Vaccini Covid-19 in Italia: prime dosi per regione

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Questi dati riguardano il numero di prime dosi somministrate in Italia per ogni singola regione e come dato aggregato.

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Fonte: Open Data Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 – Presidenza del Consiglio dei Ministri, Creative Commons – Attribuzione 4.0 Internazionale (CC BY 4.0)


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Somministrazioni prime dosi a donne/uomini/regione al 14-06-2021

UominiDonnePrime DosiSeconde DosiRegione
431841517582648491300932Abruzzo
179908207281255978131211Basilicata
602601652594870679384516Calabria
1951366217239129883671135390Campania
1413189175500621423841025811Emilia-Romagna
397207474711621028250890Friuli-Venezia Giulia
1922408229239828873011327505Lazio
514265619285745742387808Liguria
3284430401055851199942174994Lombardia
489477589174749858328793Marche
10335012073516015663929Molise
134087916617542065275937358Piemonte
178907198485252719124673Provincia Autonoma Bolzano / Bozen
162780200301236994126087Provincia Autonoma Trento
132903515733141999523902826Puglia
500734588648775638313744Sardegna
1498408167618421735221001070Sicilia
113087514083461759499779722Toscana
275430346747446475175702Umbria
40687466095859828698Valle d'Aosta / Vallée d'Aoste
1534536185077623572361028076Veneto

Prime dosi totali al 14/06/2021

29.315.457 prime dosi

Seconde dosi totali al 14/06/2021

12.929.735 seconde dosi

Numero italiani considerati: 59.641.488

49.2%



Prime e seconde dosi somministrate nel tempo

Somministrazioni giornaliere (1° + 2° dose) negli ultimi sette giorni (dal 06-06-2021 al 13-06-2021)

566.016 somministrazioni / giorno ( media sugli ultimi 7 giorni escluso oggi)
Dettaglio:
  • 07-06-2021: 427.467 prime dosi, 80.942 seconde dosi, 508.409 dosi complessive
  • 08-06-2021: 452.294 prime dosi, 114.870 seconde dosi, 567.164 dosi complessive
  • 09-06-2021: 455.583 prime dosi, 116.921 seconde dosi, 572.504 dosi complessive
  • 10-06-2021: 464.525 prime dosi, 117.127 seconde dosi, 581.652 dosi complessive
  • 11-06-2021: 490.079 prime dosi, 123.507 seconde dosi, 613.586 dosi complessive
  • 12-06-2021: 469.814 prime dosi, 127.099 seconde dosi, 596.913 dosi complessive
  • 13-06-2021: 428.562 prime dosi, 93.321 seconde dosi, 521.883 dosi complessive

Vengono considerate le somministrazioni tra ieri e i 7 giorni precedenti, assumendo che i dati di oggi non siano ancora completi (in teoria) e possano per questo alterare la media al ribasso.

Prime e seconde dosi, solo in questa sede, vengono sommati tra di loro.

Prime dosi per regione

Dati sulle prime dosi di vaccinazioni somministrate in Italia, a seconda delle regioni.

Dati aggiornati automaticamente 24 volte al giorno. Ultimo aggiornamento: 2021-06-14 17:59:50

Prime dosi somministrate in Abruzzo al 14/06/2021

Totale: 648.491 prime dosi complessive

Vaccini somministrati per fornitore:

  • Janssen: 9.06 %
  • Moderna: 28.01 %
  • Pfizer/BioNTech: 39.24 %
  • Vaxzevria (AstraZeneca): 23.68 %

Prime dosi somministrate in Basilicata al 14/06/2021

Totale: 255.978 prime dosi complessive

Vaccini somministrati per fornitore:

  • Janssen: 4.02 %
  • Moderna: 25.85 %
  • Pfizer/BioNTech: 47.47 %
  • Vaxzevria (AstraZeneca): 22.66 %

Prime dosi somministrate in Calabria al 14/06/2021

Totale: 870.679 prime dosi complessive

Vaccini somministrati per fornitore:

  • Janssen: 8.32 %
  • Moderna: 28.92 %
  • Pfizer/BioNTech: 39.21 %
  • Vaxzevria (AstraZeneca): 23.56 %

Prime dosi somministrate in Campania al 14/06/2021

Totale: 2.988.367 prime dosi complessive

Vaccini somministrati per fornitore:

  • Janssen: 9.18 %
  • Moderna: 31.7 %
  • Pfizer/BioNTech: 37.32 %
  • Vaxzevria (AstraZeneca): 21.81 %

Prime dosi somministrate in Emilia-Romagna al 14/06/2021

Totale: 2.142.384 prime dosi complessive

Vaccini somministrati per fornitore:

  • Janssen: 8.36 %
  • Moderna: 30.8 %
  • Pfizer/BioNTech: 38.72 %
  • Vaxzevria (AstraZeneca): 22.12 %

Prime dosi somministrate in Friuli-Venezia Giulia al 14/06/2021

Totale: 621.028 prime dosi complessive

Vaccini somministrati per fornitore:

  • Janssen: 7 %
  • Moderna: 25.86 %
  • Pfizer/BioNTech: 44.76 %
  • Vaxzevria (AstraZeneca): 22.38 %

Prime dosi somministrate in Lazio al 14/06/2021

Totale: 2.887.301 prime dosi complessive

Vaccini somministrati per fornitore:

  • Janssen: 10.69 %
  • Moderna: 25.94 %
  • Pfizer/BioNTech: 39.87 %
  • Vaxzevria (AstraZeneca): 23.5 %

Prime dosi somministrate in Liguria al 14/06/2021

Totale: 745.742 prime dosi complessive

Vaccini somministrati per fornitore:

  • Janssen: 7.16 %
  • Moderna: 26.22 %
  • Pfizer/BioNTech: 45.37 %
  • Vaxzevria (AstraZeneca): 21.26 %

Prime dosi somministrate in Lombardia al 14/06/2021

Totale: 5.119.994 prime dosi complessive

Vaccini somministrati per fornitore:

  • Janssen: 9.87 %
  • Moderna: 28.54 %
  • Pfizer/BioNTech: 37.63 %
  • Vaxzevria (AstraZeneca): 23.96 %

