi sconosciuto) Sergi Roberto che, raccogliendo un pallone buttato in area alla disperata, lo insacca per il 6 a 1 finale. La partita passerà alla storia per la caratura dell’impresa, anche se il Barcellona non supererà il turno seguente quando la Roma, in una sorta di scena già vista ma a campi invertiti, ribalterà il 4 a 1 del Camp Nou vincendo per 3 a 0 all’Olimpico, qualificandosi per la semifinale poi persa contro il Liverpool che si aggiudicherà la Coppa dalle grandi orecchie.

Italia – Germania: 4-3

Una tra le partite più iconiche della storia del calcio. In Italia ancora oggi se ne parla come se fosse stata una finale vinta, quando invece era “solo” un incontro di semifinale del Mondiale di Messico ’70, poi vinto dal Brasile di Pelè che in finale ci rifilò un’altra goleada: 4 a 1. Ma il match del 17 giugno 1970 è comunque ricordata come “la partita del secolo” e una targa apposta alle tribune dello Stadio Azteca di Città del Messico la commemora ad imperitura memoria.

Aztekenstadion.jpg on de.wiki autor: Hellner – Placca commemorativa di Italia – Germani 4-3 all’esterno dello Stadio Azteca.

Il motivo del mito che ancora ammanta questa partita va ricercato nei pirotecnici tempi supplementari che la contraddistinsero. I 90 minuti regolamentari, infatti, si erano chiusi sul risultato di 1 a 1 dopo che, all’ultimo minuto, Schnellinger aveva pareggiato il vantaggio di Boninsegna dell’8° minuto di gioco. i tempi supplementari invece regalarono una girandola di 5 indimenticabili gol che sancirono il risultato finale di 4 a 3. La partita, oltre ad aver ispirato un film, è considerata una sorta di spartiacque culturale italiano tra gli anni della ricostruzione post-bellica e gli anni settanta.

Spagna – Olanda: 1-5

La vendetta, si sa, è un piatto che va servito freddo e gli olandesi ebbero molta pazienza, aspettando ben 4 anni, ma alla fine la sconfitta nell’ultimo atto del Mondiale di 4 anni prima in Sudafrica venne fatta pagare a caro prezzo dagli Orange con un sonoro 1-5 contro i Diavoli Rossi, campioni in carica e dominatori incontrastati del calcio di quegli anni, in cui vinsero consecutivamente due Europei ed un Campionato del Mondo. Il caso volle che le due finaliste dell’ultima edizione del Campionato del Mondo, si ritrovassero nello stesso girone eliminatorio nel Mondiale brasiliano. Dopo un primo tempo equilibrato terminato sull’1 a 1, nella ripresa gli olandesi dilagarono con altre 4 reti. Gli spagnoli, perdendo anche il match successivo contro il Cile, abbandonarono subito il sogno di bissare il successo ottenuto in terra d’Africa. L’Olanda, dal canto suo, arrivò fino alle semifinali, venendo eliminata dall’Argentina (che poi perse il titolo contro la Germania) e nella finalina per il terzo posto, distrusse per 3 a 0 i padroni di casa già fiaccati nel morale dalla semifinale persa contro i tedeschi (di cui parleremo tra pochissimo).

Bayern Monaco – Barcellona: 8-2

A causa della pandemia da Covid-19, la Champions League 2019-20 (così come l’Europa League), ha visto svolgersi le fasi finali ad eliminazione diretta nell’inedita modalità della gara unica da giocarsi in Portogallo. I quarti di finale videro contrapporsi due tra le più blasonate squadre del panorama calcistico mondiale: Bayern Monaco e Barcellona. Nonostante le attese pronosticassero un incontro equilibrato e giocato sul filo del risultato, la realtà fu ben diversa. I bavaresi macellarono i catalani sommergendoli con 8 gol, in quella che è la peggiore umiliazione mai subita dalla formazione blaugrana. I postumi della sconfitta si fanno sentire ancora oggi dalle parti del Camp Nou dove la squadra – eliminata dalla Champions agli ottavi dal PSG che, a sua volta ha vendicato la disfatta di 4 anni fa di cui abbiamo parlato poco sopra -, sembra essere sempre più in crisi d’identità, di risultati (anche se i giochi per lo scudetto sono ancora aperti) e – cosa non irrilevante – economica. Dopo la disfatta contro il Bayern – che poi andò a vincere la coppa nella finale contro il PSG – lo stesso Messi paventò un clamoroso abbandono della squadra che lo aveva accolto sin da piccolo ma, a distanza di un anno, sembra proprio che per il Barça un ciclo durato quasi venti anni sia giunto ormai al temine.

