Dov’eri il 12 settembre 2001?

Ieri sui media c’è stato un immenso (quanto prevedibile) proliferare di articoli serializzati, che si sono quasi tutti posti la stessa, fantomatica domanda delle domande: dov’eri l’11 settembre 2001? Il giorno in cui due aerei si schiantavano sulle torri gemelle (e fu solo l’inizio di una giornata terroristica passata alla storia), che cosa succedeva esattamente nelle nostre vite? L’analisi dovrebbe essere molto meno superficiale di quanto imponga quella domanda, perchè avvenne un cambio di paradigma radicale in cui, improvvisamente, non ci sentivamo più invincibili e la morte bussava, per una volta, anche a casa nostra. Chiaro, certamente, io facevo X, il mio amico di scuola era in ufficio, un tizio che ora vi scrive era in casa con altri 8 o 10 studenti universitari (all’epoca non ci ponevamo problemi di distanziamento), senza capire esattamente cosa stesse succedendo.

Fatalizzare

La sera stessa – una nota giornalista italiana annunciava crudamente una “possibile terza guerra mondiale” (cit.), il tutto senza nemmeno aver consultato, temo, l’allora presidente Bush. In effetti certa informazione fatalista, click-baitara e moriremo-tutti non è assolutamente prerogativa della recente pandemia, come alcuni hanno potuto pensare: è un vizio di sempre, orgogliosamente cavalcato dai media (tutti, quasi senza esclusioni) all’occorrenza, molto più radicato nel tempo. Esso, di fatto, non dipende solo da internet come alcuni sociologi e debunker sostengono da tempo (film da rivedere: Sbatti il mostro in prima pagina).

De-evolvere

Ieri abbiamo preferito il silenzio a riguardo di quel giorno, un po’ per scelta di scansare ogni potenziale retorica (che non amiamo, e che troviamo a volte poco rispettosa delle vittime): un po’ perchè non siamo un quotidiano online, e non ambiamo ad esserlo (almeno, ad oggi 12 settembre 2021), un po’ perchè gli spunti interessanti erano altrove (e guai ad accusarci di benaltrismo!). E tu, invece, dov’eri il 12 settembre 2001, il giorno dopo quella tragedia? Proviamo piuttosto a chiederci qualcosa sul dopo, non sul durante (che come abbiamo visto passò sugli schermi dei TG mentre noi, intontiti ed inconsapevoli – come sulle prime della pandemia – ci limitavamo ad ascoltare inebetiti). La domanda giusta è probabilmente cosa abbiamo fatto dopo l’11 settembre 2001, che è senza dubbio una domanda più autentica da porsi. La sconsolante risposta, a ben vedere, è che non abbiamo fatto troppo in termini di ascolto, tolleranza e comprensione verso il prossimo, anzi.

Le canzoni dei DEVO sulla de-evoluzione del genere umano sono diventate da art-rock per gente colta autentiche profezie.

Banalizzare

Sono passati 20 anni dal giorno in cui quegli aerei si schiantarono sugli USA, e quello che ne rimane sembra purtroppo un post banale sulla nostalgia per gli anni 80: cosa facevi nel 1985, una volta le persone erano più genuine, caro lei!, Bim Bum Bam, Italia Uno, il NES, quelle cose lì. Molti di coloro che avevamo vent’anni all’epoca dei fatti e che adesso ostentano una quarantina consapevole quanto, a volte, vagamente deprimente, erano in molti casi coloro che si facevano le domande sbagliate. Generazioni a cui il mondo ha presentato un conto gigantesco, con un clima stravolto, guerre dichiarate quasi ogni anno, dittature che si consolidavano e governi che cadevano come mosche. Non tutti hanno reale consapevolezza, del resto, che in quel giorno il complottismo – una risposta sballata quanto prevedibile al malessere globale, forse – diventò ufficialmente mainstream, uscendo dalle “gabbie” dei forum per svitati o dei libri della casa editrice semi-sconosciuta in cui quelle teorie comparvero.

