Ecco perché insetti commestibili sono il futuro dell’alimentazione umana

Da qualche tempo si sente parlare in tv e sui giornali di insetti commestibili, soprattutto quando si parla di problemi dovuti alla mancanza di cibo per la crisi climatica e per l’aumento della popolazione sul pianeta. A questo punto ci viene da chiedere: perché gli insetti commestibili sono il futuro dell’alimentazione?

Partiamo subito da un presupposto: non tutti gli insetti sono commestibili, se ne contano attualmente un milione di specie diverse una dall’altra che nel corso del tempo sono state studiate sotto questo aspetto. Anche se inconsapevolmente nella nostra dieta quotidiana assumiamo delle dosi di cibo proveniente anche indirettamente da insetti.

Siamo stati abituati a pensare che solo alcune popolazioni (più o meno povere e disagiate, ma attenzione, si parla di quasi due miliardi di persone) sparse qua e là per il pianeta facciano uso di insetti nella loro alimentazione quotidiana. Ma queste semplici abitudini alimentari rimandano anche al fatto che la catena alimentare cosiddetta “mediterranea” possa far rientrare in alcuni processi di produzione ad esempio di farine, pasta, pomodori, cereali anche derivati da insetti.

Perfino nei dolci potremmo trovarne traccia visto che ad esempio alcuni coloranti naturali contengono estratti di insetti. Si stima insomma che almeno mezzo chilo di insetti all’anno inconsapevolmente nutrono ogni persona che vive sulla terra.

Da questo presupposto iniziamo a dare uno sguardo al futuro dell’alimentazione; attualmente la popolazione mondiale è arrivata a 8 miliardi di persone, la Pandemia dovuta al Covid 19 ha rallentato l’aumento globale ma secondo gli scienziati, entro il 2050 dovremmo arrivare a ben 10 miliardi di persone. Tutto questo significa che la produzione mondiale di cibo, già adesso in grossa difficoltà, deve aumentare notevolmente. E in tutto ciò bisogna anche considerare l’orientamento verso un mondo più sostenibile, soprattutto per l’inquinamento che le industrie alimentari producono per realizzare il cibo che va in tavola quotidianamente.

Ecco perché in questa situazione problematica attuale ma soprattutto futura, gli insetti commestibili rappresentano decisamente il futuro dell’alimentazione. Oltretutto la maggior parte di quelli che possono essere messi in tavola, e dei loro derivati, permettono al nostro organismo di ottenere una dietra varia ed equilibrata, soprattutto se si pensa che gli insetti andrebbero a sostituire (in parte ovviamente) il normale fabbisogno proteico che attualmente è saziato dalla carne che vede una richiesta abnorme di circa ottanta – cento chili a persona all’anno (gli Stati Uniti sono al primo posto in questa classifica).

Ad oggi sappiamo che un regolamento europeo del 2015 ha inserito gli insetti come “cibo nuovo”, dando il via alla commercializzazione però solo di alcuni derivati (la tarma della farina). Nel 2021 ci sono state altre note positive soprattutto in considerazione dell’evoluzione in paesi come Cina e Indonesia (lì il mercato alimentare degli insetti è già importante) anche della modalità di allevamenti di particolari specie commestibili, in ambienti controllati e monitorati, che hanno permesso di ottenere risultati molto positivi nel campo della sicurezza da contaminazione (una delle maggiori preoccupazioni dei consumatori, infatti, è soprattutto quella che gli insetti potrebbero trasportare germi, batteri e malattie, siamo reduci infatti da una pandemia che ha cambiato e non poco la nostra vita). Il 2023 potrebbe essere l’anno della svolta.

Sfatando dunque miti e stereotipi, l’alimentazione del futuro si baserà sugli insetti commestibili, sarà soltanto questione di tempo. Non ci resta che aspettare e prepararci a questo interessante cambiamento.