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Intervista al cantante Anto Paga

Oggi la blogger Giulia Quaranta Provenzano ci propone un focus su Anto Paga (classe 1995). È possibile visionare il profilo Instagram del cantante cliccando su https://instagram.com/antopagaofficial?igshid=MzRlODBiNWFlZA==        

Ciao e ben ritrovato! Nella nostra prima chiacchierata mi hai detto di aver intrapreso il tuo percorso artistico, inizialmente, scrivendo poesie e pensieri all’interno di un tuo diario personale – così da dare sfogo alla tua solitudine e alla tua emarginazione, nonché alla tua urgenza d’emancipazione. Ebbene, vuoi condividere alcuni versi che risalgono a tale tuo passato? “Ciao Giulia! Purtroppo, al momento, non posso riprendere e quindi non posso riportare testualmente i versi che ho scritto in passato e che risalgono appunto al mio passato perché dovrei andarli a cercare tra vari fogli che non ho ora qui con me… però posso dire che erano veri e propri sfoghi riguardanti la mia vita e tutto ciò che mi succedeva”.

Dacché hai convenuto [clicca qui https://www.psicoterapiaromaest.it/temperamento-carattere-e-personalita/ per un focus tematico] che <<La formazione del mio lato caratteriale inizialmente è sicuramente dipesa dall’ambiente circostante e dal tipo di nucleo familiare che indirettamente mi ha introdotto ad alcune credenze limitanti, che con il tempo e con lo studio ho dovuto smussare (…)>>, ti chiedo se te la senti di spiegarci qual è l’ambiente in cui sei “stato catapultato” nel mondo alla tua nascita. “Sono cresciuto in un contesto e in un nucleo famigliare molto protettivo, forse troppo, tant’è che mi venivano permesse davvero poche cose e quelle poche cose che mi venivano accordate erano sempre sudate – e ciò a partire da una semplice uscita con gli amici sino all’ottenere un determinato qualcosa che desideravo avere (nei limiti del possibile, ovviamente). Purtroppo la vicinanza a una mentalità negativa, che mi ha formato e che è stata tanto incisiva sulla mia persona, ha fatto sì che io stesso vedessi in primis sempre tantissime situazioni nella medesima maniera negativa… tutto questo, in breve, è quello che ho dovuto smussare”. 

Hai affermato che <<(…) Tutte le ramificazioni inconsce della mia personalità, ramificazioni che comprendono il mio lato malinconico ma anche quello determinato e audace, sono nate con il tempo perché all’inizio ricordo soltanto che odiavo molto il mio essere solo – tant’è che mi inventavo storie pur di non apparire “strano”… e con storie intendo semplici uscite che altre persone facevano, con familiari e amici, ma che erano fuori dalla mia vita quotidiana>>. Dal momento che già da bambino immaginavi che avresti fatto qualcosa di grande e di unico e che non saresti passato inosservato e altresì desideravi che qualcuno si accorgesse che (in un angolo) c’eri anche tu, non riesco a non domandarti da cosa è dipesa e come mai ti sei trovato in tale suddetta situazione. “In famiglia quello che potevano fare lo facevano ma, ad un certo punto, ho iniziato ad essere talmente tanto ambizioso da non accontentarmi mai di alcunché e a volere sempre di più. Da quando ho visto un concerto di Fabri Fibra, mi si sono illuminati gli occhi e capii che cantare è quello che voglio fare. È stato proprio Fabri Fibra a portarmi nel mondo musicale e questo nonostante, ad oggi, io faccia musica totalmente diversa dalla sua… lui mi ha dato modo di scoprire tale suddetto mondo e se ho iniziato ad immettermi in esso, sicuramente, è appunto lui ad avere un bel merito in tutto ciò. Alcuni anni fa ero una persona molto fragile e con molta paura di ogni scelta che prendevo, mentre ora vivo ogni giorno sapendo bene quali sono le cose che voglio e come fare per ottenerle”.  

Sei del parere che esista la bellezza universale e, qualora la tua risposta sia negativa, ti sei mai interrogato su com’è fattibile spiegare il fatto che alcuni elaborati – in tutti i tempi e in tutti i luoghi – siano pressoché unanimemente considerati dei capolavori? “La bellezza in generale penso che sia sempre un qualcosa di soggettivo, sicuramente ci sono delle situazioni in cui può esistere (e si può considerare esistente) una beltà universale ma è piuttosto come se essa fosse un talento a proposito del quale non vi è alcuno che possa dire e appuntare alcunché… benché, a livello pratico, può anche succedere che quell’x opera/abilità non piaccia”.    

