Cappe in cucina: come sono e quando servono

Tra tutti gli elettrodomestici indispensabili, le cappe sono quelle che più contribuiscono a personalizzare la composizione della cucina. Come accostamenti di materiali, i preferiti sono l’acciaio inox e il vetro temperato resistente al calore. Tra le cappe d’arredo, una novità è rappresentata dai modelli “verticali”, dove la superficie di aspirazione è perpendicolare alla piastra con i fuochi o solo leggermente inclinata.

L’installazione di una cappa (per l’aspirazione dei fumi di combustione e dei vapori di cottura) è obbligatoria per legge in cucina se il piano cottura è a gas. È invece consigliata ma non obbligatoria, in caso di piano cottura elettrico o a induzione. La cappa deve essere tenuta ad una distanza di almeno 65 cm e non superiore di 90 cm dal piano cottura e la larghezza della cappa deve ovviamente essere uguale o superiore al piano cottura.

Cappa aspirante

Punto di riferimento in questo ambito sono le normative UNI-CIG 7129-7131 e il D.M. 37/2008. Se in cucina è presente la canna fumaria è obbligatorio installare una cappa di tipo aspirante che convogli i fumi all’esterno. La cappa aspirante deve essere collegata a una canna fumaria a uso esclusivo e non sono ammessi i condotti collettivi.

Cappa filtrante

Se la canna fumaria è assente o non si può realizzare, è possibile invece utilizzare una cappa filtrante (o cappa a condensazione), un apparecchio che depura l’aria tramite filtri e la reimmette nell’ambiente. La maggior parte delle cappe in commercio dà la possibilità di essere utilizzata sia nella modalità aspirante sia in quella filtrante.

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