Guida pratica all’autosabotaggio (e a come evitarlo)

Autosabotaggio è una parola che quasi evoca un fascino mistico, per quanto poi si tratti di un dei concetti più fuorvianti e “pericolosi” mai sentiti in psicologia. Per la tua crescita personale, superare l’autoboicottaggio può essere un passo fondamentale. Vediamo come!

Attenzione: questa guida non è scritta da uno psicologo. Se hai problemi che ti assillano da tempo potrebbe non bastarti leggere un post. Rivolgiti sempre ad un professionista, per sicurezza.

Si chiama in genere auto-sabotaggio o auto-boicottaggio una tendenza innata a porsi ostacoli nella realizzazione di un obiettivo per potersene schermare in seguito. I casi pratici in cui scatta questo meccanismo sono numerosi: abbiamo, ad esempio, un caso molto comune in cui il sabotaggio ha la (tutto sommato, nobile) funzione di preservarci da un potenziale fallimento. Banalmente, potrebbe essere il caso in cui rifuggiamo il confronto su un argomento, tendiamo a rinviarlo oppure, ancora, siamo poco costanti nelle nostre scelte o attività. Ancora più di frequente, inventiamo scuse, tendiamo a procrastinare a tempo indefinito, ci nascondiamo dietro una delle tante maschere che usiamo tutti. Tutti sintomi che potrebbero ricondursi ad un feeling auto-sabotante che, è bene specificare, bisogna prima di tutto riconoscere e solo dopo, col tempo e con l’aiuto di un esperto, provare a mitigare.

Ammettiamo ad esempio che io mi senta sola, e voglia trovarmi un compagno: se è da molto tempo che non ho una relazione nè stabile nè occasionale, potrebbe essere arrivato il momento di “darsi una mossa” ed iniziare a frequentare palestre, pub, cinema, circoli culturali e quant’altro (non è ancora possibile farlo ad oggi, per colpa del Covid-19: ma è utile provare lo stesso ad immaginare quando finalmente potremo farlo). Se le cose non succedono, può capitare di introiettare la colpa esclusivamente su se stessi – le coppie si fanno comunque in due, quindi mai nessuno avrà il 100% della colpa se è single suo malgrado! – e può anche capitare di auto-boicottarsi, ovvero non uscire di casa per “paura” dell’eventuale fallimento oppure, ancora, cambiare cassa quando vediamo il cassiere (per esempio, eh) di cui siamo invaghiti, magari con la scusa “c’era meno fila da un’altra parte”.

L’auto sabotaggio è una discreta trappola e non dovrebbe mai essere sottovalutato: quasi sempre, infatti, convirremo con lui nostro malgrado, e sarà lui a farci esitare su scelte più o meno importanti. Se la strategia del controllo è troppo rigida o in altri termini impraticabile, possiamo tenere a bada quel feeling e distaccarci dal suo “pungolare”, ad esempio usando le tecniche ACT (Acceptance and Commitment Therapy) descritte ad esempio nel libro “La trappola della felicità“. Non si cambierà da un giorno all’altro, ma passando per vari gradi di consapevolezza sto lavorando su questo problemino da circa un anno, con l’aiuto della mia terapeuta. Molte cose sono cambiate in un anno grazie alla sua professionalità ed amorevolezza, ma anche sincerità nell’individuare le cose sbagliate o fuorviante che tendevo a fare. Non siamo ancora arrivati a chiamarla così, ma ho come la sensazione che presto ne parleremo.

In definitiva, come consiglio “da profano”, posso suggerire di imparare a non demonizzare i propri errori, a saper convivere con un grado di incertezza costante nelle nostre vite e, soprattutto, ricalcare e ripetersi una massima di Erich Fromm: Il compito a cui dobbiamo lavorare, non è di arrivare alla sicurezza, ma di arrivare a tollerare l’insicurezza.

In bocca al lupo a voi, e mai scoraggiarsi!

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Redazione

Articolo a cura di LeUltime.info.

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