Tue sono le parole: “(…) mentre tutti pensavano al calcio, a fumare, ad uscire, io pensavo invece a ballare – ho fatto ballo per dieci anni – e a scrivere testi così da crearmi un mio mondo (…)”. Hai, oggigiorno, quella che consideri una giornata-tipo, ideale? “Ad oggi non ho una giornata ideale, perché sono convinto di essere ancora troppo giovane per aspirare appunto ad una giornata-tipo o a un mondo ideale… però, in un futuro prossimo, mi basterebbe avere accanto una persona con la quale rispettarci vicendevolmente e che ci sia nei momenti di bisogno”.

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Nell’invitare i lettori ad ascoltare attentamente il tuo reel https://www.instagram.com/reel/CrgWYWhKoV1/?igshid=MzRlODBiNWFlZA==, ti espongo una mia curiosità e cioè la da te menzionata persona che è capace di farti toccare le nuvole e che tuttavia è la stessa che potrebbe farti cadere nel vuoto, non pensi che sia inevitabilmente e per tutti noi colei che è sia un antidoto che una medicina? “L’idea di aver dato fiducia alla persona sbagliata e di essere stato pugnalato dritto al cuore è ciò che mi ha distrutto più volte emotivamente ed è ciò che oggi mi fa avere dubbi nel dare la mia fiducia a chiunque… però ho ormai un’esperienza davvero molto grande e vasta, per cui prendo la vita con una marcia in più e tendo a trasformare tutto quello che mi capita in qualcosa di costruttivo”. 

Citandoti testualmente, riporto la tua affermazione: “I miei tatuaggi più significativi sono tre… il demone, che ho tatuato sul braccio sinistro, che indossa la maschera di una ragazza (rappresenta la relazione tossica più grande che ho avuto). Poi un cuore spezzato e ricucito (ad indicare il periodo più depresso della mia vita) e poi ancora un cuore diviso, che si completa con l’altra metà tatuata su mia sorella, che ho fatto sul polso proprio con lei”. Significative sono, a mio avviso, altresì le parti del corpo in cui ti sei appunto tatuato. Il polso è ovvero il luogo dell’equilibrio tra rigidità e flessibilità ed è coinvolto più di altre zone nei vitali rapporti interpersonali (quindi sono convinta che tua sorella sia una delle persone essenziali della tua esistenza e che ti aiuti a mantenere una tua stabilità, avendo un affaccio non ermetico e non ritirato da quello che ti è esterno). Il demone sul tuo braccio, sulla parte sinistra, mi induce invece a credere che tendi a gestire logicamente le delusioni, la sofferenza, la rabbia in maniera tale da controllarle ed esorcizzarle catarticamente. Se ti suggerisco dunque la capture “Tatuaggi e cicatrici”, cosa ti viene spontaneo rispondermi? Ogni tuo tattoo è una specie di cartolina del passato che ti auto-invii nel futuro con lo scopo di fungere da monito, è un post-it/un memo per non perdere di vista quello che è importante per te e orientare di conseguenza la tua bussola interiore – mettendocela tutta per non naufragare? “Sì, potrebbe essere così come hai detto tu… però direi anche e soprattutto che ogni mio tatuaggio è un modo per incidere sulla pelle quello che non voglio e che immagino che mai vorrò dimenticare (ché ha fatto sì che io sia la persona che sono ora)”.     

…E proprio l’amore (che sia pur per i più differenti soggetti), dal mio punto di vista, rimane un mistero. Se difatti letteralmente esso è un <<sentimento di viva affezione verso una persona, che si manifesta come desiderio di procurare il suo bene e di ricercarne la compagnia>>, ho comunque idea che il suddetto sentimento che attrae e unisce due persone sia tuttavia una sorta di “alchimia” difficilmente spiegabile. Usando la razionalità mi verrebbe da ridurre tutto all’egoismo o alla co-dipendenza secondo cui l’amore appunto allora, in entrambi i casi, muoverebbe da un bisogno ma ciò mi rattrista e pertanto lo voglio negare – ché se così stessero le cose, pur quando tale bisogno è inconscio e non intenzionalmente ricercato con proposito utilitaristico, l’amore non sarebbe altro che volto a una qualche soddisfazione e corrispondenza a una più o meno sana o distorta che sia relazionalità e questo sulla base esclusivamente della nostra auto-centrica o fragile personalità. Ordunque ti chiedo se tu credi che esista l’“alchimia”, quell’essenza che va oltre il sentimento e oltre la passione e che rende un rapporto unico e indissolubile, e nella cosiddetta anima gemella? “Io credo che ognuno di noi abbia un’anima gemella, ma che purtroppo la maggior parte degli esseri umani – per paura di rimanere soli o per paura di provare sentimenti forti ed essere ancora pugnalati – preferisca imboccare la strada semplice… tuttavia come ciò vale per ogni cosa grande e di successo, per arrivare a prendertela, bisogna fare dei sacrifici”.  

