L'”accabadora” è una figura legata alla tradizione sarda, in particolare a quella della Sardegna, una regione italiana. Il termine “accabadora” deriva dalla lingua sarda ed è associato a una pratica tradizionale e controversa, quanto non universalmente riconosciuta come reale.

L’accabadora era una donna anziana nella comunità sarda che aveva il compito di aiutare le persone morenti, in particolare coloro che soffrivano in modo prolungato e intenso. La sua funzione principale era quella di porre fine alle sofferenze dei morenti attraverso un atto chiamato “accabbadura” o “accabbadora,” che consisteva nell’indurre la morte in modo compassionevole, spesso utilizzando un cuscino o un metodo simile.

Questa pratica era strettamente legata alle credenze e alle tradizioni della Sardegna e veniva vista da alcuni come un atto di pietà, mentre da altri veniva considerata controversa e illegale. Nel corso del tempo, la pratica è stata vietata e considerata omicidio secondo la legge italiana.

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L’accabadora è stata oggetto di numerose rappresentazioni nella letteratura, nella musica e nella cultura popolare sarda, spesso simbolizzando complessi dilemmi etici e morali legati alla fine della vita. È importante notare che l’accabadora è una figura legata a una specifica tradizione storica e geografica e non rappresenta una pratica accettata o legale in nessun contesto attuale.

L’esistenza storica delle “accabadoras” è oggetto di dibattito tra gli studiosi e le fonti storiche sono limitate. Tuttavia, sembra che in passato, nella regione della Sardegna in Italia, ci fossero donne anziane che avevano un ruolo simile a quello attribuito alle “accabadoras”. Queste donne potevano assistere i morenti e talvolta erano coinvolte nella decisione di porre fine alle sofferenze dei pazienti terminali.

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Tuttavia, è importante sottolineare che il concetto di “accabadora” non era uniforme in tutta la Sardegna, ma variava da regione a regione e da comunità a comunità. In alcune zone, questa figura poteva essere vista come un’assistente compassionevole durante le fasi finali della vita, mentre in altre, l’atto di porre fine alla vita era visto in modo controverso e non era accettato da tutti.

Nel corso del tempo, con l’evoluzione delle norme mediche e legali, questa pratica è stata vietata e considerata un reato in Italia. Attualmente, non esistono figure legali o riconosciute come “accabadoras” in Italia o in altre parti del mondo occidentale. La questione rimane una parte importante della storia e della cultura della Sardegna, ma è stata superata dall’evoluzione delle norme mediche e legali sulla fine della vita.

Accabadora è anche un romanzo ispirato a questa storia, scritto da Michela Murgia.

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