Capire, dimensionare e non farsi sopraffare dalle aspettative

Siamo tutti, chi più chi meno, ricchi e carichi di aspettative per il futuro, per quanto da qualche tempo abbiamo dovuto, un po’ tutti, dare nuovo significato a questo termine. La parola aspettativa del resto possiede diversi significati, ovviamente, ma per quello che ci interessa è una sorta di “previsione” di quello che succederà in un contesto incerto: nello specifico, è come una sorta di proiezione su ciò che ci aspettiamo che gli altri facciano. Se siamo troppo ottimismi, rischiamo di riporre eccessiva fiducia negli altri; se invece siamo troppo pessimisti rischiamo di attivare circoli viziosi o classiche profezie auto-avveranti.

Insomma, questo è un bel problema ma di fatto le aspettative non sono eliminabili: fanno parte della nostra vita, che ci piaccia o meno. E allora come facciamo non ad eliminarle, bensì a gestirle?

Pensiamo ad una coppia in relazione da tempo, in crisi per vari motivi: se in una relazione mi metto “in attesa”, potrebbe capitare che quasi mi aspetto che l’altro capisca “telepaticamente” quelli che sono i miei bisogni. In questa veste avviene un atteggiamento di mera passività, per cui si tende a trovare a volte giustificazioni (della serie “aspetto che l’altro capisco, che le cose cambino naturalmente“); ma a quel punto il partner e anche tutti gli altri saranno sempre e comunque sbagliati, non ci “capiranno” mai.

Questo dipende, in molti casi, da ciò che noi non facciamo (pecchiamo di spirito d’iniziativa, ad esempio) ma anche da ciò da cui sono “presi” gli altri, secondo la suggestiva idea della “mappa delle emorroidi” raccontata nel podcast Le aspettative (Lebasi). Vi invito ad ascoltarlo, per inciso, per avere un’idea di quello di cui si discute dal punto di vista degli “addetti ai lavori” nel campo psicologico.

In definitiva: le aspettative non devono interferire troppo con il nostro stile di vita, e sarebbe sempre meglio seguire e costruire la nostra personale scala di valore, invece di aspettarci cose dagli altri o attribuire loro essenza salvifica.

Nel caso in cui si parli di aspettative verso una persona X, pertanto, siamo spesso abituati ad aspettarci passivamente che si comporti, dica o reagisca come piacerebbe a noi, secondo uno schema nostro. Ma ogni persona è diversa dalle altre, per cui non è ragionevole pensare che lo faccia magari solo perchè ci è simpatico o siamo attratti da lui.

Applichiamo passivamente uno schema, dicevamo, uno schema che (per quanto sia realistico, possibile e a volte anche bello, un po’ come i sogni) rimane il più delle volte – come se non bastasse – confinato anche nella nostra mente, quasi l’altro fosse telepatico, quando in alcuni casi basterebbe provare ad esplicitare cosa abbiamo in mente e condividerlo con lui. Nella scala dell’irrazionalità avere aspettative eccessive è stato trattato anche da Sutherland nel suo saggio, che tutti coloro che vogliono capire meglio queste cose dovrebbero leggere.

Avere aspettative non ci rende “malati“, ovviamente, ma è chiaramente una cosa normale, da saper gestire. Foto di Free-Photos da Pixabay