Sincronicità e tarocchi: una storia di psicologia e tradizione

Non è corretto ritenere che Jung credesse ai tarocchi, ovviamente, e si tratta di una semplificazione molto brutale a cui non vogliamo dare assolutamente credito. Quello che ci interessa analizzare è, piuttosto, quanto la cartomanzia, lo studio delle coincidenze e i nessi non causali avessero portato Jung a definire la sincronicità, in un periodo in cui la scienza attraversava la rottura dovuta alla scoperta dei quanti.

Come sono fatti i tarocchi

I giochi di tarocchi sono giochi di carte giocati con mazzi di tarocchi, cioè mazzi di carte numerate e univoche. I giochi e i mazzi che gli anglofoni chiamano con il nome francese Tarocchi sono chiamati Tarocchi nell’originale italiano, mentre in tedesco si usa la parola Tarock. Le regole di base sono apparse per la prima volta nel manoscritto di Martiano da Tortona, scritto prima del 1425.  I giochi coi tarocchi sono conosciuti in numerose varianti, per lo più a livello regionale.

Andando nel dettaglio i classici mazzi dei tarocchi sono composti da un totale di 78 carte, tra cui troviamo 56 Arcani Minori e 22 Arcani Maggiori. I primi rappresentano le carte divise per seme che conosciamo tutti (coppe, bastoni, denari e spade), mentre i secondi sono detti a volte trionfi e sono caratterizzati da immagini allegoriche.

Secondo Jung, nello specifico, tali carte erano ideali per poter veicolare immagini archetipiche, ovvero per studiare al meglio l’inconscio a livello collettivo, e si legavano all’idea nota come sincronicità, ovvero legare uno stato d’animo interiore ad un evento esterno.

Oltre la causalità della scienza

Jung riteneva che le recenti scoperte in ambito fisico, come il principio di indeterminazione di Heisenberg, che stabilisce essere impossibile misurare sia la quantità di moto che la posizione di una particella, avviando la fisica quantistica e determinando un punto di rottura con la meccanica classica. per usare le parole del fisico, “Nell’ambito della realtà le cui condizioni sono formulate dalla teoria quantistica, le leggi naturali non conducono quindi a una completa determinazione di ciò che accade nello spazio e nel tempo; l’accadere […] è piuttosto rimesso al gioco del caso.

Il tutto sembrava, secondo Jung, lì pronto a mandare in crisi la causalità, un po’ il fulcro della scienza e della conoscenza scientifica di oggi. Sebben possa sembrare possibile che lo psicologo svizzero facesse riferimento al positivismo (inteso come acritica esaltazione del progresso scientifico) più che alla scienza in genere, Jung osservò quanto la statistica fosse fondamentale per riprodurre nella realtà condizioni di laboratorio, e come la probabilità di un evento fosse più significativa della certezza dello stesso (che raramente avviene).

Secondo una certa visione di Jung, peraltro,  chi consulta i tarocchi lo fa al fine di ottenere una sorta di divinazione, fornendo una chiave di lettura certamente non scientifica e non causale (e spesso irrazionale), influenzata dalla soggettività di chi effettua la lettura degli stessi. Ciò porterà a formulare il celebre concetto di sincronicità.

Nessi non causali: niente è una coincidenza

Il principio dei collegamenti o nessi acausali, cioè non causali (uno non causa l’altro ma restano comunque legati, come avverrebbe con due orologi che segnano lo stesso orario) è stato sviluppato da Jung e definito in modo vario, ed è significativo come venga inquadrato quale possibile spiegazione di eventi “alla pari” con uno causale (“un ipotetico fattore di rango pari alla causalità come principio di spiegazione”). Il punto di vista di Jung era che le connessioni causali possono fornire una comprensione significativa della psiche e del mondo, ma anche le connessioni acausali possono farlo.

La teoria della sincronicità come un ipotetico principio non causale che funge da connessione intersoggettiva o filosoficamente oggettiva tra queste coincidenze solo apparentemente significative. La scienza, di per sè, generalmente ritiene che un tale principio ipotetico non esista, o non rientri nei limiti della scienza. Secondo la visione di Jung, la sincronicità è addirittura indispensabile in alcune fasi della vita umana anche razionale, e può diventare dannosa se collocata all’interno di specifiche psicosi. 

Foto di copertina di Keith Gonzalez da Pixabay