Prime dosi somministrate in Marche al 14/06/2021

Totale: 749.858 prime dosi complessive

Vaccini somministrati per fornitore:

  • Janssen: 8.2 %
  • Moderna: 31.43 %
  • Pfizer/BioNTech: 38.86 %
  • Vaxzevria (AstraZeneca): 21.51 %

Prime dosi somministrate in Molise al 14/06/2021

Totale: 160.156 prime dosi complessive

Vaccini somministrati per fornitore:

  • Janssen: 5.1 %
  • Moderna: 21.56 %
  • Pfizer/BioNTech: 53.83 %
  • Vaxzevria (AstraZeneca): 19.51 %

Prime dosi somministrate in Piemonte al 14/06/2021

Totale: 2.065.275 prime dosi complessive

Vaccini somministrati per fornitore:

  • Janssen: 8.83 %
  • Moderna: 26.7 %
  • Pfizer/BioNTech: 41.88 %
  • Vaxzevria (AstraZeneca): 22.6 %

Prime dosi somministrate in Provincia Autonoma Bolzano / Bozen al 14/06/2021

Totale: 252.719 prime dosi complessive

Vaccini somministrati per fornitore:

  • Janssen: 7.15 %
  • Moderna: 16.64 %
  • Pfizer/BioNTech: 54.78 %
  • Vaxzevria (AstraZeneca): 21.42 %

Prime dosi somministrate in Provincia Autonoma Trento al 14/06/2021

Totale: 236.994 prime dosi complessive

Vaccini somministrati per fornitore:

  • Janssen: 5.94 %
  • Moderna: 24.02 %
  • Pfizer/BioNTech: 46.67 %
  • Vaxzevria (AstraZeneca): 23.37 %

Prime dosi somministrate in Puglia al 14/06/2021

Totale: 1.999.523 prime dosi complessive

Vaccini somministrati per fornitore:

  • Janssen: 9.11 %
  • Moderna: 28.56 %
  • Pfizer/BioNTech: 39.72 %
  • Vaxzevria (AstraZeneca): 22.61 %

Prime dosi somministrate in Sardegna al 14/06/2021

Totale: 775.638 prime dosi complessive

Vaccini somministrati per fornitore:

  • Janssen: 6.31 %
  • Moderna: 25.57 %
  • Pfizer/BioNTech: 44.2 %
  • Vaxzevria (AstraZeneca): 23.92 %

Prime dosi somministrate in Sicilia al 14/06/2021

Totale: 2.173.522 prime dosi complessive

Vaccini somministrati per fornitore:

  • Janssen: 8.25 %
  • Moderna: 32.92 %
  • Pfizer/BioNTech: 38.15 %
  • Vaxzevria (AstraZeneca): 20.68 %

Prime dosi somministrate in Toscana al 14/06/2021

Totale: 1.759.499 prime dosi complessive

Vaccini somministrati per fornitore:

  • Janssen: 5.39 %
  • Moderna: 31.39 %
  • Pfizer/BioNTech: 42.46 %
  • Vaxzevria (AstraZeneca): 20.76 %

Prime dosi somministrate in Umbria al 14/06/2021

Totale: 446.475 prime dosi complessive

Vaccini somministrati per fornitore:

  • Janssen: 3.58 %
  • Moderna: 25.91 %
  • Pfizer/BioNTech: 49.24 %
  • Vaxzevria (AstraZeneca): 21.27 %

Prime dosi somministrate in Valle d'Aosta / Vallée d'Aoste al 14/06/2021

Totale: 58.598 prime dosi complessive

Vaccini somministrati per fornitore:

  • Janssen: 3.22 %
  • Moderna: 30.29 %
  • Pfizer/BioNTech: 50.29 %
  • Vaxzevria (AstraZeneca): 16.19 %

Prime dosi somministrate in Veneto al 14/06/2021

Totale: 2.357.236 prime dosi complessive

Vaccini somministrati per fornitore:

  • Janssen: 9.49 %
  • Moderna: 29.88 %
  • Pfizer/BioNTech: 38.72 %
  • Vaxzevria (AstraZeneca): 21.91 %

Bidoo funziona davvero? Scopri di che si tratta

Che cos’è Bidoo?

Bidoo è un sito di aste online abbastanza particolare:contiene un catalogo prodotti che viene aggiornato periodicamente, all’interno del quale troverete ad esempio smartwatch, accessori per computer, buoni Amazon, buoni carburante, videogame e così via.

La cosa davvero singolare di questo sito è che i prezzi sono davvero bassissimi, poichè il funzionamento dell’asta è basato su piccoli rialzi di pochi centesimi. L’intero sito si basa su questo semplice meccanismo, e sul fatto che le singole opportunità di rialzo, detti puntate, sono a pagamento.

Come posso iscrivermi a Bidoo

Per entrare su Bidoo e provare le aste dei prodotti indicati bisogna semplicemente registrarsi a Bidoo.

Quando vi sarete iscritti con la vostra email, seguendo la procedura riportata nel sito, vi verranno date in genere 10 puntate omaggio, cioè potrete provare a vincere dei prodotti con 10 puntate gratuite da usare come e quando volete.

Come funziona Bidoo (con esempio live)

Bidoo, in altri termini, è un sito di aste-lampo in cui potete puntare o manualmente oppure in modalità automatica, un po’ come fareste con siti di aste classici come Ebay. La differenza sta nel fatto che l’asta è soggetta ad un processo di micro-offerte molto veloci ed a scadenza rapidissima (qualche secondo, in genere), richiede fortuna (come anche le aste normali, in effetti) e bisogna fare attenzione a non spendere troppo, come spiegheremo meglio a breve.

