Il dubstep dei Muse è una figata paurosa

I Muse hanno incantato lo Stadio Olimpico ieri sera, proponendo uno show dalle influenze fortemente cyberpunk e con il consueto gusto estetico, musicale e personale che li caratterizza fin dai tempi di Showbiz (1999). A tre anni di distanza dall’acclamato “The resistance“, sono tornati alla ribalta con il nuovo album Simulation Theory, ed un world tour che ha già toccato Milano e, solo ieri, la Capitale.

Chi sono i Muse

Per chi avesse vissuto su un pianeta diverso dalla Terra negli ultimi 20 anni, riassumo con brevità: i Muse sono una delle band più innovative ed interessanti nel panorama rock mondiale, attivi fin dal 1999 e, peraltro, poco capiti dall’inizio. Si parlò di una versione più complessa dei radiohead, poi dei nuovi dream theater, poi… e via delirando. Ma non ce ne frega un accidente: sono i Muse, e li riconosceresti tra mille band.

Scaletta Olimpico Roma Muse 2019

So che la stavate cercando, per cui eccovi qui la scaletta dei brani che avete sentito ieri sera.

  • Algorithm (Alternate Reality Version; shortened)
  • Pressure [Drill Sergeant]
  • Psycho
  • Break It to Me
  • Uprising (Extended intro and outro)
  • Propaganda
  • Plug In Baby
  • Pray (High Valyrian) (Matthew Bellamy song)
  • Play Video
  • The Dark Side
  • Supermassive Black Hole (‘Close Encounters’ intro)
  • Thought Contagion
  • Interlude
  • Hysteria (AC/DC’s ‘Back in Black’ outro)
  • Bliss (Extended outro)
  • The 2nd Law: Unsustainable
  • Dig Down (Acoustic Gospel Version)
  • STT Interstitial 1
  • Madness
  • Mercy
  • Time Is Running Out
  • Houston Jam
  • Take a Bow
  • Prelude
  • Starlight

Encore:

  • STT Interstitial 2
  • Algorithm
  • STT Interstitial 3
  • Stockholm Syndrome / Assassin / Reapers / The Handler / New Born
  • Knights of Cydonia

Prosegue quindi imperterrito il cammino della band, che non rinnega le proprie origini rock ma che, a differenza di altri più monolitici colleghi, hanno saputo contaminarlo con sperimentazione, elettronica, progressive e naturalmente dubstep. Il genere forse più odiato dai metallari più oltranzisti, tra i quali mi annoveravo fino a qualche anno fa (non lo nascondo) finchè l’ascolto di Salmo (il primo) e di Skrillex non mi hanno aperto occhi ed orecchie ad allargare in modo definitivo i miei orizzonti musicali. E dire che di metallari al concerto a Roma dei Muse ne ho pure conosciuti ed incrociati tanti (ciao ragazzi, ero quello coi capelli lunghi e leggermente ubriaco fin dall’inizio), ma nessuno ha notato quello che secondo me è stato il pezzo più figo della serata, ad esclusione di Knights of Cydonia che, per inciso, andrebbe urgentemente adottato come nuovo inno nazionale britannico.

Non è neanche l’unico pezzo di questo genere che hanno registrato (questi tre riescono a fare seriamente di tutto, con gli strumenti in mano), dato che lo facevano già qualche anno fa: maThe 2nd Law Unsustainable credo rientri di diritto tra i pezzi più coinvolgenti e massicci mai registrati.

Secondo un’intervista al bassista, del resto “il nostro è una specie di anti-dubstep” (dato che viene suonato interamente con chitarra, basso e batteria, probabilmente, ndr) “ci piace ogni genere di musica, il più delle volte per il tipo di suoni. I suoi usati dalla dubstep sono così estremi che li adoriamo, è una sorta di attacco sonoro alle tue orecchie”.

E non ci resta, a questo punto, che augurare lunga vita ai nostri eroi.

No one’s going to take me alive
Time has come to make things right
You and I must fight for our rights
You and I must fight to survive

Redazione

Articolo a cura di LeUltime.info.

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