Oggi la blogger Giulia Quaranta Provenzano ci propone l’intervista allo psichiatra Giacinto Buscaglia, del quale è possibile visionare il profilo Instagram cliccando su https://instagram.com/inobusca?igshid=MzRlODBiNWFlZA==         

Buongiorno! Le domando subito qual é il motore interiore, quel qualcosa e forse anche quel qualcuno, che l’ha portata ad intraprendere il suo viaggio nella scrittura? “Buongiorno Giulia, i motori che hanno fatto sì che intraprendessi il mio viaggio nella scrittura sono tanti e tutti importanti… il primo è la passione per la lettura, che nell’adolescenza mi ha portato ad appassionarmi ai grandi classici dell’Ottocento (agli autori russi, francesi e italiani). Mio padre scrisse un diario pressoché giornaliero degli anni della guerra (era tenente durante la IIa Guerra Mondiale) e successivamente un diario che mescolava, in modo affascinante, la sua storia e quella della nostra famiglia con gli avvenimenti che accadevano nel mondo. L’ultimo impulso è infine venuto dalla mia professione di psichiatra e dalla necessità di recuperare, attraverso la scrittura, la storia delle persone che la medicina moderna ha pressoché ignorato negli ultimi tempi”.

A cosa, forse, negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, immaginava di dedicarsi una volta divenuto adulto? “Terminato il liceo, avrei voluto percorrere l’iter per diventare giornalista tant’è che stavo per iscrivermi all’allora appena nata facoltà di giornalismo ad Urbino… ma ho poi deciso di frequentare la facoltà di medicina e di divenire uno psichiatra”.

Che cosa rappresenta per lei la scrittura e l’arte più in generale e quale ritiene che sia il loro principale pregio e potere? “L’arte e la scrittura sono, a mio avviso, tra le espressioni più alte della creatività dell’essere umano…in questo momento storico, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale – che, per certi versi, riesce ad imitarle – rappresenta un pericolo e una messa in discussione di alcune prerogative che si pensava che fossero appannaggio esclusivamente dell’uomo”.

Ci racconta quando e perché ha deciso di scrivere, assieme a Massimo Schiavon, il libro “Lumecam” e che cosa l’ha invogliata a volerlo poi pubblicare? “Il libro LUMECAN – il cui editore è Araba Fenice, in commercio da novembre 2021, pagg. 128 – nasce dalla necessità di celebrare la mia terra, la Liguria, che amo visceralmente. Il progetto si è originato dalla collaborazione con un cantautore e amico, Massimo Schiavon, che condivide con me l’amore tanto profondo per la sopracitata regione italiana. Entrambi avevamo già prodotto opere incentrate sulle atmosfere del Mediterraneo e della Liguria… e proprio LUMECAN costituisce il punto di arrivo dei nostri due percorsi, che sono confluiti appunto in tale suddetto progetto comune”.     

C’è una riflessione o uno spunto di riflessione, un’informazione, messaggio che vorrebbe che non passasse inosservato ai lettori? “Mi piacerebbe che i lettori cogliessero che LUMECAN, che ha un risvolto fantasy, in realtà è un romanzo di formazione… è cioè il racconto della crescita psicologica ed emotiva di una ragazza tormentata, che diventa grande in un’estate magica e ciò attraverso il rapporto con il nonno e la riscoperta di un’infanzia che aveva dimenticato”.

Infine condivide con noi quali sono i suoi prossimi progetti sia a stretto giro che a più lunga gettata? “Da qualche mese ho pubblicato un libro, scritto insieme alla mia collega psichiatra Franca Pezzoni, dal titolo CIM – CENTO IMPERFETTI MONDI. Esso consta di cento microstorie, che hanno l’ambizione di comporre un affresco dei servizi psichiatrici territoriali che ci hanno visto ivi lavorare durante tutti gli anni del nostro percorso professionale. È, questo, un libro di cui sono molto fiero e che sta raccogliendo lusinghieri apprezzamenti ma è comunque in cantiere altresì un altrettanto ambizioso romanzo distopico… tuttavia è presto per rivelare contenuti e tematiche”.

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