Perchè il venerdì 17 porta male (soltanto in Italia)

Oggi è venerdì 17 dicembre 2021, una giornata che gli scaramantici non vedono granchè di buon occhio. Si ritiene infatti che questo sia un giorno molto sfortunato, in cui potrebbe succedere qualche disgrazia, uno sciopero (nella migliore delle ipotesi) o anche peggio. Meglio non fare nulla, allora? Non lavorare, non uscire di casa, non viaggiare, non prendere iniziative? Sono tanti gli italiani superstiziosi e, a ben vedere, ognuno ha le proprie credenze sedimentate quanto irrazionali: in Inghilterra, ad esempio, temono il venerdì 13, tant’è che l’horror parodistico Shriek If You Know What I Did Last Friday the Thirteenth (con riferimento a quest’ultima data) è stato tradotto in italiano come Shriek – Hai impegni per venerdì 17?.

Il motivo principale per cui il venerdì 17 fa paura è legato ad una sorta di “associazione” considerata nefasta: quella tra il venerdì (Santo), data della morte di Gesù, con il 17, ovvero la eptacaidecafobia, la paura del 17. Ad analizzarlo freddamente, il 17 è solo un numero dispari, oltre che essere un numero primo, ottenibile come come dei primi quattro numeri con questa proprietà: 17 = 2 + 3 + 5 + 7, esprimibile peraltro come numero di Layland (cioè come somma del tipo xy + yx: andando a fare due conti rapidi, i valori della soluzione sono pari a x=2 e y=3, per cui 32 + 23 = 17).

Sul venerdì, invece, un famoso detto popolare afferma che Né di venere, né di marte non si sposa né si parte, né si dà principio all’arte, come a dire: meglio non iniziare nulla, di venerdì. Anche il significato del 13 ha un senso negativo legato, a ben vedere, alla Cabala ebraica, al fatto che sia associato ad un numero legato alla morte (il montone sacrificato a Dio da Isacco). Nel cristianesimo, 13 sono gli Apostoli che tradirono Cristo, il quale venne crocifisso un venerdì 13 mentre l’Anticristo appare – indovina un po’ – nel capitolo 13 della Bibbia.

Il “povero” 17 veniva disprezzato addirittura dai pitagorici, proprio perchè si trovava tra due prodotti perfetti (4×4 = 16 e 3×6 = 18), mentre nella smorfia napoletana il 17 è semplicemente “a disgrazia“. Un vecchio articolo di un noto quotidiano online, diffusissimo anche oggi, la prendeva con relativa leggerezza: “perché ironizzare” si scriveva “su questi pregiudizi tutto sommato innocui? Chi non ha le sue superstizioni?“. Chiunque tifi per una squadra di calcio ha i propri riti “propiziatori”, del resto, derivanti a volte da un retaggio del cosiddetto pensiero magico. Ognuno di noi potrebbe trovare motivazioni “valide” a questa paura, del resto, che andrebbe confinata nel retaggio delle credenze e forse, ci permettiamo di aggiungere, andrebbe visto con maggiore distacco.

Anche perchè se resta vero che la scienza non può (nè forse deve, come avrebbe scritto H. P. Lovecraft) sapere tutto, è altrettanto vero che le superstizioni sono tutt’altro che innocue, dato che possono condizionare il nostro comportamento e la nostra vita. Oggi è anche la giornata anti-superstizione promossa dal Cicap, ad esempio, e bisognerebbe ricordare che chi “crede” a queste cose tende a modificare il proprio comportamento, provocando la pluri-citata profezia che si autoavvera, o meglio: a volte potrebbe essere la propria stessa causa di ciò che andrà storto. Se viviamo nella paura che qualcosa vada storto, in sostanza, qualcosa di sgradevole succederà (forse), proprio perchè siamo maldisposti nei confronti della giornata e non si tratta certo di presupposti ideali. E anche il povero gatto nero, ad esempio, potrebbe essere rivalutato da qualche “gattaro” un po’ più flessibile mentalmente.