https://www.youtube.com/watch?v=ZUHcTv-CrCU

Germania – Brasile: 7-1

Nell’elenco dei risultati più clamorosi e imprevedibili di sempre questo non può non occupare la prima posizione. Dato il blasone e la qualità di entrambe le squadre, il pronostico di una simile partita è aperto come per poche altre ma un risultato di 7 a 1 per la Germania contro i padroni di casa del Brasile – che sognavano di raggiungere la finale per vincere la Coppa del Mondo davanti al proprio pubblico, a riscattare la finale casalinga persa contro l’Uruguay nell’altra edizione ospitata dai carioca nel lontano 1950 – era un risultato davvero poco prevedibile. Invece, dopo appena mezz’ora – tra la costernazione del pubblico sugli sfalti e lo sbigottimento dei telespettatori di mezzo mondo – i tedeschi erano già in vantaggio per 5 a 0, dando l’impressione di poter realizzare un gol ad ogni azione. Alla fine il match terminò 7 a 1 ma la sensazione fu che nel secondo tempo i tedeschi si siano letteralmente fermati per riposarsi in vista della finale ormai in cassaforte e non infierire troppo sugli ormai affranti giocatori di casa. La Germania in finale domò l’Argentina in una gara ben più combattuta, aggiudicandosi la quarta coppa della sua storia. Il Brasile, invece, uscì dal campo demoralizzato e ridimensionato e, da allora, non ha mai più dato l’impressione di essere una squadra di primissima fascia come era sempre stata considerata da un secolo a questa parte.

Altri risultati curiosi e clamorosi dal calcio e da altri sport

Norvegia U20 – Honduras U20: 12-0

Questo match tra due formazioni Under 20 giocato nella fase finale del mondiale di categoria del 2019 ha battuto due record: è stata la partita con il maggior scarto in una fase finale di una competizione FIFA (Australia – Samoa di cui abbiamo parlato prima si riferisce ancora alle fasi di qualificazione) e l’allora giovane promessa del calcio internazionale Erling Haaland – ora stella pregiata e indiscussa del calcio mondiale – segnando 9 gol, ottenne il record di gol in una sola partita di un singolo giocatore (sempre per quanto riguarda le fasi finali di una competizione FIFA).

AS Ademo – SO de l’Emyrne: 149-0

Si, avete letto bene, il risultato finale di questa partita giocata il 31 ottobre 2002 tra due squadre della massima serie del Madagascar fu 149-0. Ma, badate bene, il risultato è frutto di 149 autoreti autoinflitte dai padroni di casa per protesta a seguito di presunti errori arbitrali a favore della loro diretta concorrente per il titolo. A seguito dell’incontro, l’allenatore e alcuni gicatori dell’Ademo vennero pesantemente squalificati dalla giustizia sportiva.

Rugby: Nuova Zelanda – Giappone: 145-17

Cambiamo adesso sport e parliamo di un risultato eclatante verificatosi nelle fasi finali del Mondiale di rugby in Sudafrica del ’95 (le cui vicende politiche e sportive sono state magistralmente immortalate dal film Invictus di Clint Eastwood con Morgan Freeman e Matt Demon). Nel girone eliminatorio gli All Blacks della Nuova Zelanda (che poi arrivarono fino in finale dove vennero sconfitti dai padroni di casa) sommersero di mete i malcapitati giapponesi per un punteggio finale di 145 a 17. Va comunque riconosciuto ai giapponesi che segnare 17 punti agli All Blacks dell’epoca era una cosa tutt’altro che semplice.