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So che hai recentemente fatto un feat. con Cvmpo e trovo che, proprio nel brano “Mi perderò” [clicca qui https://music.apple.com/it/album/mi-perder%C3%B2-feat-anto-paga-single/1671835730], ci siano molti dei tuoi vocaboli chiave quali ad esempio “cicatrici” e “abbracci” e quella tua ricorrente atmosfera notturna in cui il focus d’attenzione sono gli occhi dell’amata (che vengono cantati in relazione alla notte appunto e alle stelle). Ebbene tu come vivi proprio la notte? “Premetto che la canzone sopracitata è stata scritta, di pugno, da Cvmpo e che dunque la situazione cantata (ossia una relazione tossica) non è quella mia attuale… benché sia stata una situazione che ho vissuto in passato. Sicuramente, negli ultimi tempi, essa – ripeto – non è oggetto di un qual certo mio pensiero. Rispondendo invece adesso specificatamente alla tua domanda, io sono per lo più una persona diurna  – e non, piuttosto, tanto notturna – in quanto la notte spesso mi rende più malinconico di quello che già sono durante il dì. Amo difatti, se rimango sveglio la notte, essere in compagnia perché appunto la compagnia mi fa sentire meno solo con i miei demoni (che ad oggi non ho più paura di affrontare, in quanto sono corazzato, però mi fa comunque piacere condividere il mio lato più debole)”.    

Citandoti nuovamente, hai dichiarato che <<(…) se avessi avuto un carattere più debole, probabilmente, mi sarei lasciato trasportare dai pensieri delle persone ed invece ho sempre seguito la mia testa. L’unica cosa che mi ha portato un “rallentamento” di carriera è stata la paura. La paura di sbagliare, di fare brutte figure, di rimanere solo a vita e tanto altro>>… “La paura ha molti aspetti e molti lati, da cui spesso non è facile sottrarsi, né sganciarsi, e io ho passato una vita a scappare dai timori… però penso che, ad un certo punto, sia necessario e doveroso verso se stessi affrontare appunto le proprie paure a testa alta – mettendo davanti a tutto e a tutti il proprio credo e la propria voglia di affermarsi. Le paure in questione erano la solitudine e, quella più grande, la paura di fare scelte fallimentari e con un epilogo rovinoso. Ho poi cambiato mentalità, le mie paure le ho affrontate e ora mi sento molto meglio e sono molto più combattivo rispetto al passato. Sono convinto che la forza mentale nel prendere atto di una situazione e lavorarci su, propositivamente, al fine di cambiarla sia fondamentale nella realizzazione di ciascuno di noi”.  

Penso che sia inutile tacere che mi hai subito dato la sensazione di essere un giovane “uomo d’altri tempi” cioè – fra gli altri tuoi aspetti – galante nei modi e signorile nel com-portamento e soprattutto con le donne (esemplificando, a tal punto cortese da aprire la porta e far passare per prima – davanti a te – chi è la tua ragazza). Ciò non significa che la tua spontanea gentilezza d’animo, il tuo approccio delicato e mai ostentato e la tua riservata dolcezza e bontà di carattere siano sinonimo di facilità nel saperti “prendere” (penso piuttosto che tu, nel porre i sentimenti e la passione al primo posto d’importanza  nella tua esistenza terrena, sia istintivo quanto minuziosamente esigente con te e con le altre persone nonché testardo come sovente si confà a chi vuole giocare un ruolo di primo piano nella vita… insomma sfuggente però pieno di risorse, i tuoi sentimenti riposti “in cassaforte” e svelati solo lentamente, intuitivo e sospettoso, sensibile e a tratti irascibile, resistente e premuroso con la tua “lei” che dev’essere sicura e non cedere a tutte le tue pretese ma giocosa, divertente, determinata, non-bambolina): ciò è vero, oppure ho preso un abbaglio? “Ammetto che spesso penso di essere di un’altra epoca… difatti, secondo me, l’epoca migliore di tutte è stata quella dagli Anni ‘60 agli Anni ‘80… sì che quelli, di allora, erano tempi d’oro”.      