In generale le offerte sono suddivise in vari riquadri che, una volta iscritti al sito Bidoo, troverete in questa forma: possiamo vedere quindi dei riquadri coi singoli prodotti, e poi

  1. un’icona in grigio in alto a destra, con una stellina, che potete accendere e spegnere cliccandoci per inserire il prodotto nei vostri preferiti;
  2. un’icona di vario tipo sulla sinistra, in alto, che può essere un fulmine (che indica un’asta lampo), un segnale di divieto con due freccie (che indica che non sono ammesse auto-puntate), un lucchetto (che limita il numero di volte in cui puoi prendere un certo prodotto entro un mese, di solito ad es. i prodotti più costosi puoi prenderli massimo una volta al mese)
  3. Poi abbiamo immagine e descrizione del prodotto, ovviamente;
  4. adesso abbiamo il prezzo, che va da 0.01€ a salire, in  base al numero ed al tipo di rilanci del momento;
  5. abbiamo poi un timer che si aggiorna in continuazione, e che indica la scadenza dell’asta in questione;
  6. in basso nel rettangolino basso troviamo indicato il prezzo di mercato del prodotto, cioè quanto lo paghereste normalmente senza questo sito,  e poi a fianco c’è un bottone per impostare la vostra auto-puntata;

Proviamo a vedere un esempio su un singolo prodotto su Bidoo, nell’esempio un cuscino con tecnologia memory: in verde possiamo vedere il prezzo del prodotto, che attualmente era di soli 2.05€: chi vince l’asta in quel momento si sarebbe aggiudicato il prodotto a quel costo indicato. Ma come possiamo vedere ci sono i nomi degli utenti che effettuano dei piccoli rialzi, nell’arco di pochissimi secondi, e i micro-rialzi continuano finchè l’asta non scade, cioè fin quando il tempo non arriva a zero e nessuno ha fatto uan contro-offerta.

Chi arriva per ultimo e “resiste” al gioco dei rialzi, si aggiudica quel prodotto effettivamente al prezzo indicato! Ovviamente se volete inserirvi nel gioco basterà cliccare su PUNTA, ovviamente dopo aver acquistato dei pacchetti di puntate (le più economiche costano, ad oggi, 29.99€ e vi danno un pacchetto di 150 puntate a consumo).

 

Ma allora funziona davvero?

Freniamo da subito i facili entusiasmi!

Diciamo che prima di utilizzare questo sito è necessario capire bene un po’ di cose: il sito è serio e permette davvero di aggiudicarsi buoni e prodotti (anche molto costosi, come ad esempio un iMac) a prezzi stracciati, ma il punto è proprio il modello di consumo che c’è dietro. In sostanza il fatto che si paghino le puntate (anche se per gli iscritti nuovi a volte ci sono offerte di puntate gratuite) garantisce gli introiti al sito, che si paga i prodotti in questo modo anche se, in un certo senso, i clienti nemmeno se ne accorgono.

Di fatto è possibile che uno faccia un affare così come che paghi un prodotto da 300€ più di quanto lo pagherebbe a prezzo pieno, in teoria! Diciamo che è molto questione di fortuna, di costanza e anche del fatto di riuscire a non cedere alla tentazione di comprare compulsivamente pacchetti, dato che ovviamente facendo in questo modo rischiate di spendere senza riuscire comunque a comprarvi nulla.

Abbiamo fatto un po’ di test e, dobbiamo dire, siamo riusciti ad aggiudicarci solo prodotti piccoli e non troppo ambiti, quelli davvero costosi non siamo riusciti ad aggiudicarceli perchè c’era davvero tantissima concorrenza molto agguerrita e “danarosa”, verrebbe da dire. I prodotti costosi ci sono, uno potrebbe in teoria aggiudicarsi un iPhone nuovo a poche decine di euro ma, ovviamente, in molti vorranno fare la stessa cosa e non sarà facile vincere l’asta, per nulla, dato che i rilanci sono sempre in agguato, avviene tutto nel giro di pochi minuti o addirittura seconda, ed è anche facile che uno spenda tanto senza nemmeno accorgersene.

Le aste vinte su Bidoo, ricordiamoci sempre, sono meno frequenti di quello che potrebbe sembrare a prima vista.

Opinioni su Bidoo

Sicuramente parliamo di uno dei siti storici del settore, forse addirittura il primo in assoluto, per cui dovrebbe essere anche tra i più affidabili e anzi, se proprio volete cimentarvi con le aste di questo tipo, noi vi suggeriamo di provarlo. Ovviamente fate anche i conti con il portafoglio, e non andate mai a spendere più di quanto non potreste permettervi di perdere: ci teniamo a dare questo suggerimento perchè, ovviamente, è importante tenerne conto e fare attenzione a non farsi prendere la mano compulsivamente col gioco in questione.

Per fare informazione corretta, chiaramente, ci teniamo a dirvi che da un lato è possibile fare buoni affari, ma ci vuole anche un po’ di fortuna ed il rischio di spendere comunque tanto senza aggiudicarsi nulla in ogni modo c’è. Bisogna fare attenzione anche a non spendere tanto con i pacchetti, o non spendere – come dicevamo prima – più di quanto siamo disposti a perdere.

Non spendere i tuoi risparmi o soldi importanti per te su siti del genere, mi raccomando!

Come cancellarsi da Bidoo

Il sito di Bidoo attualmente non presenta una procedura esplicita per rimuovere in autonomia il vostro account quando non volete più usarlo o vi siete stancati di essere iscritti. Tuttavia basta andare a fine pagina, cliccare sul link contattaci e richiedere con il form di contatto in questione di essere cancellati; vi scriveranno all’indirizzo email che avete usato per la registrazione per chiedere conferma e risponderete dandogliela, in questo modo avrete cancellato il vostro account.

Ecco un esempio: il link Contattaci si trova sotto la sezione SOCIETA’, tra il link Chi Siamo e quello con i Termini e condizioni.

Non esiste nessuna altra procedura di cancellazione, ad oggi, a quanto pare.

Certificazione energetica: cos’è e a cosa serve

Che cos’è un APE

L’Attestato di Prestazione Energetica (in sigla APE), noto informalmente come certificazione energetica per gli edifici, è entrato in vigore in Italia nel 2013, sostituendo la precedente certificazione che era nota come APE. C’è da specificare che chi aveva fatto l’APE entro i dieci anni da oggi può continuare a ritenerlo valido, ma una volta trascorsi dieci anni da allora c’è la necessità di rifarlo nuovamente. L’APE, infatti, dura per 10 anni da quando viene emessoche rimane valida fino alla sua natura scadenza.

L’attestato di prestazione energetica è un documento formale obbligatorio nel caso in cui si venda oppure si affitti un immmobile. Il costo del certificato è a carico del proprietario dell’immobile, e in caso di annunci immobiliari deve essere chiaramente indicato nel testo dell’annuncio stesso.

