Perchè flirtare è come vendere una penna (senza doppi sensi)

Enrico si accese un’altra sigaretta, mentre ripassava mentalmente quello che gli era appena successo. Non era successo nulla: ma era quella nullità abbastanza pregnante da piacergli. Non che ci volesse un manuale di filosofia per decifrare i suoi pensieri, per la verità: questo perchè, di fatto, non aveva fatto altro se non conoscere una donna che, poco prima, gli aveva fatto girare la testa per via di una certa, lussuosa, armatura biologica. L’accezione colta per non costringersi a dire, in altri termini, che era bona da impazzire, la sua nuova conoscente. La fanciulla l’aveva appena salutato per tornare ad allenarsi – ovviamente dopo una salutare pausa-fumo con Enrico. Adorabile!

Proviamo a metterci in un’ottica diversa, a questo punto, ed immaginiamo per qualche minuto che un single alla ricerca di un rapporto armonioso, gradevole, soddisfacente fisicamente e moralmente sia come un venditore. Un venditore che prova a vendere se stesso, nello specifico, o se preferite a proporsi in un mercato (la società in cui viviamo) spesso scorretto, infido e che bada solo alle apparenze. In ottica individualista (forse un po’ becera) funziona così: esci nel tuo locale preferito, ordini da bere, e vedi se a qualcuna interessi come “prodotto”. Insomma vai a caccia, per dirla come si sarebbe detto nei gloriosi anni ’90. E a molti introversi piace farlo, per quanto fatichino sia a farlo che ad ammetterlo.

Enrico trascorse alcuni minuti a ragionare sull’ultimo libro che stava leggendo, Il libretto rosso del lupo di Wall Street, del quale adorava la versione cinematografica tratta da Martin Scorsese. Capitolo nove: L’arte del prospecting. Ovvero: come fare a capire se il potenziale cliente che hai davanti è davvero tale, o se è solo ciò che comunemente viene chiamata fuffaro.

Enrico, in effetti, si erano sentito troppe volte preso in giro da donne che avevano finto interesse per lui. Per un venditore di servizi, quali che essi siano, inclusi – a dire di Enrico – quelli fottutamente biologici o associati al “senso biblico”, era assolutamente vitale per il successo. E ad Enrico le cose non andavano troppo bene, da qualche tempo a quella parte, e desiderava trovare un mindset differente. Da molti anni non riusciva più ad avere alcuna relazione, relegandosi ad un stato da incel (un celibe per forza di cose) che sfociava una sorta di auto-boicottaggio – come gli avevano spiegato alcuni psicologi che la sanno lunga.

Era sempre gentile con gli altri: riceveva risposte spesso sgarbate o comunque diverse da ciò che avrebbe voluto o sognato. Andava in bestia, poi in depressione: e le donne scappavano, regolarmente, da lui.

VENDIMI QUESTA PENNA.

Detta in altri termini: Enrico aveva una voglia matta di vivere qualche nuova esperienza sessuale o amorosa che fosse. Senza pregiudizi, in modo libero, poco ipocrita, piacevole, tranquillo e possibilmente positivo. Solo che era troppo introverso per procurarsele. Il tutto, stranamente, per quanto il più delle volte partisse forte con il flirt, quando capitava, ma molto difficilmente la questione aveva un seguito.

Niente cena, niente chiacchiere davanti ad uno o più cocktail, niente sesso occasionale, niente contatto fisico, niente baci rubati sotto casa di uno dei due, niente vieni a casa mia a vedere la collezione di farfalle: niente di niente. Un nulla a cui Enrico aveva finito per affezionarsi, cristallizzando i propri istinti e le proprie emozioni in un blocco monolico, duro quanto fragile e spigoloso.

Detta in modo più diretto, aveva chiuso con tutte le relazioni da molti anni, senza mai capire il perché gli accadesse di continuo, con qualsiasi donna incontrasse. Un continuum spazio-temporale di frustrazione, solitudine, insoddisfazione e serate trascorse a guardare Bojack Horseman chiedendosi, tra una puntata e l’altra, “perchè“. E senza sapersi dare risposte. Enrico si erano sentito preso in giro, varie volte, da donne che avevano finto interesse per lui, che in genere era solo malintesa (da parte sua) curiosità (da parte loro).

Enrico aprì il capitolo nove del libro di Belford e lo lesse d’un fiato: L’arte del prospecting divenne sotto i suoi occhi fantasiosi qualcosa tipo “L’arte del flirt“. Sì, forse era la terza volta che lo faceva. E qualcosa gli suggeriva che in fondo flirtare bene, sapersi “vendere” sul mercato (anche quello, in fondo, il suo amore-incubo, era un mercato in cui si prova a proporsi, in fondo), era la sua più grossa incapacità. Doveva trovare una soluzione, subito. Una volta per sempre. Erano i suoi 49 anni a volerlo.

Secondo l’autore del libro, in quel capitolo in particolare, l’approccio del magnificarsi a vuoto non funziona: se devo venderti la mia penna (senza doppi sensi fallici, beninteso, o forse con qualche doppio senso pur ammissibile) è inutile che ti dica la penna è fatta così e cosà, scrive anche sottosopra o magari (per estensione) puoi mettertela nel culo che è una meraviglia.

Punto primo, lezione valida per qualsiasi ambito incluso quello amoroso o sessuale: non puoi vendere qualcosa a chi non ne ha bisogno o non è interessato è un’inutile follia.

Punto secondo: rincorri la linea dritta, il famoso Straight line system, vai verso il punto cruciale, non farti distrarre – e se ti provano a distrarre, valuta se valga davvero la pena investire del tempo su quella persona.

Punto terzo: passa i tuoi flirt al setaccio, sempre.

Troverai tre tipi di potenziali compagni o compagne (le considerazioni sono a doppio senso di marcia, direi anche a qualsiasi senso di marcia): acquirenti in calore, cioè quelli che vogliono ciò che tu stai provando a vendere, è praticamente fatta, e qui non serve aggiungere altro. Caso raro, ma può succedere.

Secondo archetipo: acquirenti sicuri di sè, che sono simili ai primi e sono anche i migliori che possano capitare. Il problema è che la loro sicurezza tende a tenervi un po’ in soggezione, e per un introverso come Enrico non è facile uscirne, per nulla. Ve la daranno (la fiducia che agognate, sottinteso) soltanto nel caso in cui si sentano davvero sicuri (o sicure) che gli risolviate un problema, ovvero che siate la corretta risposta alla sua domanda. Dare sesso a chi vuole sesso, dare amore a chi vuole amore, dare amicizia a chi vuole amicizia. Ragionamento elementare, forse, ma rende l’idea.

Terza ed ultima categoria di potenziali flirt o clienti: i curiosi e le curiose, inconcludenti quanto invadenti, che fanno solo perdere tempo, non compreranno nulla da voi (in nessun senso) e vi faranno solo perdere tempo. Il più delle volte illudendovi, rigirandovi come una frittata in un mare di parole inutili, domande indiscrete e via delirando.

Enrico, beatamente perso nel vortice di quei pensieri che aveva appuntato su un taccuino, non ricordava una parola di quelle che si era scambiato con la donna di cui sopra, ma evocava una sensazione piacevole e liberatoria, per quanto parzialmente. Non sapeva se l’avrebbe rivista, e per quanto ne sappiamo non l’ha più rivista, ad oggi.

Ma si sentì finalmente sollevato, libero, più sicuro, e forse con un livello di crescita personale che non pensava che avrebbe mai raggiunto.