Nessuno è mai stato su 4chan, tutti sono stati su 4chan

Foto di Jscott, CC BY-SA 3.0, Collegamento

Quando Christopher Poole (nickname su internet: moot), nerd classe 1988, lanciò il proprio sito 4chan il 1 ottobre 2003, non poteva immaginare il successo che avrebbe avuto. Si basava infatti su un’idea molto semplice: consentire agli utenti di utilizzarlo come board di immagini, in cui poter discutere liberamente di manga, anime e simili. Col tempo avvenne una cosa che spesso accade sul web: gli utenti si fanno conquistare da una piattaforma ma finiscono per farne uso in maniera leggermente diversa da come era stata concepita. Ed ecco che, un po’ come tantissimi canali Telegram di natura dubbia o illegale si sarebbero affiancati a quelli classici, 4chan iniziò a diventare vero e proprio dark web: un covo di personaggi eccentrici, mediamente inquietanti, mediamente esperti col PC e soprattutto del tutto anonimi.

Episodi celebri capitati su 4chan: soffiate, hacking e… dimostrazioni di problemi matematici (!)

A 4chan sono legati episodi quasi sempre anomali, spesso al limite del surreale, dal carattere inquietante e a volte addirittura morboso: nel 2019, ad esempio, la morte del miliardario statunitense Jeffrey Epstein, con numerosi processi penali a carico, veniva annunciato in primis proprio da un post di 4chan. Non sappiamo chi lo abbia scritto, ma data e ora corrispondono e ciò avvenne prima che qualsiasi quotidiano potesse parlarne. Altro esempio clamoroso fu l’hacking della mail privata di Sarah Palin, ex politico statunitense molto in voga nell’anno 2008. Un utente di 4chan riuscì a trovare la password del suo account, e postò una screenshot in cui dimenticò di oscurarla: molti utenti provarono ad accedere nello stesso istante, e l’account fu bloccato da un automatismo. Se non fosse stato per questo, non sappiamo cosa sarebbe potuto succedere “a nome” della Palin, e fa riflettere come sia stata un’intelligenza artificiale, in fondo, a fermare l’episodio che poteva sfociare in un caso politico considerevole. In molti altri casi, la board veniva usata per pubblicare video o foto private senza il consenso delle persone coinvolte, in alcuni casi veri e propri revenge porn che coinvolsero, in un caso, anche numerosi VIP ed attori USA ambosessi (il caso diventato celebre sui media come fappening, qualche anno fa, ed il cui responsabile venne poi arrestato e condannato).

In situazioni più recenti, per citare episodi più leggeri, un utente di 4chan avrebbe dimostrato un complicato problema matematico del limite inferiore sulle permutazioni. Da tempo girano, sempre sulla stessa piattaforma, mentre sono comparse versioni manga di vari politici italiani. Ogni tanto sbuca fuori una sorta di concorso di crittoanalisi, alla ricerca di talenti nell’ambito della crittografia gestito da un gruppo anonimo che si fa chiamare Cicada 3301. Su 4chan circolano periodicamente i meme che ormai vediamo anche sugli altri social network, e ai commenti di chi dileggia o bullizza si affiancano commenti fraterni, comprensivi e sinceri. Una community completamente eterogenea e non omologata, che fa riferimento generalmente all’universo sociale o politico contrapposto al proprio: per molte persone di sinistra, è un covo di alt-right. Per molte femministe, un covo di maschilisti. E così via:  4chan è il black metal norvegese anni 90 rispetto al metallaro nerdacchione, è il troll che scrive commenti anarchici sul profilo del politico conservatore, può essere tutto ed il contrario di tutto, senza qualunquismo ma semplicemente, direi, con spontaneità e sano spirito da (vero) hacker / troll, proprio perchè ruota su utenti non identificabili (anche se, in alcuni casi, identificati dalle autorità).

La cultura centrale del sito 4chan, insomma, che è anche un portale realmente unico nel proprio genere, ruota attorno all’idea di anonimato assoluto, qualsiasi cosa si possa postare o commentare all’interno dello stesso. Ogni personalismo viene formalmente abolito, pena il ban dalla community (almeno, come spirito di fondo). 4chan è diventata famosa per molti motivi, tra cui aver ospitato le teorie complottiste dell’utente Q e del movimento QAnon. Ma ridurre 4chan a solo un singolo aspetto sarebbe, per l’appunto, soltanto la punta dell’iceberg: la community più discussa, temuta e ricca di leggende urbane annesse e connesse non può essere catturata da un singolo articolo. 4chan è inafferrabile almeno quanto i suoi utenti abituali, e questo nonostante la policy del sito sia chiara, cristallina, e preveda il log degli IP dei participanti, da consegnare eventualmente alle autorità che ne facciano richiesta.

Come raccontato dal bellissimo libro I mille volti di Anonymous, scritto dall’antropologa Gabriella Coleman, la nascita, la diffusione e la filosofia di fondo del famoso gruppo attivista Anonymous passa anche da 4chan, questo sito incredibile ed altamente controverso. Suddiviso in topic che corrispondono alle lettere dell’alfabeto, viene popolato da utenti del tutto anonimi, liberi di scrivere quello che vogliono su qualsiasi argomento (a volte anche senza alcun nickname, bensì semplicemente come “anonimo”). Ovvio che i temi più controversi non potevano che riguardare tutto ciò che normalmente viene associato al dark web, ovvero sesso, droga, violenza e via dicendo.

Formalmente parlando, 4chan è solo una community come tante: in parte simile a Reddit, per certi versi come potrebbero esserlo Twitter e Facebook, ma con un livello di anonimato profondo. I contenuti della piattaforma (a differenza di altri social network che tendono a sedimentare i commenti ed i post per mesi, o addirittura per anni, all’interno della piattaforma) in questo caso specifico spariscono: al massimo fino a pagina 14 (mi riferisco alla paginazione dei contenuti, quella che viene sfruttata anche da alcuni blog, ad esempi), poi ogni thread o argomento scompare, a meno che non arrivino ulteriori commenti di altri utenti ad alimentarli.

In sostanza i contenuti durano solo per un breve periodo, e poi sono destinati (presto o tardi) a sparire per sempre: questa scarsa durevolezza è probabilmente (oltre all’ovvia ebrezza di essere anonimi) uno dei motivi impliciti più clamorosi del successo di 4chan. All’interno di 4chan, poi, si trova veramente di tutto. Questa totale assenza di moderazione, da un lato, genera un fenomeno di autoregolamentazione più corposo di quanto possa sembrare: come in una sorta di società utopica, ogni persona è anonima e deve rimanere tale, tant’è che i tentativi di personal branding anche involontari sono profondamente biasimati e banditi. Se è sempre minimamente probabile essere attaccati o cyberbullizzati su una piattaforma del genere, d’altro canto il basso livello di controllo abbassa la soglia di responsabilità personale, in qualche modo (senza scomodare psicologie spicciole, ovviamente) incoraggia la sperimentazione.

E in un mondo che invoca la censura per risolvere qualsiasi problema, incluso quello della pandemia, forse non è così male che possa o debba esistere anche un mondo virtuale del genere. Ad oggi, 4chan è ancora vivo e vegeto, sotto la nuova gestione di Hiroyuki Nishimura a cui moot ha passato il testimone qualche tempo fa, per dedicarsi ad un nuovo progetto altrettanto famoso tra i creativi: stiamo parlando del celebre Canvas.

Redazione

Articolo a cura di LeUltime.info.

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