Si noti che l’APE va richiesto nuovamente ogni volta che vengono effettuati dei lavori di riqualificazione energetica dell’appartamento, dato che potrebbero consentire il cambio da una classe energetica minore ad una di maggiore efficenza.

In Italia si parla formalmente di certificazione energetica degli edifici o in alternativa certificazione di rendimento energetico dell’edificio, e si intende comunque la produzione di un documento attestante la prestazione energetica ed alcuni parametri energetici che siano caratteristici dell’immobile. La legislazione di riferimento è altresì contenuta del D. Lgs. 19 agosto 2005, n. 192 (attuativo della direttiva 2002/91/CE) e (numerose) successive modificazioni e integrazioni.

Come viene misurata la prestazione dell’edificio

L’APE riguarda la certificazione ufficiale della classe energetica dell’immobile, e questo avviene sulla base della valutazione dell’isolamento termico che caratterizza ad es. porte ed infissi, e della tipologia di impianti di riscaldamento o condizionamento presenti all’interno del luogo.

La prestazione energetica viene identificata con una scala in lettere dalla A alla G, dove la G rappresenta il grado meno efficente e la A quello più efficente, con ulteriori 4 gradazioni per quello che riguarda la lettera A, ovvero nell’ordine:

G – consumi massimi

F

E

D

C

B

A+ (A1)

A++ (A2)

A+++ (A3)

A++++ (A4) – consumi minimi

Come viene stilato un APE?

Per stilare l’APE è necessario l’intervento di un tecnico specializzato che potrà effettuare una valutazione e misura delle caratteristiche dell’appartamento, controllare infissi e tipologie di impianti e definire la classe di appartenenza dell’appartamento a seconda dei valori risultanti dalle misure effettuate. La valutazione tiene conto:

  • delle caratteristiche tecnico-architettoniche dell’edificio
  • del tipo di affaccio presente nelle facciate
  • del tipo di riscaldamento di cui è dotato l’immobile
  • della zona climatica in cui si trova lo stesso
  • del tipo di prospetto dell’immobile
  • di varie ed eventuali fattori che possono influire.

Quanto tempo ci vuole ad ottenerne uno?

In genere si può richiedere via internet o rivolgendosi personalmente a professionisti abilitati, e normalmente si effettua dopo avvenuto sopralluogo all’interno dell’appartamento in questione. Vengono così effettuate delle foto e delle misure specifiche, e generalmente entro una decina di giorni dalla richiesta si riesce ad avere il certificato pronto e redatto.

Come avviene la valutazione tecnica in questi casi?

L’APE deve essere rilasciato da un tecnico qualificato (il certificatore energetico), che effettua una valutazione e un’idonea misura delle caratteristiche tecniche dell’appartamento, verificando infissi e impianti all’interno dello stesso e valutando alcune misure che saranno effettuate sul posto. Si parla di valutazione e di eventuale miglioramento (nel caso di più di un certificato in seguito a lavori di manutenzione, ad esempio) della classe di rendimento energetico dell’edificio, cosa utile anche al fine di ottenere eventuali agevolazioni ed essere adeguatamente informati sui consumi energetici all’interno dell’immobile in questione. L’importanza dell’APE si riflette anche in termini di tutela dell’ambiente e razionalizzazione del consumo delle risorse naturali (come il gas). Il contenimento dei consumi è inoltre mirato a contribuire alla limitazione delle emissioni di gas serra che sono stati fissati dal protocollo di Kyoto, promuovendo il rispetto per l’ambiente e la sostenibilità delle opere.

Costi rilascio certificazione energetica

Un APE generalmente costa attorno alle 150€ da pagare una tantum. Si tratta comunque di un’indicazione di massima che non viene uniformata a livello di prezzo, in quanto i singoli professionisti tendono ad applicare prezzi differenti in  base alla regione di appartenenza, al mercato di settore e alle caratteristiche dell’immobile in questione. I costi più elevati sembrano riscontrarsi soprattutto nelle grandi città, mentre sono generalmente più contenuti in provincia.

I costi possono cambiare:

  • in base alle dimensioni dell’edificio o dell’appartamento;
  • in base alla regione di appartenenza dell’appartamento stesso.

Un APE per un appartamento singolo può costare 150€, ed arrivare a 300€ nel caso in cui vada fatto su una villetta, ma anche qui naturalmente parliamo di costi orientativi. In generale abbiamo reperito qualche dato relativo a qualche regione italiana, e sembra che la Lombardia permetta di effettuarli anche 110€ rivolgendosi ad alcuni professionisti, mentre nel Lazio costa sulle 150€ e in Calabria varia abbastanza anche a seconda del comune, andando dalle 120 alle 140 € circa.

Chi può rilasciare la certificazione energetica

L’APE deve obbligatoriamente essere redatto da un certificatore energetico abilitato ai sensi del Regolamento 75/2013. Queste figure professionali sono in genere geometri o ingegneri iscritti all’ordine professionale. Ci sono sia enti che liberi professionisti che, ancora, studi associati che sono in grado di emettere questo genere di documentazione.

Lista canali TV digitale terrestre visibili in streaming [2021]

Stai cercando una lista aggiornata di canali del Digitale Terrestre in streaming libero sul web? I canali riportati in questa lista sono visibili in chiaro con un normale browser, al massimo potrà essere richiesta la registrazione gratuita, con email o account Facebook, nel sito che offre il servizio.