Basket: Nuova Zelanda femminile U17 – Palau femminile U17: 135-8

Chiudiamo con questa chicca che proviene dal Campionato Oceanico di basket femminile under 17 del 2017, quando le ragazze neozelandesi sconfissero le pari età provenienti dell’arcipelago di Palau con il risultato di 135 a 8, chiudendo il primo quarto con il risultato di 62 a 0. Ovviamente stiamo parlando di sport giovanile a livello dilettantistico e Palau è un arcipelago-stato di appena 21.000 abitanti, quindi nonostante il punteggio, non possiamo che porgere il nostro plauso alle ragazze palauane che comunque si sono messe in gioco contro la nazionale di uno stato ben più popoloso e ricco di infrastrutture. Certo è che un tale risultato è davvero clamoroso.

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Pneumatici moto sportivi, doppia vittoria per Metzeler

È tempo di classifiche comparative per gli pneumatici moto, in vista del ritorno della bella stagione che permetterà di rimettersi di nuovo in sella, ma la competizione in questo settore non sembra davvero avere storia: è infatti Metzeler a trionfare nei primi due test dell’anno 2021, confermandosi ancora il riferimento principale per gli appassionati di due ruote, sportive e non.

Gomme Metzeler, preferite da utenti e critica

Il brand dell’elefantino è da anni sulla cresta dell’onda, e anche i dati di vendita dei principali e-Commerce italiani dedicati alle gomme moto, come Euroimport Pneumatici, confermano il gradimento presso i biker. Al consenso degli utenti si accompagna una generale valutazione positiva da parte degli addetti ai lavori, che riconoscono all’azienda fondata nel 1863 da Robert Friedrich Metzeler la grande capacità di innovare e garantire performance di elevata qualità.

Doppia vittoria nei test comparitivi

L’ennesima dimostrazione del predominio di Metzeler l’abbiamo avuta in queste settimane, con la pubblicazione dei primi test comparativi sulle gomme moto del 2021: per la precisione, quello della rivista specializzata in moto sportive PS e quello di Motorrad, che in entrambi i casi hanno visto emergere come vincitore assoluto un modello della compagnia bavarese.

Il miglior pneumatico sportivo dell’anno

Il primo test dell’anno è stato quello di PS, che ha messo a confronto sei pneumatici sportivi omologati per la strada, nelle misure 120/70 ZR17 per la ruota anteriore e 200/55 ZR17 per la ruota posteriore; i giudici hanno messo sotto esame sei diversi modelli, ovvero Bridgestone S22, Dunlop SportSmart TT, Michelin Power 5, Continental SportAttack 4, Metzeler M9 RR o Pirelli Diablo Rosso Corsa II, montati su una Yamaha YZF-R1.

I tester hanno definito il Metzeler M9 RR un “equilibrato tuttofare”, che si caratterizza perché in possesso di un battistrada “sviluppato alla perfezione”, ottimo anche nelle prove su asfalto bagnato e condizioni di pioggia, rappresentando quindi una “scelta eccellente per i motociclisti sportivi, che cercano un pneumatico in grado di affrontare tutte le situazioni”.

Motorrad incorona i migliori pneumatici sport touring

Molto particolare l’altro test, a cura della redazione di Motorrad, che ha messo a confronto le prestazioni di 7 modelli di pneumatici sport touring montati su una BMW F 900 XR, guidata per cinque giorno attraverso la regione francese della Provenza, con test addizionali in circuito per valutare i candidati in un’estesa varietà di condizioni.

Oltre al Metzeler Roadtec 01 SE (abbreviazione di “Sports Edition”), sotto esame c’erano Michelin Road 5 GT, Pirelli Angel GT II, Continental ContiRoadAttack 3, Dunlop RoadSmart III e Bridgestone T 32: al termine di questa complessa comparativa, il modello dell’elefantino si è guadagnato la vittoria finale – con titolo di “Test Winner” – nonché l’etichetta di “best buy” nelle categorie “strade di campagna / vita quotidiana” e “usura” per l’elevata resistenza all’usura e guidabilità.

Vittoria assoluta per le gomme Metzeler

In particolare, il Metzeler Roadtec 01 SE ha mostrato buone performance sul bagnato e al chilometraggio, e risulta in possesso di caratteristiche di “straordinaria sportività”, meritando quindi la vittoria della prova, che ha fatto emergere anche le peculiarità della gomma in termini di maneggevolezza, grip, precisione e stabilità.

