Tre distorsioni cognitive a cui siamo soggetti senza saperlo: gap empatico, priming e influenza continua

Per quanto molti di noi si reputino individui consapevoli e razionali, affidiamo molte delle nostre scelte e decisioni ad aspetti profondamente irrazionali. Lo facciamo senza rendercene conto, rinunciando così a molte opportunità e rifugiandoci nell’evitamento, nel rinvio continuo delle scelte e così via. Ci sono tre bias cognitivi che, a questo punto, potrebbero dirci qualcosa in più a riguardo di questi singolari aspetti delle nostre vite.

Effetto priming

L’effetto priming è parecchio più comune di quello che si possa pensare, e come vari bias cognitivi si innesca spesso senza che ce ne rendiamo conto. Si tratta di un’esposizione ad uno stimolo che finisce per influenzare stimoli successivi, spesso senza che esista un legame logico o concettuale tra le varie associazioni. Il priming può essere di vari tipi, ad esempio positivo (amplifica in positivo una sensazione o uno stato d’animo), negativo (la riduce), ma anche associativo, semantico e di ripetizione (in questo caso tendiamo a rendere più plausibile un qualcosa che abbiamo sentito più volte): in molti casi può portare a valutazioni irrazionali e poco logiche che, per qualche strano motivo, ci “convincono” lo stesso.

Un esempio di priming potrebbe essere, classicamente, la sensazione che una bella giornata induca, nel nostro animo, la nuova sensazione che tutto andrà per il verso giusto. Il priming assume un ruolo fondamentale, ad esempio, nella costruzione di stereotipi nella nostra mente, spesso ingiustificati quanto credibili per la nostra mente. Gli stimoli soggetti al priming possono essere uditivi, ambientali o di parola, e si traducono in altrettante varie sfumature del medesimo concetto.

Qualsiasi cosa vediamo o avvertiamo nella vita di ogni giorno è potenzialmente soggetta a tale effetto.

Continued influence effect, ovvero l’Effetto dell’influenza continua

Questo effetto viene molto sfruttato in certo tipo di marketing poco etico, e consiste nel fatto che le persone continuano a essere influenzate nelle proprie decisioni da informazioni false (fake news) anche se sanno che lo sono.

Tale fenomeno è noto come continued influence effect, ed è stato oggetto di un articolo scientifico molto citato: l’effetto di influenza continua si riferisce al fatto che le persone continuano a fare affidamento sulla disinformazione nel loro ragionamento, anche se l’informazione in questione è stata ritrattata (cosa che avviene in molti studi poi abbandonati, perchè la scienza funziona così e non è infallibile).

Di fatto ciò spiega la persistenza e la ciclicità con cui le fake news si ripresentano e rimangono, soprattutto, impresse nella memoria anche se sono provatamente false. Il meccanismo scoperto spiega anche perchè molte bufale pubblicate da quotidiani famosi vengono credute, almeno in parte: conta l’affidabilità della fonte, non la sua effettiva competenza, motivo per cui un giornale generalista potrebbe essere tendenzialmente più credibile nella trattazione di potenziali fake news di quanto non lo sia, ad esempio, una rivista specializzata.

Empathy gap, il Bias del gap empatico

Questo terzo bias cognitivo tende a farci sottostimare il livello di influenza degli impulsi istintivi o emotivi (rabbia, desiderio sessuale, ecc.) sui nostri comportamenti, rendendo così particolarmente difficile capire o prevedere le reali emozioni di un interlocutore. Tale effetto è noto in psicologia come empathy gap, e descrive la nostra tendenza a sottovalutare l’influenza degli stati mentali sul comportamento umano.

Immagina di essere un fumatore che sta cercando di smettere da tempo: subito dopo aver fumato una sigaretta, dice a se stesso che sarà l’ultima. Smettere può sembrare facile in quel momento, perché hai appena ottenuto una soluzione molto a ridosso del problema evidenziato. La tua fiducia deriva dal tuo attuale stato a livello inconscio, che è calmo e razionale (probabilmente per via dell’effetto indotto dall’aver soddisfatto un vizio). Quello che non riesci a capire è che in seguito, quando ti trovi in uno stato viscerale diverso e intensificato, non sarai necessariamente in grado di agire allo stesso modo o prendere le stesse decisioni. Questa situazione tipica descrive l’empathy gap, il cosiddetto divario empatico, che è caratterizzato dalla nostra tendenza a sottovalutare il ruolo che i diversi stati mentali ed emozioni hanno sul nostro comportamento.

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