Se sei o no dell’idea che chi si pone di continuo domande, probabilmente, non sarà mai davvero felice ma vedrà tutte quelle sfumature che le altre persone mai riusciranno neanche solamente a scorgere? E ripenso poi al tuo video https://www.instagram.com/reel/CrQ1kt6qUji/?igshid=MzRlODBiNWFlZA== e non posso non chiederti in cosa, oggi, ritieni che consista proprio la felicità, mentre che cosa ti provoca la più cupa ed ima tristezza? “La tristezza (mi e generalmente) provoca spesso dei pensieri negativi e delle distorsioni della realtà intorno a noi, però ci sono state situazioni in cui la mia sofferenza si è allineata con alcune melodie musicali ed è in tali momenti che sono nate e nascono le magie. Bisogna saper prendere ogni tipo di energia che ci arriva addosso e tramutarla sempre in produttività. Io canto non solo di situazioni che vivo nel momento presente, ma canto soprattutto di ricordi che ho vissuto con persone per me importanti e di situazioni di vita personale”.    

La farfalla rappresenta la rinascita, la trasformazione, la speranza, il coraggio e – seppure taluni sostengono che sia anche emblema dell’inconsistenza della felicità – tu l’hai scelta come tuo simbolo ché hai spiegato: “Per me la felicità è quel tipo di emozione che bisogna imparare a calibrare bene in piccole dosi, senza la pretesa di volere tutto e subito, perché proprio la felicità stessa è soprattutto quando riesci ad arrivare a tanti piccoli obiettivi che insieme formano qualcosa di grande… ma, per arrivarci, è necessario vivere ogni emozione appunto e apprendere dall’esperienza di ognuna di esse”. Tu attualmente saresti disposto a rinunciare a qualcosa per un’ancora maggiore notorietà e di che cos’è sinonimo, dalla tua prospettiva, la commercialità? “Nel rispondere al presente interrogativo, parto con l’ammettere che il mio ultimo album “Amami” [clicca qui https://bfan.link/AntoPagaAmamihttps://www.instagram.com/p/CrbbKwvKKKB/?igshid=MTc4MmM1YmI2Ng==] altro non è che la continuazione di quello precedente ossia di “La parte più bella di me” [clicca qui https://g.co/kgs/jcvHwd] – che, a sua volta, è collegato al disco ancora precedente intitolato “Crysalide” [clicca qui https://g.co/kgs/n1Dscs]. Per me la crysalide è uno stato incompleto di sviluppo, è uno stadio dell’essere che deve ancora completarsi, ma il mio ad oggi penso che sia completo e pronto a farsi notare. Detto questo, sono del parere che nell’esistenza tutto arrivi di pari passo e proporzionalmente a quanto ci si dà dentro nella propria crescita personale (non c’è bisogno di barattare alcunché e quindi non mi sono mai posto la suddetta domanda… e penso che, ad essa, non ci sia nemmeno una reale risposta perché dipende da troppi fattori). Io ce la metterò sempre tutta in quello in cui credo, col tempo poi si vedrà che cosa succederà… Considero l’avere rimpianti proprio una perdita di tempo, essi portano solo ad incrementare ammassi di negatività. Io penso che l’esistenza appunto sia un susseguirsi continuo di scelte e di conseguenze che portano ad avere (fatto) esperienza e tutte le esperienze portano a costruire ciascuno di noi il proprio bagagliaio di vita, che ci servirà in futuro a prendere decisioni migliori”.     

Hai sottolineato che: “(…) tutto il mio percorso musicale è collegato da un’evoluzione, che indirettamente dice <<Sono rinato da una crysalide, per mostrarti la parte più bella di me, ora amami>>”. Farfalla la si diviene maturando e capacitandosi che è ciò che abbiamo dentro (compresi i nostri chiaroscuri) che va fatto apparire e deve comparire, perché costituisce la nostra beltà fondante e fondamentale nell’amore. La parte più bella di te viene infatti fuori, ché lì si è originata ed è stata ninnata, dalla crysalide ed ecco che quindi l’essere amati non può prescindere dall’amarsi in toto per chi si è nell’intimo e non può avvenire se ci si falsifica, si camuffa o addirittura si rinnegano quei pilastri costitutivi che sono e da cui scaturisce la nostra maggiore bellezza… o non sei d’accordo?

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“Soprattutto all’inizio di un percorso, purtroppo, ci si camuffa pur di piacere all’altra persona – però tale situazione non è sostenibile e dura poco perché, non appena si arriva a viversi nella quotidianità, alla fine emerge sempre e inevitabilmente chi e come si è realmente… perciò sì, sono d’accordo con te”.

 

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