  • RaiPlay.it Rai 1, Rai 2, Rai 3, Rai 4, Rai 5, Rai Premium, Rai News 24, Rai Sport, Rai Sport + HD, Rai Scuola, Rai Storia, Rai Gulp, Rai Yoyo, Rai Movie, molti programmi sono on demand ed esiste un vero e proprio archivio video di programmi. Il servizio è completamente gratuito!
  • raisport.rai.it trasmette Rai Sport, Rai Sport + HD, Rai Sport web 1, Rai Sport web 2, Rai Sport web 3. Su RaiPlay si trova un vasto catalogo di programmi on demand.
  • Rai Scuola
  • Rai Yoyo
  • Rai Gulp
  • Rai Storia
  • Mediaset.it (trasmette i canali: Canale 5, Italia 1, Rete 4, La5, Italia 2, Mediaset Extra, Top Crime, Iris, TgCom24. Anche qui troviamo un archivio video di programmi on demand)

Canali di notizie in streaming

Cartoni animati e programmi per ragazzi

Altri canali DT

Reti TV DT – Locali

Digitale terrestre: cosa cambierà a breve (calendario scadenze)

Come cambia il digitale terrestre? È bene tenere conto di una serie di date che il Governo ha calendarizzato, e che coincideranno con una serie di cambiamenti. Superata una certa data, infatti, dovrete obbligatoriamente verificare la compatibilità della vostra TV ed eventualmente cambiarla, per evitare di non riuscire a vedere più nulla. La data ultima è fissata, lo diciamo da subito, per giugno 2022.

È chiaro che bisognerà tenere presenti alcune date chiave, in modo da capire se sia o meno necessario cambiare TV o usufruire eventualmente del bonus TV.

Da quello che sappiamo ad oggi, le date chiave per l’aggiornamento del segnale del digitale terrestre sono tre, e sono le seguenti:

  • 1 settembre 2021: in questa fase le TV riceveranno segnale esclusivamente in MPEG4, e le TV più vecchie potrebbero avere qualche problema già da qui, nello specifico se non sono in grado di ricevere segnale in HD.
  • risintonizzazione obbligatoria delle frequenze: dal mese di settembre 2021 sarà infatti necessario risintonizzare i canali, secondo un calendario specifico che interesserà le diverse regioni in momenti diversi e che terminerà, da programma, a giugno 2022.
  • per giugno 2022 è infine previsto il passaggio definitivo allo standard DVB-T2 / HEVC. Le vecchie TV non saranno più in grado di ricevere questo genere di segnale.

Come fare il test del digitale terrestre

Se avete una vecchia TV e non sapete se sia “troppo” vecchia per il nuovo standard DVB-T2, ricordando che c’è ancora tempo fino a giugno del 2022 per adeguarsi, potete andare sul canale 100 o sul canale 200 e verificare se si vede o meno una schermata con la scritta:

Test HEVC Main10

che è una diagnostica che indica che la TV supporta correttamente la trasmissione HEVC, cioè quella di nuova generazione da metà 2022 in poi. Se su questi canali vedete una trasmissione diversa o non attesa, conviene effettuare la risintonizzazione di tutti i canali canali e riprovare dopo averla fatta. Se sui canali 100 e 200 non vedete nulla, oppure vedete una schermata nera o qualche segnale diverso di errore, è plausibile che la vostra TV debba essere cambiata e non sia adatta al nuovo standard.

Ricordiamo che lo standard HEVC (che sta per High Efficiency Video Coding) corrisponde con lo standard tecnologico noto anche come H.265, ed è in grado di trasmettere video a qualità superiore rispetto al passato, raddoppiando il rapporto compressione dei dati e supportando fino a 8192×4320 pixel fino ad una risoluzione massima 8K.

 

Come verificare se la propria TV supporta il dvb t2

Lo Standard per il digitale terrestre DVB T2 (Digital Video Broadcasting – Second Generation Terrestrial) fa riferimento alla seconda generazione per la trasmissione audio/video di programmi televisivi.

Per verificare se la propria TV supporta tale standard, puoi fare una serie di verifiche molto semplici:

  1. verificare sulla TV la presenza del bollino Platinum DVB-T2 HEVC: se c’è ed è riportato in questi termini, la TV supporta il DVB T2;
  2. verificare l’anno di acquisto della TV: se l’hai comprata dopo il 2014 il DVB T2 dovrebbe (in genere) essere supportato, diversamente (se è di prima del 2015) potrebbe plausibilmente non essere supportato; attenzione, controlla anche il punto successivo prima di trarre conclusioni!
  3. se la tua TV è di marca Sony, ad esempio, prova a cercare su Google il brand della TV (Sony) seguita dal nome esatto del modello seguito da DVB-T2 HEVC; ad esempio se hai una TV Sony XE94, prova a cercare Sony XE94 DVB-T2 HEVC.

Che Cos’è Lo Standard DVB T2?

Il Digital Video Broadcasting – Second Generation Terrestrial (in sigla DVB T2) aderisce allo standard tecnologico imposto dal consorzio europeo DVB, e permette di visionare programmi televisivi in digitale terrestre nella nuova banda 694-790Mhz., inclusi quelli per i servizi mobile in 5G.

A Cosa Serve il DVB T2?

Grazie al DVB T2 sarà possibile, in sostanza, assistere a programmi TV di qualità video e audio superiore rispetto a quanto avveniva in passato (qualità HD).

Quando sarà attivo il DVB T2 in Italia?

Stando al sito del Ministero, lo switch o passaggio alla nuova tecnologia DVB T2 avverrà in due fasi: la prima a settembre 2021, a giugno 2022 la seconda e ultima. A partire da queste due date, di fatto, le TV di vecchia generazione smetteranno progressivamente di funzionare, adeguandosi al nuovo standard di trasmissione e ricezione, con l’abilitazione di servizi on demand e programmi di qualità HD o superiore.

In caso dovremo adeguarci allo standard grazie all’uso di un decoder DVB T2 ad esempio su Amazon.

(fonte)

INNOVABILITY: TRANSIZIONE 4.0 – Innovazione tecnologica per uno sviluppo sostenibile

27 Aprile ore 10.0 INNOVABILITY: TRANSIZIONE 4.0 

Innovazione tecnologica per uno sviluppo sostenibile

Una virtual round table organizzata da SIDI Group e moderata da Sebastiano Barisoni vicedirettore di Radio24, per condividere punti di vista di digital leaders impegnati su innovazione e tecnologie e le esperienze delle imprese italiane sul tema della sostenibilità. Vedremo come il piano nazionale di Ripresa e Resilienza transizione 4.0 disegna una nuova politica industriale per il Paese, in cui innovazione, investimenti green, sostenibilità, creatività e design sono imprescindibili motori per la ripartenza. 