I severi giudici tedeschi hanno riservato parole d’elogio allo pneumatico Metzeler, apprezzandone in particolare il grip sotto la pioggia, “fenomenale nonostante la spiccata sportività”, e notandone anche il buon equilibrio tra pneumatici anteriori e posteriori, grazie alla zona della spalla liscia che, insieme alla mescola di gomma rivista, conferiscono allo pneumatico una “sportività eccezionale”.

Nella vita di tutti i giorni, Metzeler ispira con il suo “comportamento di sterzo neutro e buona maneggevolezza”. Infine, avendo registrato la minor usura rispetto alla concorrenza, i tester hanno anche definito Roadtec 01 SE come il “re del chilometraggio”.

Al via la UEFA Conference League. Turni preliminari già da luglio

Il calendario calcistico europeo dalla stagione 2021-22 si arricchirà di una nuova competizione per club, denominata UEFA Conference League, ai nastri di partenza con i turni preliminari già dal prossimo mese di luglio.

In linea con i recenti programmi della UEFA di cercare di dare uno spazio sempre maggiore ai campionati “minori” per poter loro permettere di crescere anche in contesti internazionali, la nuova competizione per club avrà una struttura “gerarchica” completamente differente rispetto a quella delle sorelle maggiori UEFA Champions League ed UEFA Europa League.

Criteri per l’accesso alla competizione

Infatti, mentre l’accesso alle due storiche leghe è meritocraticamente subordinato al ranking UEFA per cui, più è alto il punteggio di una nazione più saranno le squadre che parteciperanno alla competizione (ad esempio: Spagna, Inghilterra, Germania e Italia, le prime 4 del ranking, hanno di diritto 4 squadre già ai gironi di Champions mentre, San Marino, ultima, ha garantito un solo posto nei preliminari), per la Conference League il discorso sarà diverso, il ranking influirà ma avrà un maggiore peso nella parte mediana della classifica e ne avrà di meno agli estremi, come nello schema di seguito:

  • alle nazioni dal 1º al 5º posto (Spagna, Inghilterra, Italia, Germania, Francia), spetterà una sola rappresentante;
  • alle nazioni dal 6º al 15º posto (tra cui Portogallo, Olanda e Russia), spetteranno due rappresentanti;
  • alle nazioni dal 16º al 50º posto (tra cui Svizzera, Repubblica Ceca, Polonia, Svezia), spetteranno tre rappresentanti;
  • alle nazioni dal 51º al 55º posto (Galles, Islanda, Estonia, Andorra e San Marino), spetteranno due rappresentanti;
  • Per il Liechtenstein che non organizza un campionato ma solo la coppa nazionale, parteciperà la vincitrice della stessa.

Salta subito all’occhio come mentre all’Italia spetterà un solo posto in griglia, a San Marino ne spetteranno due e a Gibilterra, 49° nel ranking, ben tre. Ma, come detto in apertura, lo spirito della competizione è proprio quello di dare più spazio e visibilità ai campionati minori o, nelle parole del presidente UEFA Ceferin, promotore della manifestazione: “Competizioni inclusive significano più partite per più club e più federazioni“.

Il nuovo format

In base al campionato di appartenenza, un posto in tabellone può essere conquistato o tramite piazzamento in campionato o tramite la vittoria della coppa nazionale.

Per le squadre di prima fascia, tra cui l’Italia, si qualificherà la meglio piazzata in campionato che non abbia conquistato l’accesso a Champions League o Europa League, quindi sarà o la sesta – se la vincitrice della coppa o la finalista perdente non siano arrivate tra le prime cinque – o la settima classificata (quest’anno, ad esempio, per l’Italia, a meno di incredibili scossoni in classifica, si qualificherà in Conference League la settima in campionato poichè le finaliste di Coppa Italia, Juventus e Atalanta, hanno ormai un piede e mezzo almeno in Europa League).

Come funzionano i preliminari

L’estate sarà particolarmente attiva per le squadre qualificate e, già da luglio, inizieranno i turni preliminari che scremeranno le fila delle contendenti fino ad arrivare alle 32 che daranno vita agli otto gironi.

