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L’Inter giochicchia, annaspa ma poi vince. Juve e Milan sono lì vicino

Conte e le sue ossessioni, e quei tanti giocatori che sono ancora, ad oggi, oggi misteriosi e difficili da valutare: Lautaro, Eriksen, a tratti lo stesso Brozovic, Handanovic. L’Inter, soprattutto, e le sue crudeli e ben note ossessioni: non vince nulla da quel 2011 con Leonardo che gli regalò, all’epoca, una “piccola” Coppa Italia. Questa Inter contiana di seconda generazione – la prima l’abbiamo già vista e, se vogliamo, maledetta: secondi, sia in campionato che in Europa League – è un oggetto misterioso a tratti entusiasmante, che adesso quantomeno vince.

Vince (2-1 con lo Spezia, poco fa, con gol di Lukaku ed Hakimi, ed immancabile gol-spauracchio finale frutto della tenacia della squadra di Italiano), come da tradizione, ma senza convincere, senza dare per niente l’idea di essere diventata grande, di poter anche solo aspirare ad un posto tra le grandi: quelle che, come la Juventus, vincono incessantemente lo scudetto da 9 anni di fila.

C’è un processo di costruzione in ballo, questo ormai lo sappiamo: ed il pensiero non può che andare alla Juventus di Antonio Conte, la Juve in cui segnavano tutti e mancava un vero e proprio bomber (Matri escluso). La Juve che vinse lo scudetto senza avere ancora lo squadrone che consolidò il titolo negli anni e con gli allenatori successivi, e che Conte oggi possiede in forma iper-amplificata, con un’inter che, nonostante i difetti, sulla carta avrebbe schiantato la juve di quegli anni. per la verità il calcio è spesso impietoso e, come nella vita, non sempre basta comprare i campioni per costruire una squadra: ci vogliono tempo, mentalità, costanza, forza d’animo, capacità di gettare il cuore oltre l’ostacolo.

E costruire ostinatamente, nonostante l’uscita dell’Inter dalle Coppe faccia malissimo ed abbia finito per far disamorare a Conte, ostracizzato da parte dei tifosi come ex capitano della Juve anni ’90, accusato di essere quasi un boicottatore.  È facile convincersi di tutto e del contrario di tutto, soprattutto in queste fasi: ma l’essenziale è quello di continuare a seguire e vedere, nei prossimi mesi, che cosa succederà.

Lo scudetto sarà prevedibilmente assegnato nelle ultime giornate, forse addirittura solo all’ultima, considerando l’incognita covid (ovviamente) e considerando il sostanziale equilibrio tra le contendenti principali: e se a Milano sperano che sia l’anno buono, a Torino si augurano di vincere anche solo di rimessa, ancora una volta, sacrificando il sogno scudetto solo in nome di una Champions League diventata ormai trofeo maledetto, per i bianconeri.

Photo by Travel Nomades on Unsplash

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