Innovare per migliorare il business e il mondo

Il concetto di sostenibilità, oggi, influenza interessi economici e d’impresa. L’attenzione a livello globale a favore di uno sviluppo sostenibile che guarda agli interessi degli stakeholder, sta crescendo sempre di più e la sostenibilità, soprattutto in ambito aziendale, è un concetto ritenuto ormai universalmente necessario.

Il Piano Transizione 4.0, disegna una nuova politica industriale per il Paese, in cui innovazione, investimenti green e sostenibilità, creatività e design sono imprescindibili motori per la ripartenza.

Le aziende stanno trasformando i loro processi con l’obiettivo di disaccoppiare la crescita dall’utilizzo delle risorse, passando da un modello di crescita lineare a modelli di economia circolare.

Interverranno tre realtà aziendali di diversi settori, dove i processi e i prodotti sono progettati sin dall’inizio per essere sostenibili.

Sebastiano Barisoni vicedirettore di Radio 24 condurrà l’evento virtuale evidenziando come ognuna delle aziende ospiti attribuisce valore al concetto di sostenibilità e come questa sia un driver di crescita importante nella loro strategia di business.

I Partecipanti

  • Massimo Dal Checco (CEO Innovhub e SIDI Group)
  • Paolo Guazzotti,(Direttore area Industria, Energia e Innovazione di Assolombarda)
  • Alessandro Saviola (Presidente Gruppo Saviola)
  • Luca Ceriani (Chief Digital & Tech Officer Alperia )                                                                                                              
  • Emanuele Preve (CFO Riso Gallo)

ABOUT SIDI

Il valore della nostra offerta accompagna le imprese nella trasformazione digitale unendo: consulenza organizzativa, conoscenza di processo, capacità di project management e servizi continuativi. Dal 1980 affianchiamo i nostri clienti in diversi settori dell’industria e dei servizi e dal 1997 siamo uno dei primi Partner di SAP in Italia. Costruiamo giorno dopo giorno il nostro futuro guardando oltre e cercando nuove opportunità. Questo ci ha portati, nel 2017, ad esplorare il mercato Africano e ad aprire una sede a Dakar per collaborare con le società del posto. Crediamo nella forza delle nuove tecnologie digitali e per arricchire la nostra offerta abbiamo avviato una start-up innovativa e agile, Jumpit, che offre un approccio differente in ottica customer-centric. Abbiamo realizzato, in Italia e all’estero, soluzioni IT innovative e affidabili sulla piattaforma software SAP, sia “on cloud” che “on premise”, dal tradizionale ERP, fino alla Business Intelligence e alle recenti e innovative tecnologie e architetture.

Contatti:

Ufficio Marketing: marketing@sidigroup.it

Con Telegram puoi contattare le persone vicino a te (e senza usare app di dating a pagamento)

Da sempre al centro di pesanti polemiche sui media generalisti, Telegram è una delle app di instant messaging più diffuse e controverse degli ultimi anni. Al centro di cronache terroristiche con le quali, ad esempio, si considerava l’app unica responsabile della diffusione di revenge porn (cosa che, in realtà, accomuna varie piattaforme incluse gruppi WhatsApp e Facebook) e di commerci illeciti di vario genere (anche qui, valgono le stesse considerazioni: Telegram in fondo è solo un mezzo), Telegram continua a conquistare utenti e non passa giorno, per chi ce l’ha, che non vediamo una qualche notifica di nostri contatti che “si sono uniti a Telegram“.

Con la sua gestione consolidata della privacy i il suo modello di business alternativo, apparentemente solido quanto gradevole per gli utenti (è finanziato da una fondazione con sede a Dubai, il che gli evita formalmentedi dover ricorrere a forme di advertising invasivo), ha conosciuto una diffusione senza eguali rispetto ad altre app concorrenti, soprattutto per via dell’uso dei canali e dei gruppi. Ma anche perchè, di fatto, è la sua stessa fama a spingerlo, senza che nessuno dica di installarlo per motivi specifici: semplicemente perchè su Telegram si possono fare certe cose, anche se poi ognuno soggettivizza questo concetto (spesso anche, c’è da dire, nella propria intimità e senza dirlo a nessuno).

La funzione di Telegram Persone vicine

Di fatto, una nuova funzione che è stata introdotta da qualche anno e che in pochi conoscono è legata al cosiddetto Near by, che permette di trovare persone vicine a te geograficamente (generalmente, nel raggio di qualche km). La funzione è disponibile a partire dalla versione 5.8 di Telegram, quindi se vi interessa sperimentarla aggiornate l’app all’ultima versione e provateci (qui altre info).

Come accedere a Persone vicine

Devi fare così: entra su Telegram, poi vai su Contatti > Persone vicine per vedere gli “avventurosi” utenti che hanno deciso di farsi geolocalizzare.

Tocca l’opzione Rendimi visibile per unirti a loro e mostrare il tuo profilo agli altri che ti circondano. Dalla lista puoi comunque contattare le persone che ti ispirano o ti interessano. Chiunque di loro potrà scriverti se scegli di renderti contattabile in questo modo, ma… non finisce qui, continua a leggere per capire bene di cosa si tratta!

Per quello che sono riuscito a sperimentare, i contatti sono reali e l’app funziona davvero:

In generale, non tutti rispondono, ma anche in una piccola cittadina come quella da cui ho fatto il test sembra che il numero di iscritti sia abbastanza corposo. Non tutti rispondono e molti danno l’idea di non usare telegram o di non vedere le notifiche, ma potete scrivere a chi volete a costo zero e senza usare app di dating e chissà… qualcosa magari esce fuori! 😉

Caratteristiche da sapere per Persone vicine

Se stai leggendo qui forse sei dubbioso o preoccupato per la tua privacy, ed è bene fare qualche distinguo specifico.

Molti utenti stanno effettuando, ad esempio, una sorta di wardriving, la pratica che facevano molti hacker per trovare wireless libere a cui connettersi abusivamente: vanno in giro, e cercano persone in varie zone così. Al di là delle apparenze e dei rischi di stalking (la geolocalizzazione di Telegram è molto più precisa di quella di varie app di dating che purtroppo, in molti casi, sono parecchio deludenti), la funzione è in realtà molto attenta alla privacy e piuttosto discreta:

  • abilitando la funzione Persone vicine su Telegram, vedrai solo gli utenti che hanno scelto di farsi trovare; di default, infatti, ogni utente iscritto non sarà visibile;
  • potrai vedere le persone vicine alla zona in cui ti trovi, e contattarle senza l’obbligo di renderti visibile agli altri anche tu;
  • potrai cancellare definitivamente le chat che non gradisci lasciare nel telefono, cancellandole definitivamente sia per te che per l’altra persona;
  • potrai bloccare in qualsiasi momenti gli utenti fastidiosi o indiscreti.

