Cosa sono e come funzionano i 12 archetipi junghiani

Se sei incuriosito dal voler sapere quali siano, cosa rappresentino e a cosa servano davvero i famosi dodici archetipi di Jung, sei arrivato nel posto giusto: abbiamo fatto una piccola ricerca in merito per provare a fare chiarezza. Seguici, mettiti comodo e scoprirai come vengono applicati alla psiche umana, alla comunicazione, al marketing e addirittura ai segni zodiacali.

Cosa sono gli archetipi di Jung

Gli archetipi, secondo Jung, cercano l’attualizzazione nel contesto dell’ambiente di un individuo e determinano il grado di individuazione. Ad esempio, l’archetipo materno si attualizza nella mente del bambino evocando anticipazioni innate dell’archetipo materno quando il bambino si trova in prossimità di una figura materna che corrisponde abbastanza da vicino al suo modello archetipico. Questo archetipo materno è costruito nell’inconscio personale del bambino come complesso materno. I complessi sono unità funzionali dell’inconscio personale, così come gli archetipi sono unità dell’inconscio collettivo.

Archetipi di Jung nel cinema

L’archetipo – per definizione modello, primo esemplare di qualcosa – è una parola utilizzata in vari contesti – quanto abusata, alla prova dei fatti, in diversi ambiti: ivi incluso quello del marketing, dove gli archetipi junghiani sono frutto di un contesto narrativo specifico (cosiddetto storytelling) che aiuterebbe a comprendere i profili dei potenziali clienti e trattare, con modalità spesso rivedibili o discutibili (caso tipico di tutte scienze umane e non solo, a ben vedere) la brand identity. Di per sè, stando alla definizione originale, gli archetipi rappresentano un processo psichico fondante, caratteristico di ogni cultura umana secondo Carl Gustav Jung, legato in molti casi al cosiddetto inconscio collettivo e alla psicologia di massa. I dodici archetipi ideati dallo psichiatra, di fatto, sono stati anche alla base di vari personaggi cinematografici, che ne rappresentano ognuno un tratto ben diverso, ognuno dei quali possiede un lato ombra ed un lato luce. Nel film di culto degli anni 60 Il buio oltre la siepe di Harper Lee, ad esempio, il personaggio di Atticus Finch corrisponde a ben tre archetipi junghiani (l’Eroe, l’Idealista e il Padre), ed è considerato anche per questo uno dei più grandi personaggi mai ideati.

Archetipi di Jung: cosa NON sono

Gli archetipi junghiani, in altri termini, non sono modelli di funzionamento psichico tali da essere attribuiti alle singole persone, e bisogna fare attenzione a non considerarli mai così. Della serie: non dovremmo mai dire o pensare che ho un amico che è un po’ Orfano, mia madre è un Angelo custode e così via. Troppo semplicistico, troppo irrispettoso delle complessità caratteriali di ogni essere umano e dei traumi inconsci che potrebbero accompagnarli. In realtà ogni persona attraversa in una singola giornata più fasi e più archetipi diversi: se vediamo un’ingiustizia palese diventiamo Guerriero, ad esempio, per poi cercare una soluzione al problema e cerchi di eliminarlo (Distruttore), e così via. In effetti Jung era uno psichiatra e intendeva che gli archetipi fossero uno strumento in psichiatria, per comprendere meglio le persone e le loro pulsioni. Al tempo stesso, nella psicologia moderna, gli archetipi hanno visto una scarsa diffusione all’interno della disciplina e pochi, quasi nessuno, tra gli psicologi moderni li considerano davvero rilevanti, se non per motivi prettamente storici. Tuttavia esercitano un fascino notevole in vari ambiti, dai circoli letterari a quelli simil-esoterici, e vale la pena elencarli uno per uno, a questo punto. I seguaci più inclini alla spiritualità vedono da sempre, ad esempio, in tali archetipi un riflesso di profonde verità metafisiche interculturali.