Negare, negare tutto

La prima lezione, quindi, è che in circostanze estreme la reazione di molti fu semplicemente quella di negare la realtà. È troppo orribile perchè sia successo davvero, e allore daje di teoria del complotto, sono i “poteri forti” che ce lo fanno credere, sveglia!!1, tutto questo mentre nel mondo reale tiranni vari ed eventuali facevano, letteralmente, quello che volevano, dietro il paravento del gombloddo, incredibilmente in grado di auto-screditare ogni forma di dissenso ragionato (il saggio di Wu Ming 1 La Q di Qomplotto è molto illuminante, in tal senso).

Imparare

La seconda lezione paradossale, che ci arriva da quella data cristallizzata nella storia, è che i morti non insegnano mai nulla: non lo hanno fatto le vittime dell’11 settembre (che all’epoca qualcuno montò la bufala che fossero attori, e che le loro morti fossero fake), non lo hanno fatto in tempi recenti le vittime della pandemia messe nei camion usati a Bergamo (la reazione scomposta di alcuni, anche allora, fu che si trattava di una montatura che avevano, a nostro avviso poco rispettosamente quanto presuntuosamente, svelato loro, senza l’aiuto di nessuno).

Disumanizzare

Da allora, e forse anche da prima, siamo rimasti i soliti ignavi, mediamente egoisti e profeti dello scansàmose, che fin quando non tocca a noi chissenefrega, signora mia. Molti, con gli anni, hanno finito per cannibalizzare non solo complottismo ma anche un malinteso e sballato anarchismo individualista, lanciando filippiche senza capo nè coda sui social e minacciando di arrivare alle armi chiunque osasse contraddire. Anarchia non vuol dire bombe, suggeriva la Ballata per l’anarchico Pinelli, ma per alcuni, oggi (e a cominciare dall’11 settembre, a ben vedere) anarchia significherebbe guardarsi i fatti propri, e chi s’è visto. Anarchia, per inciso, in un ‘accezione più umana (e forse da recuperare in extremis) vorrebbe dire uguaglianza nella libertá, per quanto possa suonare fuori tempo massimo evocarla. Dove è finita l’umanità, a questo punto (la domanda ha almeno due significati differenti, entrambi leciti, su cui dovremmo indagare)?

Sognare

I morti restano lì, immobili & silenti, tagliando ogni rapporto con noi e ciò che facciamo, al massimo comparendo in qualche sogno weird che poi dimentichiamo o analizziamo con gli occhi gelidi dello scetticismo. Ed è incredibile quanto certo scetticismo in senso lato – anche qui profondamente malinteso, se si pensa che certi “scettici dei vaccini” (neologismo fin troppo gentile), ad esempio, poi magari credono ai tarocchi –  sia diventato popolare al giorno d’oggi. Tanto più che certe attuali frange no-vax si ritengono – per noi a torto, o troppo generosamente – “libertarie“, fondamentalmente anarchico-individualiste (rabbrividiamo), anti-sistemiche – Bakunin, scansate, è un ordine.

Non sentirsi in grado

Riscrivete pure i libri sull’anarchismo, perchè questo ci impone la post verità. A me sembra innegabile che quelle frange siano, in definitiva, idealmente figlie o nipoti del complottismo ereditato dall’11 settembre, che è stato certamente meno popolare di quello dei microchip nei vaccini ma solo perchè, probabilmente, 1) non riguardava, almeno in quel momento, noi europei (che in fatto di egoismo, modestamente) 2) all’epoca non c’era modo di scrivere scemenze nelle bacheche altrui se non imbrattando i muri delle nostre case.

Rimane l’incapacità umana di affrontare situazioni difficili e profondamente impreviste senza degenerar: e quella, dopo 20 anni, è riuscita a produrre cellulari iper tecnologici, ma non sembra aver prodotto la sufficente evoluzione mentale.

Redazione

Articolo a cura di LeUltime.info.

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