È plausibile che se sei una donna ed abiliti questa funzione potresti ricevere richieste di chat da parte di vari uomini, e naturalmente viceversa; secondo un diffuso stereotipo di genere, comunque, è plausibile che la prima sia molto più probabile della seconda. Sarebbe bello, forse, che proprio Telegram diventasse un veicolo di inversione di questo stereotipo proprio questa app che è stata accusata  molto spesso di promuovere gruppi sessisti e misogoni, in molti casi, quando la colpa – a volerne trovare una, ed ammesso che ci si fermi a “è colpa di”… – sembra prevalentemente legata all’uso distorto della tecnologia da parte di alcuni utenti.

Grazie a Telegram potete farvi trovare su base geografica in modo gratuito e trovare opportunità di lavoro, magari, ma anche più probabilmente di flirt di ogni genere e chissà… forse anche di altro. Tinder e compagnia sono avvisati: esiste un modo gratuito per fare le stesse cose, e per quanto sia incerto che la funzione venga mantenuta per sempre, sicuramente è un’alternativa da non sottovalutare per tutti i single, in tempi di pandemia ed in attesa di tempi migliori per fare incontri in tranquillità e senza rischi.

Come parlare con gli sconosciuti su Telegram?

Ci sono due modi per parlare con gli sconosciuti e poter conoscere gente nuova o potenzialmente interessante: attivare la funzione Persone vicine, come descritto nella nostra guida, e andarsene un po’ in giro. A seconda della zona, infatti, sarà possibile vedere persone diverse le quale siano attiva e con questa feature attiva nella nostra area geografica (orientativamente fino ad una decina di km circa, dai nostri test). Il fatto che le troviamo non ci dovrebbe intimorire: si suggerisce di essere sempre educati, di non insistere e di considerare che queste persone decidono volontariamente di attivare questa caratteristica. Dateci pure dentro, insomma, e fate attenzione a non dimenticare questa caratteristica attiva se pensate di non usare Telegram per un po’, ad esempio.

Il secondo modo per entrare nelle chat casuali è quello di usare un bot anonimo come ChatIncognitoBot.

Che cos’è lo “sterotto” di Spotify?!

A sapere cosa fosse – dice la voce suadente della speaker di Spotify a tutti coloro che non hanno ancora sottoscritto un abbonamento premium. Se siete poveri ed avete un abbonamento a Spotify Free, quindi quello con la pubblicità ogni tot pezzo, il messaggio con lo sferotto (lo sterotto, in realtà) farà sicuramente la sua comparsa, prima o poi.

Qual è il significato di sterotto / stereotto?

Io giurerei di aver sentito la parola sferotto, secondo alcuni la tipa dice sterotto, secondo Wikipedia si farebbe riferimento allo Stereo 8, che è il nonno delle audiocassette e che suona orientativamente così. Peccato, perchè io avevo scommesso che fosse uno stereo rotto = sterotto. E invece no, è un nastro per ascoltare audio in voga negli anni 60 e 70.

https://www.youtube.com/watch?v=s9jwEwa1Y3s

La cosa divertente di questa roba che oggi sembra preistorica, in efetti, è che il nastro magnetico era a modulo continuo, cioè continuava ad andare i loop senza mai bisogno di girarlo. Speriamo, a questo punto, di aver soddisfatto la vostra curiosità sulla pubblicità di Spotify e lo sterotto.

Virtual Private Cloud: tra sicurezza e business continuity

La parola cloud viene spesso abusata o utilizzata in modo improprio, come dimostrato da numerosi casi d’uso: casi che finiscono,  alla fine dei conti, per collocarla in un ambito astratto e difficile da contestualizzare. Se anni fa questa vaghezza poteva anche essere giustificata, ad oggi non ha più ragion d’essere: il cloud fa infatti parte a tutti gli effetti della nostra quotidianità ad ogni livello.

L’arrivo ed il consolidamento di nuove tecnologie IT, del resto, tende a migliorare l’esistente un po’ per volta; al tempo stesso si pone come paradigma disruptive, ovvero quale autentica “novità dirompente”. Sulla nomenclatura Virtual Private Cloud (o VPC, come spesso viene indicato in sigla), nello specifico. esistono un discreto numero di elementi mal riferiti ed annesse astrazioni, che dovrebbero invece essere chiariti e, direi soprattutto, esemplificati. Cosa che proveremo a fare in questo articolo, dettagliando il suo funzionamento e riportando un caso d’uso che ci è sembrato significativo.

Che cos’è un VPC (Virtual Private Cloud)

Di SamJohnston – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7674770

In estrema sintesi, un Virtual Private Cloud è un cloud ibrido: nello specifico, un cloud pubblico utilizzato nella forma private cloud. Entrando ancora più nel merito, il Virtual Private Cloud è un modello di deploy (o “distribuzione”) di soluzioni software di vario genere, tra le più diffuse ed utilizzate per realizzare o integrare servizi, facendoli comunicare tra loro a vari livelli.

Si tratta di una soluzione tecnologica che viene assimilata nel campo dell’hybrid cloud, visto che coinvolge una struttura public cloud che però, di fatto, viene condivisa soltanto con il cliente che ne usufruisce (private cloud). A volte a riguardo viene usato anche, per la cronaca, il termine intercloud, ad indicare l’inter-operabilità tra strutture e linguaggi differenti, messi nelle condizioni di poter comunicare tra di loro in modalità sicura.

Virtual Private Cloud nella pratica: un primo esempio

L’esempio più popolare per comprendere il focus della tecnologia Virtual Private Cloud è legato ai Platform as a Service, ovvero le piattaforme virtualizzate che si sono rivelate fondamentali anche in tempi di Covid-19. Grazie ad essi e a varie soluzioni di VoIP e instant messaging, infatti, molti dipendenti hanno potuto fare uso dei servizi usualmente disponibili dall’ufficio, molti dei quali ad uso interno e, pertanto, non accessibili dall’esterno, sia pur connettendosi da casa.