Il meccanismo dei preliminari per partecipare alla competizione è particolarmente cervellotico e si incastrerà con i turni preliminari di Champions ed Europa League da cui verranno “ripescate” alcune squadre ivi eliminate e inserite in tabellone (qui potete trovare lo schema pubblicato sul sito dell’UEFA, per la verità particolarmente astruso da decifrare), ma cerchiamo di riassumervelo: innanzitutto 10 posti verranno assegnati alle perdenti dell’ultimo turno di playoff di Europa League (playoff ai quali, a sua volta, parteciperanno anche squadre eliminate dai preliminari di Champions), 5 posti saranno garantiti da un percorso di turni preliminari dedicato alle squadre vincitrici di campionato nazionale ma fatte fuori nei primi turni eliminatori di Champions League (questo strano meccanismo garantisce la rappresentanza nei gironi di Conference di 5 squadre appartenenti a campionati che probabilmente non saranno rappresentati nelle fasi finali delle altre due competizioni UEFA, tutto ciò a favore, come da intenzione, delle piccole realtà calcistiche) e i 17 posti rimanenti verranno giocati dalle restanti squadre in 4 turni ad eliminazione, nell’ultimo dei quali faranno il loro ingresso in campo le aventi diritto dei 5 campionati con il coefficiente più alto (Spagna, Inghilterra, Italia, Germania e Francia).

Il calendario della manifestazione e il suo impatto nel “mondo” UEFA.

I preliminari inizieranno l’8 luglio per finire il 26 di agosto. Dal 6 settembre al 9 dicembre si giocheranno i gironi eliminatori dai quali usciranno i nomi delle prime classificate che andranno direttamente agli ottavi di finale e delle seconde che si giocheranno l’accesso agli ottavi con uno spareggio contro le terze classificate dei gironi di Europa League. La prima finale della nuova competizione si disputerà il 25 maggio 2022 nella bellissima National Arena di Tirana (ennesimo tributo alle realtà calcistiche “minori”).

La vincitrice della manifestazione avrà diritto a partecipare alla prossima edizione dell’Europa League.

In virtù dell’introduzione della Conference League, oltre alla rivoluzione dei turni preliminari di tutte le competizioni UEFA, cambierà anche il format dell’Europa League che vedrà diminuire il numero di gironi dagli odierni 12 a 8, passando da 48 a 32 squadre. I match di Conference si giocheranno il giovedì, in concomitanza con le partite di Europa League.

Grazie alla nuova competizione, la UEFA ha calcolato che dalla stagione 2021-22 ben 34 federazioni su 55 potrebbero essere coinvolte con una loro rappresentante nella fase a gironi dei tornei europei e si sta già pensando, entro pochi anni, di raddoppiare il numero di gironi in maniera tale da avere almeno una rappresentante per federazione.

Com’è vista la Conference League dagli addetti ai lavori?

Di certo le federazioni meno prestigiose aspettavano con ansia una competizione a portata delle “piccole tasche” che potesse dare lustro anche ai campionati meno conosciuti e permettere ad una maggiore pletora di giocatori, allenatori, dirigenti e tifosi di confrontarsi con il “calcio che conta”.

L’UEFA, dal canto suo, potrà vendere meglio il suo marchio avendo più visibilità e, in fondo, questo tentativo di “democratizzare” il calcio, crediamo sia un ottimo veicolo di marketing nonchè un ottimo messaggio di inclusività. Forse le uniche a storcere il naso saranno le squadre rappresentanti dei 5 campionati maggiori che dovranno affrontare il doppio turno di impegni settimanali, con annessi e connessi, in una competizione dallo scarso appeal.

Ma c’è il rovescio della medaglia anche per loro: è probabile che una squadra italiana, spagnola, francese, tedesca o francese nei gironi vada a trovare squadre di valore ancora più modesto rispetto a quelle che troverebbe in Europa League (e ne abbiamo viste di molto modeste). Ciò implica che su 6 partite dei gironi, magari in 3 o 4 di queste (se non in tutte e 6) potranno permettersi il lusso di far ampio turn over, dando spazio a tanti ragazzi della primavera cui far fare esperienza sanza troppe paure per giocare quasi riposate le partite di campionato, cosa che non potranno fare le squadre impegnate in Champions ed in Europa League. Quindi, da febbraio in poi, i giochi si faranno duri anche per le squadre superstiti di Conference League cui spetteranno match più equilibrati ma, a quel punto, l’orizzonte di un trofeo da mettere in bacheca sarebbe vicino e, come sempre, allettante. Crediamo quindi che, alla fine, se ne faranno una ragione anche loro.