Per quanto bistrattato da molti colleghi odierni, le teorie di Jung hanno punti in comune con quanto espresso da Jacques Lacan, ad esempio. Lacan è infatti andato oltre l’affermazione che l’inconscio presenterebbe una struttura che giace al di sotto del mondo cosciente; l’inconscio stesso è strutturato, secondo la sua celebre definizione, come un linguaggio. Ciò suggerirebbe certi parallelismi con la teoria degli archetipi di Jung, per quanto formulati in maniera più complessa ed elaborata. La teoria sull’ordine simbolico di Lacan non è troppo differente dalla teoria archetipica: l’ordine simbolico, infatti, modellerebbe i contenuti dell’immaginario nello stesso modo in cui le strutture archetipiche predispongono gli esseri umani a certi tipi di esperienza.

Definizione tecnica di archetipo junghiano

Gli archetipi junghiani – detti anche immagini archetipiche – sono definiti come simboli, astrazioni, immagini universali o primordiali che derivano dall’inconscio collettivo, proprio come proposto da Carl Jung. In qualche modo essi rappresentano la controparte psichica dell’istinto umano, e la loro conoscenza rappresenta una sorta di conoscenza innata, aspecifica, derivata dalla somma totale della storia umana, che prefigura e dirige il comportamento cosciente. Una teoria affascinante, senza dubbio, quanto probabilmente poco formale e poco “scientifica” nel senso stretto del termine.

Si tratta in altri termini di forme culturali di base, probabilmente simili ai meme dell’antropologia ma forse anche alle carte dei tarocchi, da cui emergono immagini e motivi ricorrenti: l’immagine della madre, il bambino, l’imbroglione e così via. La storia, la cultura e il contesto personale modellano queste rappresentazioni manifeste conferendo loro il loro contenuto specifico.

Lista degli archetipi di Jung

Vediamo la lista completa dei 12 archetipi junghiani, quanotmen nella nostra interpretazione modernizzata e del tutto personale.

L’Innocente

Positivista, tendenzialmente sempre felice e soddisfatto: il suo lato oscuro sta nel fatto che non sempre ha contatto con la realtà, specie se dura o inconcepibile, e arriva a degenerare, secondo noi, nel negazionismo.

L’Orfano

Tipico dei solitari, o almeno di alcuni degli stessi, vivono di luce altrui alla perenne ricerca di attenzioni, che cercano di elemosinare dal prossimo con frenesia.

Il Guerriero

Sempre in battaglia contro qualcuno o qualcosa, ma alla prova dei fatti per cosa sta davvero combattendo? Figura eroica quanto, nei tempi in cui viviamo, da rivalutare con attenzione.

L’Angelo Custode

Il suo scopo nella vita è quello di proteggere gli altri, a prescindere da tutto; anche a costo di causare il problema, a volte, o di non volerlo realmente risolvere pur di rimanere confinato nel proprio ruolo salvifico.

L’Amante

Edonistico, ama la vita all’estremo e vuole portare bene agli altri; di contro, rischia di essere egotista e narcisistico.

Il Cercatore

Rappresenta la voglia di cambiare e di cercare qualcosa di nuovo, il rischio in questi casi è il suo lato oscuro, che lo porta ad essere insoddisfatto per definizione.

Il Distruttore

Si manifesta quando la situazione è poco favorevole o addirittura catastrofica, denotando una sorta di nichilismo di fondo.

Il Creatore

È un profilo tipico di certi imprenditori o aspiranti tali, ma ovviamente non sempre farà i conti con la realtà delle cose.

Il Sovrano

Maestoso e imponente, d’altro canto è talmente ubriaco di questo desiderio che potrebbe farsi fuorviare dall’idea, errata, di voler controllare tutto.

Il Mago

Il mago ambisce al potere-tutto, ed è affascinato dall’idea di poterlo ottenere per fare ciò che più desidera.

Il Saggio

Attinge essenzialmente al lato della conoscenza, ed è in genere caratterizzato da prudenza, saggezza, concretezza nelle cose.

Il Folle

Figura molto affascinante perchè da un lato sembra un grado di ironizzare su qualsiasi problema, è consapevole che per certe cose non esiste una vera soluzione alla portata di chiunque. Il suo lato ombra risulterebbe, a questo punto, in una sua potenziale scarsa adesione al sistema sociale, nel suo rasentare un comportamento antisociale in qualche modo pensa che tutto sia consentito.

Foto di copertina: Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1224566