Un caso studio più specifico: 4CaaSt

I casi d’uso del Virtuale Private Cloud sono numerosi per quanto, ad oggi, non troppo documentati sul web. Un esempio molto significativo è 4CaaSt, il cui deliverable è pubblicato nel sito della Comunità Europea annesso a ricerca e sviluppo (CORDIS) e che, di fatto, si basa sulla gestione di un ERP (Enterprise Resource Planning) grazie alla tecnologia VPC. Un software ERP, per inciso, è espressione dell’intero workflow aziendale a svariati livelli (amministrativo, gestionale, fiscale e via dicendo), e gestirlo mediante VPC implica, di fatto, utilizzare un’interfaccia di backend unificata per ogni utente.

Nella pratica, un ERP lavora su specifiche istanze (record) a cui riesce ad accedere mediante le regole imposte da un rispettivo provider: tale varietà rispecchia, di fatto, la distinzione tra le diverse funzioni che sono disponibili.

Se le funzionalità di gestione dei record sono implementate a livello public cloud, nel private cloud sono definite le regole e le policy per l’aggiornamento e l’interrogazione dei dati. L’infrastruttura risponde, peraltro, a specifici requisiti di elasticity, high availability, cooperazione tra livelli di app differenti e real time.

Ora è bene specificare un po’ di elementi tecnici che caratterizzano l’essenza dei Virtual Private Cloud.

Struttura generale di un Virtual Private Cloud

Dentro un VPC convivono varie istanze di software, alle quali è possibile accedere mediante uno strato infrastrutturale esterno noto generalmente come Legacy Infrastructure. Sfruttando una serie di connector, sarà possibile creare nuove istanze e gestirle facendo uso di apposite API, che potranno essere richiamate ed utilizzate a seconda delle necessità.

Da un punto di vista visuale, è quello che viene riflesso dallo schema di seguito riportato, in cui potrà essere ancora più chiara la distinzione tra le aree operative, senza dimenticare il livello di isolamento delle risorse (che le rende a uso dedicato del cliente, senza sovrapposizioni o problemi di sovra-utilizzo da parte di terzi).

Come funziona il Virtual Private Cloud: uso di IPSec

Il VPC fa uso di una rete perimetrale dedicata, alla quale nessun client potrà accedere se non dotato di appositi connector. Questo primo aspetto è stato introdotto come una delle caratteristiche più importanti di tale tecnologia, puntando così a garantire massima sicurezza e riservatezza nel trattamento dei dati.

Alla base del protocollo di accesso ed autenticazione troviamo la tecnologia nota come IPSec (IP Security), che rappresenta uno standard consolidato per le comunicazioni packet-based. Esso viene solitamente implementato mediante due possibili modalità, che sono chiamate Authentication Header (AH) oppure, più frequentemente, Encapsulating Security Payload (ESP). IPSec offre il vantaggio di essere trasparente rispetto a qualsiasi client in uso sulla nostra macchina, e soprattutto di rendersi indipendente dalle applicazioni sottostanti. Nel farlo, il protocollo garantisce:

  1. l’idoneo scambio di chiavi pubbliche/private prima di avviare la comunicazione;
  2. la cifratura del canale al fine di prevenire attacchi Man-In-The-Middle.

Tali punti di accesso costituiscono i cosiddetti end-point, i quali vengono così a trovarsi protetti da possibili script malevoli o analoghi rischi, creando un ambiente sicuro e verificabile per l’intero team di lavoro.

Isolamento e multi-tenancy nel cloud

Abbiamo delineato ciò che molte aziende chiamano con il nome di Secure Data Connection: questo tassello della struttura è fondamentale, ma non è il solo a dover essere citato. A questo infatti si affianca il cosiddetto isolamento delle risorse dedicate: esso garantisce la possibilità di lavorare in sezioni o compartimenti separati, privati, esclusivi e ben distinti. Il fatto che più clienti facciano uso delle risorse di un cloud pubblico (ma sfruttandolo di fatto in modo esclusivo come soluzione “ibrida”), inoltre, è nota anche come multi-tenancy.

Se quest’ultimo termine tradizionalmente indicava un software in grado di servire più clienti, attualmente fa riferimento ad un’accezione più estesa, che finisce per condividere l’intera infrastruttura anziché uno o più software specifici. Tale condivisione, senza scendere troppo nel dettaglio, avviene pressappoco sulla falsariga di quanto avviene per la gestione dei conti in banca: un ente bancario è in grado per definizione di gestire più conti contemporaneamente, ma riesce a farlo senza che i vari clienti siano a conoscenza del saldo o dei movimenti altrui.

Questione dei costi: quale soluzione VPC scegliere?

A tale uso ottimizzato delle risorse, il Virtual Private Cloud affianca costi sostenibili per le aziende, che sono sempre in proporzione all’uso che se ne fa (cosiddetto pay-per-use). La maggioranza di questi servizi a livello commerciale, peraltro, non dispongono di server in Europa, e ciò può essere considerato problematico in termini di GDPR. Le soluzioni italiane per fortuna non mancano: è il caso del Virtual Private Cloud offerta da Seeweb, che offre una soluzione di “virtual data center” che risponde a tutte le caratteristiche fondanti che abbiamo appena visto, e che diventa possibile gestire a vari livelli di management (Prestige, Global o Proactive).

Software per il supporto ai VPC

Virtual Private Cloud si basa sulle tecnologie VMware, in particolare su vSphere Hypervisor e vSphere Client. Sfruttando un’interfaccia semplice e intuitiva.

Il mondo dei VPC è in continua evoluzione, e sono sempre più numerose le aziende che decidono di farne uso: sia per i consueti motivi dovuti alla dematerializzazione delle risorse software, sia per la loro condivisione sempre più fluida sia, ancora, per una mera questione di economizzazione dei conti. E noi siamo pronti a scommettere che, nel prossimo futuro, questa soluzione diventerà sempre più all’ordine del giorno.