Estrazioni del Lotto di oggi, sabato 13 marzo 2021

Verifica la tua giocata con le estrazioni del lotto di oggi. Oggi mostreremo numeri che sono stati estratti ufficialmente al Lotto, ma anche al SuperEnalotto, numero Jolly e SuperStar, 10eLotto: i numeri vincenti di oggi, 25 febbraio, saranno mostrate a breve su questa pagina.

Estrazioni del Lotto 13 marzo

SABATO 13 FEBBRAIO 2021

Disponibile più tardi

SIMBOLOTTO

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Estrazione 10eLotto legata al Lotto

I 20 numeri vincenti dell’estrazione del Lotto di Giovedì 13/03/2021

Disponibile più tardi

Verifica la tua giocata

Per verificare se hai effettivamente vinto, inserisci il codice di 16 cifre del tuo biglietto nel sito ufficiale:

www.adm.gov.it

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Estrazioni del Lotto di oggi, giovedì 11 marzo 2021

Verifica la tua giocata con le estrazioni del lotto di oggi. Oggi mostreremo numeri che sono stati estratti ufficialmente al Lotto, ma anche al SuperEnalotto, numero Jolly e SuperStar, 10eLotto: i numeri vincenti di oggi, 25 febbraio, saranno mostrate a breve su questa pagina.

Estrazioni del Lotto 11 marzo 2021

GIOVEDI 11 marzo 2021

GIOVEDÌ 11 MARZO 2021
Ruote 1°
Estratto 2°
Estratto 3°
Estratto 4°
Estratto 5°
Estratto
BARI 78 53 71 66 50
CAGLIARI 27 51 25 80 55
FIRENZE 2 37 18 41 47
GENOVA 32 77 84 86 16
MILANO 58 76 79 36 39
NAPOLI 61 90 81 3 35
PALERMO 54 56 35 64 7
ROMA 77 23 44 63 24
TORINO 44 3 40 38 69
VENEZIA 26 34 48 54 21
NAZIONALE 17 11 65 8 13  

SIMBOLOTTO

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Estrazione 10eLotto legata al Lotto

I 20 numeri vincenti dell’estrazione del Lotto di giorno 11 marzo 2021

2
3
23
26
27
32
34
37
44
51
53
54
56
58
61
71
76
77
78
90
NUMERO ORO
78
DOPPIO ORO
78
53

 

Verifica la tua giocata

Per verificare se hai effettivamente vinto, inserisci il codice di 16 cifre del tuo biglietto nel sito ufficiale:

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Il primo, storico, scudetto del Verona

Il 1985 è un anno storico per la città di Verona – al di là della passione o meno per il calcio dei singoli abitanti – perchè quello è stato l’anno del primo e finora unico scudetto della squadra scaligera.

Nella stagione 1981-82, dopo annate anonime passate a cavallo tra serie A e serie B, l’Hellas Verona del presidente Celestino Guidotti e dell’azionista di maggioranza Fernando Chiampan, guidata in panchina dal tecnico Osvaldo Bagnoli, ritorna in serie A con l’intenzione di restarvi  a lungo e fare campionati all’altezza delle ambizioni della piazza veronese. Nelle due stagioni successive, infatti, riesce a raggiungere la qualificazione alla Coppa UEFA, arriva per due volte in finale di Coppa Italia (perdendo contro Juventus e Roma) e si accasa costantemente nella “parte sinistra” della classifica. Ma questo è nulla rispetto a ciò che avvenne nella stagione 1984-85, entrata ormai nella storia della città e del calcio italiano.

Era un’epoca del tutto diversa rispetto ad oggi: in serie A c’erano solo 16 squadre, ognuna poteva tesserare solo due stranieri e il campionato italiano – grazie alla potenza economica di cui disponeva all’epoca l’intera nazione – ospitava il fior fiore dei campioni internazionali. Era l’anno in cui il Napoli acquistò Maradona dal Barcellona per la cifra, allora folle, di 13 miliardi di lire (i partenopei, proprio grazie all’ingaggio del gioiello argentino in squadra, terminarono il campionato con una media spettatori superiore ai 77.000 a partita), Platini era alla Juve, Rummenigge all’Inter e ancora: Socrates, Junior, Zico, Falcao, Boniek, Laudrup, l’intero gotha del calcio internazionale risiedeva in Italia, dando forma a quello che acquistò l’appellativo di “campionato più bello del mondo”.

Il Verona, per nutrire la propria ambizione, confermò il nocciolo duro di calciatori italiani della squadra delle annate precedenti – costituito dal portiere Garella, dai difensori Tricella, Volpati e Fontolan, dai centrocampisti Di Gennaro e Fanna e dall’attaccante Galderisi – ai quali affiancò due acquisti di grande caratura internazionale quali il difensore della nazionale tedesco con il vizio del gol Hans-Peter Brigel e l’attaccante danese, vice Pallone d’Oro in carica, Preben Elkjaer Larsen per tutti “Cavallo Pazzo”. Con una tale formazione, società e tifosi si aspettavano di confermare agevolmente i progressi delle ultime annate ma nessuno osava sperare di più.

Vigeva ancora la regola dei soli due punti per ogni vittoria, così come due erano le sostituzioni consentite (pensate che in 30 partite di campionato l’Hellas Verona fece giocare in tutto 17 giocatori; oggi, con la regola transitoria dei 5 cambi, in una sola partita un tecnico ne può fare giocare 16).

Il Verona parte forte e già dopo due giornate si ritrova da solo in testa alla classifica. Diviene campione d’inverno subendo solo una sconfitta, ad Avellino, durante tutto il girone d’andata, inseguita da vicino da  Torino, Inter e Sampdoria. Nella prima di ritorno fu affiancata in vetta dall’Inter ma, già la domenica successiva, si riappropriò del primato solitario che non abbanadonò più fino alla fine del campionato, perdendo solo un’altra partita contro il Torino (che finirà il campionato al secondo posto) e pareggiando ben 13 incontri. Gli scaligeri ottennero la vittoria matematica del campionato alla penultima giornata, pareggiando a Bergamo contro l’Atalanta. Era la prima volta dal 1969, quando lo scudetto oltrepassò il tirreno per far bella mostra di sè nella bacheca del Cagliari, che una “provinciale” non vinceva una scudetto, iscrivendo per la prima volta il suo nome nell’albo d’oro della manifestazione e, da allora, solo alla Sampdoria, nel 1991, riuscirà l’impresa di entrare nel ristretto club delle squadre che hanno vinto un campionato italiano.

Per capire la portata dell’impresa basti pensare che la Juventus di Platini, Boniek e Paolo Rossi – che il 29 maggio, dieci giorni dopo la fine del campinato, vincerà la sua prima Coppa dei Campioni nella tragica serata dell’Heysel – arriverà soltanto sesta in campionato a pari punti con il Milan, il Napoli di Maradona ottavo, l’Udinese di Zico dodicesima e la Lazio di Laudrup quindicesima e retrocessa. Il livello del campionato era altissimo e il lusso di poter sbagliare troppe partite di fila non era consentito. Bisognava saper dosare le forze e non farsi scappare neanche i pareggi che allora erano mezze vittorie mentre oggi è l’esatto contrario. Non a caso il Verona chiuse il campionato con il maggior numero di vittorie (15) e di pareggi (13), incassando solo 2 sconfitte.

Ma l’impresa non nasce dal caso, è frutto di programmazione, competenza, sacrifici, un’immancabile dote di buona sorte e, soprattutto di uomini che hanno dato il massimo.

La prima mensione d’obbligo va fatta  alle persone chiave della società, Guidotti e Chiampan, che ebbero il merito di credere nelle doti dell’allenatore Bagnoli, confermandolo dopo il vittorioso campionato di Serie B che valse la massima serie nell’82, assecondandolo nelle scelte ponderate e investendo una somma ingente di denaro per il budget medio di una “provinciale”. Bagnoli, dal canto suo, è stato negli anni abile a modellare la squadra sui giocatori che aveva a disposizione, creando un’ossatura chiave cui affidarsi ma aperto ad inserire gli innesti che le sessioni di mercato gli consegnavano. La rosa, poi, era costituita da uomini che crebbero in valore e prestigio individuale insieme alla squadra.

Il portiere Garella, ad esempio, dotato di uno stile “naif” ma efficace, l’anno dopo lo scudetto passò al Napoli divenendo una colonna portante della squadra di Maradona; il capitano Tricella, al Verona sin dal ’79 dove ha giocato anche negli anni della serie B così come il talentuoso Di Gennaro; il veloce attaccante Galderisi, arrivato giovanissimo dalla Juventus alla corte di Bagnoli, divenendo un punto fermo nonchè capocannoniere della squadra con 11 realizzazioni nella stagione dello scudetto; e poi l’uomo d’ordine per eccellenza, il centrocampista Pietro Fanna, giocatore d’esperienza che aveva già vinto uno scudetto con la maglia della Juventus nell’82, indispensabile nelle ripartenze come in copertura.

E poi, ancora: Fontolan, Bruni, Marangon, Volpati, giocatori che hanno hanno preso parte a quasi tutti gli impegni di quella mitica stagione ’84-’85, dando un contributo fondamentale alla vittoria finale. Teniamo per ultimi i due stranieri presenti in rosa: il tedesco Brigel e il danese Elkjaer. Il primo, già campione d’Europa con la sua nazionale nell’80 e vice campione del mondo nell’82 (e successivamente lo sarà nuovamente nel mondiale Messicano dell’86), pur arrivando a Verona tra lo scetticismo generale, fu protagonista di una stagione esemplare per qualità difensiva e fondamentale in fase offensiva, realizzando ben 9 gol in campionato, una prolificità sotto rete sconosciuta ai difensori dell’epoca.

Il danese, invece, arrivò in Veneto con un secondo posto nella classifica del Pallone d’Oro dell’anno precedente da difendere (chiuderà al terzo posto dietro ai francesi Paltini e Tigana la classifica della stagione 1985). Confermò il suo valore realizzando 8 reti (senza aver calciato rigori) e sfornando prestazioni mostruose al servizio della squadra di cui divenne l’idolo indiscusso, ricordato ancora oggi dai veronesi. Arrivò in Italia con il soprannome di “Cavallo Pazzo” – dovuto sia alla sua travolgente velocità in dribbling e in progressione che per il carattere fumantino – e se ne andò con il nomignolo di “Cenerentolo” affibbiatogli dopo aver realizzata un gol alla Juventus calciando senza scarpino.

Dopo quella gloriosa e storica stagione l’Hellas Verona non sarà più in grado di replicare un campionato di quella caratura, anche per via della cessione di alcuni dei pezzi forti della rosa (Fanna, ad esempio, pagato appena un miliardo dalla Juventus, l’anno dopo venne rivenduto all’Inter per 5 e mezzo) che ne minarono le prestazioni.

La stagione seguente il Verona chiuse al decimo posto, eliminata in Coppa Campioni agli ottavi nella doppia sfida derby contro la Juventus. Le stagioni seguenti, ad eccezione dell’86-87 chiusa con un buon 4° posto, decretarono un lento precipitare verso la serie B che si palesò nella stagione 89-90. Da allora, tra fallimenti, diversi cambi di proprietà, un continuo saliscendi tra A e B, con l’onta della Serie C in cui precipitò nel 2007, ora il Verona milita con buoni risultati in Serie A, accasandosi abitualmente a metà classifica, gestita da una società solida e oculata e allenata da un tecnico preparato e carismatico come Juric… il calcio dal lontano 1985 è cambiato moltissimo ma la figura di Juric e di tanti suoi calciatori ricordano tanto gli eroi di quello storico Verona Campione d’Italia, chissà che la storia non possa ripetersi…

Foto di copertina Di El passs on the Italian Wikipedia – Originally uploaded to the Italian Wikipedia on July 16, 2012, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=31638220